Robin Hood Tax, arriva l’intervento Aeeg

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Domani l'Autorità per l'energia elettrica e il gas si riunirà per esaminare alcuni punti della tassa, contenuta nella manovra, che colpirebbe anche le grandi imprese delle rinnovabili. Diversi i punti dubbi, attesa per i primi giorni della prossima settimana una segnalazione Aeeg a Governo e Parlamento.

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Era nata nel 2008 e nelle intenzioni di Tremonti doveva servire a redistribuire i profitti dei grandi del petrolio. Nella manovra anticrisi ferragostana attualmente in discussione viene inasprita, applicata anche a società meno grandi e – soprattutto – estesa anche al mondo delle rinnovabili (andrebbe a gravare su “i (“produzione, trasmissione e dispacciamento, distribuzione o commercializzazione dell’energia elettrica; trasporto o distribuzione di gas naturale”) . Ma la cosiddetta Robin Hood Tax rinnovata sembra avere diversi punti che lasciano perplessa l’Autorità per l’energia, che si riunirà domani per esaminare il testo e farà pervenire un suo parere a Governo e Parlamento entro i primi giorni della settimana prossima, in tempo per eventuali modifiche alla misura contestata.

La nuova Robin Tax – che sta all’art. 7 del decreto anticrisi – sancisce un inasprimento di quattro punti percentuali – da 6,5 a 10,5 – dell’addizionale Ires nel settore energia allargando la platea degli interessati fino a ricomprendere il settore delle fonti rinnovabili e diminuendo da 25 a 10 milioni di euro di fatturato la soglia per la sua applicazione. Dovrebbe essere pagata per i tre periodi di imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2010 (dunque retroattivamente per il 2011). I maggiori oneri per le aziende – che secondo il testo non potranno scaricarli sui consumatori finali – dovrebbero portare allo Stato entrate per 1.800 milioni di euro nel 2012 e 900 milioni di euro per gli anni 2013 e 2014.

La reazione del settore alla misura era stata da subito negativa con un tonfo dei titoli in borsa. Accolta male sia dall’industria tradizionale che dagli operatori delle rinnovabili. L’ultima dichiarazione di Confindustria, giunta poche ore fa, ne chiede l’eliminazione e avverte che la tassa, “rischia di incrementare ulteriormente i costi dell’energia che già pesano enormemente sulla competitività delle imprese italiane”.

Ora contro la Robin Tax potrebbe scendere in campo anche l’Authority che si riunirà domani (venerdì) per esaminare la misura e far avere un parere al Governo e Parlamento nei primi giorni della prossima settimana. Diversi i punti che suscitano dubbi sui quali i membri dell’Aeeg domani potrebbero trovare da ridire. Uno, ha anticipato alla stampa ieri il presidente Guido Bortoni, “sarà certamente il cambiamento della finalità della maggiorazione di imposta, rispetto alla tassa 2008-2011″. La Robin Tax infatti nasce nel 2008 per redistribuire i profitti delle compagnie petrolifere a seguito dei forti rincari dei prezzi degli idrocarburi dell’epoca (petrolio a quasi 150 dollari al barile) mentre ora viene estesa perfino alle rinnovabili e la finalità esplicita è quella di aggiustare i conti pubblici.

“La nuova maggiorazione Ires incide anche sulle attività di rete, le infrastrutture di trasporto e distribuzione energetica che poco hanno a che fare con le dinamiche petrolifere e che sono oggetto di regolazione tariffaria da parte dell’Autorità – ha aggiunto Bortone – regolazione già finalizzata all’incremento dell’efficienza ed alla riduzione dei corrispettivi applicati ai clienti”.

Dunque dalla parole del presidente si intuisce che dall’Authority potrebbero arrivare richieste di cambiamento o eliminazione della tassa. Spiragli per aggiustamenti della norma, riporta la cronaca di Quotidiano Energia, d’altra parte parrebbero esserci, anche se, sempre ieri, il sottosegretario all’Energia, Stefano Saglia, avrebbe lasciato intendere che la strada delle modifiche è “tutta in salita”. Tra gli aggiustamenti richiesti –  anche dalle file della maggioranza  – escludere dall’incremento dell’Ires le società delle rinnovabili e che l’aliquota resti all’attuale livello per non bloccare gli investimenti programmati, mentre si parla – riporta il quotidiano – di un’estensione anche ad altri settori (telecomunicazione e autostrade). Una censura alla norma infine arriva anche dall’ufficio tecnico di Palazzo Madama riguardo la sua retroattività e una possibile sovrastima di gettito alla luce degli effetti negativi sui dividendi delle società quotate, che hanno lo Stato come azionista. Insomma il destino della Robin Tax è ancora incerto, non ci resta che attendere la settimana prossima per conoscerlo.

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