La Germania indugia nel nucleare

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Il governo Merkel decide di prolungare la vita delle centrali nucleari tedesche, con una rilevante spesa aggiuntiva per la sicurezza. In cambio gli operatori dell'atomo finanzieranno le fonti rinnovabili. Ma per gli oppositori i rischi sono troppi e la proroga non fa che ritardare la necessaria transizione energetica verso le fonti pulite.

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La Germania prolungherà la vita delle proprie centrali nucleari. I 17 impianti non andranno in pensione nel 2021 come era stato stabilito dal governo Schroeder, ma continueranno a funzionare in media per altri 12 anni ciascuna. La decisione – che arriva dopo mesi di acceso dibattito – è stata annunciata nella serata di ieri dal ministro dell’Ambiente Norbert Röttgen e da quello dell’Economia Rainer Brüderle e sarà fondamentale nella politica energetica del governo Merkel.

Le 17 centrali tedesche, secondo il provvedimento, saranno divise in due gruppi di età: le più vecchie funzioneranno 8 anni più di quanto previsto finora, mentre quelle di costruzione più recente per 14 anni. Per le prossime 3 decadi quindi la Germania continuerà ad avere una quota di nucleare nel proprio mix elettrico e le centrali – che ormai hanno ripagato i loro costi di costruzione – potranno continuare a macinare energia e utili oltre il 2021: Der Spiegel parla di un milione di euro al giorno per centrale.

In cambio del “favore” – è il contrappeso della decisione – gli operatori del nucleare tedesco (RWE, E.On, Vattenfall ed EnBW) dovranno sostenere economicamente le rinnovabili e investire in sicurezza. Ad esempio, dovranno rendere gli impianti resistenti ad eventuali attacchi terroristici con aerei di linea: la stima della spesa è di circa 1 miliardo di euro per centrale. Ma soprattutto ci saranno nuove tasse. Per ogni megawattora prodotto dall’atomo, ha spiegato il ministro Röttgen le utility dovranno pagare 9 euro che andranno a finanziare le fonti pulite: 2-300 milioni di euro all’anno per un totale, sul periodo, di 15 miliardi. Soldi che andranno ad aggiungersi ad una tassa sul combustibile nucleare (in vigore per 6 anni) che dovrebbe raccogliere altri 2,3 miliardi di euro all’anno.

Ora la decisione sul nucleare dovrà essere ratificata dal Bundestag, il parlamento. L’esecutivo, in disaccordo con l’opposizione, ritiene invece che non sia necessaria l’approvazione del Bundesrat, il consiglio federale: se dovesse essere sottoposta a questa assemblea, dove i partiti di governo non hanno più la maggioranza, l’estensione della vita delle centrali verrebbe bocciata. Sarà il tribunale a decidere se la decisione dovrà passare per il Bundesrat, come sostengono l’SPD, i Verdi e le altre forze contrarie alla proroga.

A non voler estendere la vita delle centrali, ha rilevato un recente sondaggio, sarebbe il 56% dei tedeschi, mentre anche diversi Länder hanno annunciato battaglie legali nel caso la decisione fosse portata avanti. Ad animare gli oppositori sono i timori per la sicurezza e l’irrisolta questione delle scorie. L’ex ministro dell’Ambiente del governo Schroeder e ora segretario dell’SPD, Sigmar Gabriel, ha accusato la Merkel di “vendere la sicurezza pubblica”, facendo riferimento ai problemi riscontrati di recente in diversi reattori tedeschi (Biblis, Krümmel, Neckarwestheim e Brunsbüttel). “Non posso credere che il governo federale stia prendendo la decisione senza nemmeno un’analisi preventiva sulla sicurezza delle vecchie centrali”, ha dichiarato chiedendo che sia preparato un report indipendente sulla questione.

Grazie anche alle tasse sopra citate il governo Merkel ha sdoganato il nucleare come “ponte per il passaggio all’era delle rinnovabili“. Per gli oppositori invece l’estensione della vita delle centrali non farebbe che ritardare la transizione energetica necessaria oltre a portare rischi insostenibili. Proprio questo mese il governo Merkel dovrebbe annunciare ufficialmente i propri obiettivi su energia ed emissioni: al 2050 l’80% dell’elettricità e il 50% dell’energia dovrà venire dalle rinnovabili, mentre le emissioni verranno ridotte del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030, per poi giungere a -70% nel 2040. Staremo a vedere se l’atomo avrà una parte nel raggiungimento di questi obiettivi.
 

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