L’Europa procede ottimista verso l’obiettivo del 2020 sulle rinnovabili: coprire con le fonti energetiche pulite il 20% del fabbisogno di energia primaria. La maggior parte degli Stati membri dovrebbe riuscire a raggiungere i traguardi assegnati senza l’aiuto da parte degli altri. Anzi, diversi prevedono di fare più di quanto richiesto e di poter così andare in soccorso di chi non raggiungerà la propria quota, esportando energia pulita, anche se si sottolinea la difficoltà tecnica di farlo per la carenza di infrastrutture elettriche.

Questa posizione emerge dalle previsioni sulla produzione di energia da rinnovabili che i vari paesi dovevano fare arrivare all’Ue entro il 31 dicembre 2009 (in fondo il link per consultare i vari documenti nazionali, in pdf). Una consegna rispettata quasi da tutti, salvo una manciata di paesi tra cui il nostro (gli altri ritardatari sono Polonia, Grecia, Malta e Regno Unito).

Previsioni che per ora sono più che altro una dichiarazione di volontà politica, da verificare e sostanziare con i piani d’azione nazionali, che arriveranno solo a giugno e in cui saranno specificate anche le misure che i paesi hanno intrapreso e prenderanno per raggiungere gli obiettivi. Si intiusce comunque che l‘Europa su questo fronte si sta impegnando.

Anche paesi come Francia e Repubblica Ceca ritengono di poter raggiungere senza acquisizioni dall’estero gli obiettivi assegnati. Relativamente pochi sono gli Stati membri che ammettono le proprie difficoltà: tra questi il Belgio (deve raggiungere il 13% e nel 2005 era a poco più del 2%) e i Paesi Bassi. In prima fila invece i soliti noti delle rinnovabili: Svezia, Danimarca, Germania, Spagna e Portogallo che prevedono di superare gli obiettivi assegnati. Obiettivi che per alcuni sono più che doppi rispetto al 17% dell’energia primaria che l’Italia dovrà ottenere: la Svezia, ad esempio, ha come obiettivo il 49% ma prevede di superare il 50, mentre il Portogallo ha un target del 31%, con un sovrappiù di energia da esportare.

La direttiva sugli obiettivi 2020 infatti prevede che i paesi che non ce la faranno a conseguire gli obiettivi nazionali potranno compensare con l’acquisto di energia pulita da quelli che hanno superato i loro. Possibilità che però si scontra con ostacoli tecnici messi in evidenza in vari documenti di previsione: i paesi con eccesso di energia da rinnovabili sono spesso geograficamente periferici e mancano le reti per trasportare l’elettricità pulita ai paesi in deficit. Difficilmente l’obiettivo complessivo europeo si potrà raggiungere senza realizzare opere come gli elettrodotti che trasportino l’elettricità dell’eolico off-shore del Mare del Nord o quella prodotta dal solare o dall’eolico dei paesi mediterranei.

Ma gli ostacoli verso l’obiettivo del 20% al 2020 sono diversi. Per rendersene conto basta consultare l’ultimo rapporto della Commissione sulle rinnovabili nell’Unione (vedi allegato), che parla di un’Europa ancora in ritardo e che fa fatica a fare grandi progressi: dal 2004 al 2006, ad esempio, in 7 paesi nel settore elettrico la quota delle rinnovabili non è cresciuta o è addirittura calata (anche se in 6 paesi, Italia compresa, è cresciuta di oltre il 2%).

La previsione di quel report, pubblicato ad aprile 2009, è che l’Ue non riuscirà a raggiungere il traguardo intermedio (questo non obbligatorio) che si era posta per il 2010, cioè di soddisfare il 12% del fabbisogno energetico con fonti pulite. A rallentare il progresso, sottolinea la Commissione, sono procedure autorizzative penalizzanti, problemi di infrastrutture, mancanza di politiche di sostegno, anche sul fronte dell’efficienza e del risparmio energetico: tutti problemi dovranno essere risolti nell’ambito dei piani d’azione nazionali che saranno presentati a giugno e che potranno dare più concretezza all’attuale ottimismo europeo.

I documenti di previsione degli Stati membri

GM

26 gennaio 2010