Come va l’efficienza energetica in Italia? Un report dell’Enea

Presentato oggi il primo “Rapporto sull’Efficienza Energetica" dell'ENEA. Mostra a che punto è il paese in termini di risparmio energetico e indica quali sono state le misure più effici nel promuoverlo. Un strumento di monitoraggio e valutazione per sfruttare al meglio la più conveniente delle strategie energetiche.

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L’Italia in quanto a efficienza energetica sta superando ampiamente gli obiettivi che si era posta, complice la crisi e merito di alcuni incentivi che hanno funzionato bene, come le detrazioni 55%. Ma resta molto da fare per attingere a questo notevole giacimento di energia, tra tutti il più conveniente. Ad esempio manca ancora un orizzonte stabile per i meccanismi di supporto, con le detrazioni fiscali prorogate momentaneamente per un anno e i decreti attuativi prevista dal decreto legislativo 28 che ancora si fanno attendere.

Se ne è parlato questa mattina alla presentazione del primo “Rapporto sull’Efficienza Energetica” dell’ ENEA (vedi allegati).  L’Italia è andata ben oltre l’obiettivo che si era data con il Piano per l’efficienza energetica (PAEE) del 2007: lì si fissava per il 2010 l’obiettivo di un risparmio energetico annuale di 35.658 GWh; ma il report mostra che ad oggi si è arrivati a ridurre i consumi di 47.711 GWh.

Con ogni probabilità si supererà anche l’obiettivo per il 2016, ma non è proprio il caso di adagiarsi sugli allori. L’Italia è sempre stata un paese relativamente virtuoso, ma l’andamento dell’intensità energetica, il rapporto tra ricchezza prodotta (Pil) e consumi energetici, non è poi migliorato così tanto negli ultimi 20 anni (vedi grafico).

Se si vogliono raggiungere gli obiettivi del 2020 e rispettare la roadmap europea per ridurre le emissioni dell’80% al 2050, ha sottolineato il commissario Enea, Gianni Lelli, presentando il documento, gli obiettivi vanno rivisti al rialzo e va adottato un approccio sistemico per promuovere l’efficienza nel modo più efficace possibile.

Proprio a questo serve il documento, “strumento di monitoraggio e valutazione a supporto delle politiche energetiche nazionali”. Il Rapporto fornisce il quadro complessivo delle politiche e delle misure per l’efficienza energetica, ne valuta l’efficacia e i risultati ottenuti. E, soprattutto, mostra quali hanno avuto il miglior rapporto in termini di costi e benefici.

Più delle parole parlano i grafici del rapporto. Questo qui sotto mostra l’efficacia dei diversi strumenti: gli standard minimi di prestazioni energetiche negli edifici (D.lgs 192/95), le detrazioni fiscali del 55%, i certificati bianchi (TEE) e gli incentivi per l’acquisto di auto meno inquinanti.

L’efficacia è espressa in percentuale rispetto agli obiettivi del PAEE 2007, la somma è superiore al 100% perchè l’obiettivo è stato superato dalla realtà dei dati

Come si vede, obblighi in edilizia e certificati bianchi (TEE) hanno portato più risparmio. Ma è interessante anche guardare quali tra queste misure hanno tagliato di più i consumi in rapporto all’investimento: le detrazioni del 55% sono costate 10 centesimi di euro per ogni kWh che hanno fatto risparmiare; ma se si considera solo l’investimento pubblico il conto scende a 5 centesimi. Ancora più convenienti per lo Stato i certificati bianchi: ogni kWh risparmiato costa solo 0,12 centesimi di euro. Cattivo affare invece gli incentivi per l’auto: 80 centesimi per ogni kWh risparmiato, di cui 10 a carico dello Stato.

Se si considerassero poi i benefici per il ‘sistema paese’, dall’occupazione all’emersione fiscale, passando ovviamente per risparmio e costi ambientali evitati, i bilanci sarebbero ancora diversi. Questo conto, particolarmente complesso, nel rapporto non c’è, ma, nel presentarlo,  Pino Romani dell’Enea ha ricordato uno studio realizzato per conto del ministero dell’Ambiente tedesco a ottobre 2011 secondo il quale ogni euro investito in efficienza energetica ne frutterebbe 4-5 per il sistema paese“.

Che l’efficienza energetica convenga è risaputo. E la cosa, hanno ricordato diversi interventi nel corso del convegno, è tanto più vera per l’Italia, che dipende dall’estero per l’85% del proprio fabbisogno energetico e che ha realtà imprenditoriali e industriali che potrebbero fare molto nel campo dell’efficienza (mentre in ampi settori delle rinnovabili sono gli stranieri ad avere il predominio).

Per attingere pienamente alla risorsa efficienza, però, restano diversi ostacoli da superare, procedure da semplificare e un sistema di supporto organico e stabile da definire. “Ma lo Stato, che ha ingenti entrate dalle accise sui prodotti energetici ed è azionista delle maggiori compagnie del settore, riuscirà mai a fare una politica efficace in materia?” E’ la domanda provocatoria del moderatore della tavola rotonda, Maurizio Melis, seguita alla presentazione. Una risposta chiara non è arrivata, ma la buona notiza è che, a dire di Tullio Fanelli, neo sottosegretario all’Ambiente (ed ex Enea ed Autorità), il clima politico è cambiato e si è più pronti a recepire le indicazioni di enti come l’Enea.

Un esempio lo riferisce, anticipando una possibile buona notizia: gli enti locali, i cui bilanci spesso disastrati beneficerebbero non poco da interventi di efficientamento energetico, spesso non riescono ad investire perché bloccati dal patto di stabilità, la sua proposta è una legge che consenta loro di usare anche le risorse previste dalla spesa corrente per questi interventi. Resta da vedere se il rigorismo della restante parte del governo gli permetterà di mettere in pratica questa soluzione.

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