Accordo sul clima: missione impossibile?

  • 15 Giugno 2009

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Pessimismo per le conclusioni della conferenza di Bonn sui cambiamenti climatici riassunte dalle parole del segretario esecutivo della Convenzione Yvo de Boer: "Sarà fisicamente impossibile raggiungere un accordo chiaro e decisivo". Scetticismo giustificato o pretattica negoziale? Un resoconto di Leonardo Massai.

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La sintesi della 30esima sessione degli incontri degli organi sussidiari della convenzione sui cambiamenti climatici (SBI e SBSTA) e della sesta sessione dei gruppi di lavoro ad-hoc chiamati a definire il futuro della Convenzione e del protocollo di Kyoto è tutta nelle parole del segretario esecutivo della Convenzione Yvo de Boer pronunciate il 11 giugno 2009 in conferenza stampa. Interpellato sulla portata del risultato da conseguire a Copenhagen, quando nel dicembre 2009 la comunità internazionale chiuderà uno degli anni più intensi dei negoziati sul clima, l’olandese de Boer ha riposto molto chiaramente: “it will be physically impossible” avere un accordo preciso e diretto per la lotta ai cambiamenti climatici. Il messaggio proveniente dai vertici della diplomazia climatica a 6 mesi dalla scadenza danese è tanto chiaro quanto allarmante da non richiedere la traduzione.

De Boer ha specificato che il summit di Copenhagen potrà al massimo fornire chiarezza dal punto di vista politico riguardo all’indirizzo della lotta ai cambiamenti climatici per il periodo post-2012, riguardo alla misura in cui i paesi industrializzati dovranno ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, riguardo al contributo che i paesi in via di sviluppo (Pvs), in particolare quelli con tassi di crescita e di sviluppo molto avanzati, dovranno fornire al fine di ridurre il riscaldamento globale. Scetticismo giustificato o pretattica negoziale?
Ciò che è certo è che la riunione di Bonn ha registrato pochi passi in avanti (vedi altro nostro articolo “Posizioni in stallo verso Copenhagen“). Le prime bozze negoziali sono state analizzate, discusse, modificate. Non sono state semplificate, come era nelle intenzioni. Tutt’altro. Il disaccordo tra le parti è stato evidente e si è preferito includere tutte le varie proposte presentate dalle parti e rimandare gran parte della discussione sostanziale ad agosto. Tra pochi giorni sul sito del segretariato della Convenzione (www.unfccc.int) i vari documenti saranno a disposizione. Si aspettano pagine e pagine di emendamenti, proposte, opzioni, numeri (pochi), buone e meno buone intenzioni.

Più incerto e titubante si è dimostrato il segretario generale riguardo ad un altro grande tema sul tavolo dei negoziati: la misura in cui i paesi industrializzati si impegneranno a finanziare e a sostenere con trasferimento tecnologico e di know-how i Pvs nelle attività di adattamento agli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Ciò che rende materialmente impossibile – di nuovo le parole di de Boer! – uscire da Copenhagen con un nuovo protocollo o con un emendamento del protocollo di Kyoto è la mole eccessiva dei temi da considerare e la lentezza dei progressi dei negoziati. Oltre, ovviamente, alla ormai consolidata distanza tra la posizione dei Pvs e quella dei paesi industrializzati (allegato I).

A Bonn è mancata chiarezza sulla relazione tra i due livelli di negoziato, Convenzione da una parte (Working Group on Long-term Cooperative Action – AWG LCA) e protocollo dall’altra (Working Group on the Kyoto Protocol – AWG KP), su come i due binari possono e debbano interagire.
A Bonn c’è stato un notevole passo indietro sul tema più scottante, ossia l’identificazione di nuovi obblighi di riduzione individuali e aggregati delle emissioni di gas serra da parte dei paesi “allegato I”.
Gli unici numeri presentati fino ad oggi sono quelli relativi ad un accurato calcolo preparato dalle delegazioni di Sud Africa e Filippine. Tali numeri sono finiti in un documento non ufficiale privo di ogni stato giuridico e ridotto a semplice fonte di informazione per le parti. I numeri presentati da Sud Africa e Filippine sono stati bocciati categoricamente dai paesi allegato I, primi fra tutti Svizzera, Canada e Giappone. Non solo, se paesi come la Nuova Zelanda e la Federazione Russa ancora non hanno comunicato al mondo il proprio impegno nazionale di riduzione dei gas serra, in questa settimana è arrivata la tanto attesa conferenza stampa del Giappone che ha annunciato il target nazionale. Una riduzione pari al 15% entro il 2020 rispetto al 2005. Traduzione: uno sforzo aggiuntivo minimo rispetto a quanto attualmente richiesto dal protocollo di Kyoto, da -6% a -8% rispetto ai livelli del 1990.

Sulla base degli impegni nazionali resi pubblici dai vari governi dei paesi allegato I, ad oggi la stima aggregata della riduzione dei gas ad effetto serra del mondo industrializzato al 2020 rispetto al 1990 appare assolutamente insufficiente a soddisfare le richieste del mondo scientifico (IPCC). La forchetta va da una riduzione tra l’8 e il 14%, quando l’IPCC ha richiesto una riduzione aggregata almeno di una fascia dal 25 al 40% per garantire il mantenimento della temperatura globale al di sotto dei 2 gradi centigradi entro il 2100.

Il gruppo di lavoro sul Protocollo designato per discutere riduzioni dei gas ad effetto serra da parte dei paesi allegato I ha finora deluso le attese. Generiche conclusioni che racchiudono la tensione e lo sgomento di due settimane di discussioni che non hanno portato a nessun passo avanti rispetto alla sessione precedente. La risposta dei Pvs è stata chiara: 37 paesi “non allegato I” hanno presentato una proposta ufficiale di emendamento del protocollo di Kyoto che include un impegno di riduzione aggregato per i paesi “allegato I” pari al 40% al 1990 entro il 2020. Il Brasile ha denunciato il blocco dei paesi industrializzati a qualsiasi tipo di modifica del protocollo di Kyoto (la scadenza per la presentazione di emendamenti è il 17 giugno 2009); la Cina ha espresso per l’ennesima volta grande delusione per la lentezza dei negoziati e per l’inconsistenza delle conclusioni adottate.

I negoziati riprendono a Bonn in una sessione straordinaria e informale dal 10 al 14 agosto 2009.

Leonardo Massai
mailto:[email protected]

15 giugno 2009

 

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