Quel lato oscuro delle produzioni fotovoltaiche

Una dura protesta della popolazione della provincia cinese dello Zheijiang residente presso uno stabilimento della Jinko Solar che produce moduli fotovoltaici. Si parla di sversamento in un fiume di inquinanti altamente tossici con conseguenze per gli abitanti. La società, quotata alla Borsa di New York, si è scusata e intende ora ripulire l'area.

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In Cina nei giorni scorsi c’è stata una dura e prolungata protesta di molti cittadini per l’inquinamento di un fiume provocato molto probabilmente da uno stabilimento di produzione di moduli fotovoltaici di Haining, nella provincia dello Zheijiang. La contestazione ha costretto alla chiusura della struttura produttiva. La società coinvolta, la Jinko Solar Holding Co., quotata in Borsa al New York Stock Exchange e proprietaria dello stabilimento, in un suo comunicato si è scusata per quanto accaduto e ha detto che farà il necessario per ripulire l’area inquinata.


Alcuni cittadini hanno affermato che nell’area presso la fabbrica si registrava da tempo un aumento dei casi di cancro e di leucemia. Altri hanno denunciato che i contenuti dello sversamento fossero rifiuti tossici ad alto contenuto di fluoro, con una conseguente moria di pesci e di altri animali. Secondo alcuni primi test sembrerebbe che gli inquinanti siano defluiti nel fiume per difetti nel sito di stoccaggio dei rifiuti della lavorazione. Numerosi cittadini, che avevano assediato la fabbrica e fatto anche irruzione nell’edificio, sono stati arrestati dalla polizia.


L’episodio è stato segnalato anche dal settimanale cinese Economic Observer che già alcuni anni prima aveva parlato di proteste contro un impianto di produzione di moduli al silicio proprio a Haining. Va anche detto che ad aprile, secondo l’ufficio locale per la protezione ambientale, la Jinko non aveva superato i controlli sull’inquinamento.


Bisogna anche dire che sono moltissime le fabbriche cinesi produttrici di celle e moduli, che come sappiamo fanno uso di diversi materiali chimici anche tossici, e di fonti rinnovabili, che rispettano tutti i criteri di sostenibilità ambientale, facendone anche un punto di forza per la competitività internazionale. Tuttavia, spesso diverse produzioni industriali, specialmente tradizionali, ereditano un certo storico lassismo della regolamentazione. Come spiega la testata web, Huffington Post, questa situazione fa emergere sempre di più le reazioni dei cinesi e aumentare la loro coscienza ambientale, ma purtroppo le proteste nelle aree rurali e nelle città più piccole sono spesso ignorate dai media e dalle amministrazioni; c’è più attenzione invece nelle grandi urbane che sembrano influenzare maggiormente i leader politici ai quali si chiede un cambiamento di rotta nella legislazione in questo ambito.


In questo caso specifico la Jinko Solar parla di sfortunato incidente e sembra aver preso molto sul serio la situazione tanto da affidare ad una agenzia super partes di condurre nel dettaglio le indagini sull’accaduto. La Jinko Solar assicura che tutte le sue fabbriche sono attrezzate con macchinari all’avanguardia progettate per il minimo impatto sull’ambiente.


Abbiamo voluto parlare di questo grave incidente, che non sappiamo però quanto pregresso, perché riteniamo che tutte le produzioni della green economy devono assolvere sempre all’obiettivo più alto a loro richiesto, quello di ridurre al minimo l’inquinamento e le emissioni su scala micro e globale; bisognerà sempre essere vigili sugli aspetti ambientali delle produzioni in questo settore, così da far diventare questo un fattore chiave anche al momento della scelta di queste tecnologie da parte di aziende e consumatori, consapevoli comunque che nulla che si genera su questo pianeta sarà mai purtroppo ad impatto zero.

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