Orientarsi tra i rifiuti: arriva la mappa per differenziare

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Nei vari comuni italiani sono centinaia i modi diversi di gestire la raccolta differenziata e a ognuno corrispondono diverse regole per i cittadini. Sul sito web del progetto "Chilo avrebbe mai pesato" è in costruzione una mappa per fornire indicazioni su cosa, come e dove gettare .

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Ritrovarsi con un imballaggio in mano, paralizzati davanti ai contenitori per la raccolta dei rifiuti in preda al dilemma su dove buttarlo: sarà capitato a tutti quei volenterosi che fanno la raccolta differenziata e vogliono farla bene. Orientarsi nel complesso mondo dei rifiuti non è semplice e le regole cambiano di città in città. Così i cittadini che coscienziosamente hanno imparato cosa e dove buttare scoprono che le loro abitudini sono del tutto sbagliate non appena superati i confini del proprio comune. Il motivo sta nel fatto che la gestione e il trattamento dei rifiuti possono cambiare radicalmente a seconda dell’azienda che se ne occupa.


Per dare una soluzione a questo problema, è nata l’idea di un gruppo di ragazzi che ha deciso di mappare l’Italia che ricicla. L’iniziativa fa parte di un progetto per la riduzione dei rifiuti, basato su un sito web in cui i promotori raccontano i propri sforzi quotidiani per ridurre le quantità di materiali da buttare. Chilo avrebbe mai pesato è nato all’inizio del 2010 e per un anno ha portato avanti un monitoraggio continuo dei rifiuti prodotti da Claudia, Daniele, Italo, Silvia e Tiziano con l’obbiettivo di arrivare a rifiuti zero.


Poi è arrivata l’idea della mappa, per cercare di fornire una guida ai tanti italiani disorientati: «Comune che vai raccolta che trovi – dice Claudia Vago, ideatrice del progetto – Ogni comune ha regole diverse e può succedere di ritrovarsi fuori città e non sapere come comportarsi. Uniformare le regole a livello nazionale sarebbe chiedere troppo: non è questo il nostro obiettivo. Abbiamo però pensato che potrebbe essere utile avere una mappa, comune per comune, e per le metropoli quartiere per quartiere, in cui siano elencante le differenti regole per differenziare.


Naturalmente è un processo collaborativo e abbiamo bisogno del contributo di gente da tutta Italia. Per questo stiamo facendo girare su internet e sui social network un appello a darci una mano». Chi vuole dare il proprio contributo non deve fare altro che andare sul sito e compilare un questionario dando indicazioni il più dettagliate possibile su cosa e dove si butta nel proprio comune. Il problema tuttavia è l’attendibilità di chi compila il questionario. Spesso, infatti, i cittadini sono confusi e non hanno informazioni sufficienti su come differenziare.


Che si tratti di raccolta porta a porta o di cassonetti in strada, c’è sempre quell’incarto che non si sa classificare. Senza contare che spesso i prodotti in commercio sono confezionati in imballaggi composti di materiali eterogenei. «Noi facciamo raffronti tra le informazioni fornite dai vari utenti. Se ci sono più utenti su uno stesso comune e noi ci rendiamo conto che le risposte non coincidono andiamo a indagare – continua Claudia Vago – Se invece non ci sono discrepanze allora è verosimile che le informazioni siano corrette. In ogni caso il lavoro sulla mappa avviene su due piani: da una parte ci sono gli utenti che ci mandano informazioni, dall’altra ci siamo noi che controlliamo, facciamo riscontri e interroghiamo le aziende incaricate della differenziata». Se fossero le aziende stesse a compilare il questionario, i dubbi sarebbero sciolti e ci sarebbe la certezza di avere una guida affidabile alla raccolta differenziata nei vari comuni italiani. 


Intanto il team di Chilo avrebbe mai pesato ha cominciato a raccogliere informazioni e in un paio di settimane è riuscito a coprire una cinquantina di comuni. «Per ora siamo nella fase della raccolta dati ma l’intenzione è, in un secondo momento, di creare una vera e propria mappa online. Il sogno è di trasformarla in un’applicazione per smart phone in grado di riconoscere il comune in cui si trova l’utente e fornirgli tutte le informazioni sulla differenziata».


L’impresa è ciclopica e di certo non aiuta il fatto che spesso i rifiuti siano suddivisi in categorie di materiali troppo generiche, mentre la realtà è fatta di decine di diversi tipi di carta, vetro e plastica, non tutti riciclabili. Solo di recente qualche rara azienda, su base del tutto volontaria, ha iniziato a indicare sull’imballaggio il materiale di cui è composto e dove va gettato, nel tentativo di risolvere il dilemma del cassonetto. 


Pagina dove compilare il questionario


I dati raccolti ad oggi


 

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