Sono 2.520 i moduli solari a inseguimento, ciascuno delle dimensioni di una casa, per una potenza di 45 MW. Sarà in Portogallo, vicino a Moura, piccola città in una delle zone più assolate d’Europa, la centrale solare più grande del mondo. L’impianto, il cui progetto è stato approvato definitivamente l’anno scorso, costerà più di 313 milioni di euro e fornirà elettricità sufficiente per i bisogni di 30mila case.
Il Portogallo non ha riserve di gas né di petrolio o carbone, nessuna centale nucleare, ma – come spiega un interessante reportage del Guardian – ha fatto di questa debolezza un punto di forza, scegliendo di diventare uno dei paesi leader in Europa nel campo delle energie rinnovabili. Parola d’ordine – spiega al quotidiano britannico il ministro dell’economia portoghese Manuel Pinho – liberarsi dalla dipendenza da petrolio entro un decennio e stabilire un economia a emissioni ridotte per far fronte ai galoppanti costi dei combustibili fossili e al global warming.

E coerenti con questa impostazione sono gli obiettivi che il paese si è posto. Entro il 2020 il Portogallo si è prefisso di ottenere da fonti pulite ben il 31% della sua energia primaria. Questo significa che per l’elettricità il paese dovrà incrementare la quota da rinnovabili dal 20% del 2005 fino al 60% nel 2020. Obiettivi che candidano il paese, che ha già raggiunto le quote fissate per il 2010, al podio europeo per le rinnovabili, che per ora vede sui gradini più alti Svezia, Lituania e Finlandia. In meno di tre anni il Portogallo ha infatti triplicato la sua potenza idroelettrica, quadruplicato quella eolica e sta investendo massicciamente nel fotovoltaico e negli impianti per ricavare energia dal mare.

Una politica energetica che ha anche notevoli ricadute economiche. Incoraggiate da prezzi per l’energia pulita incentivati a lungo termine e da una burocrazia relativamente snella, le industrie delle rinnovabili stanno investendo in Portogallo cifre importanti: per il 2010 – riporta il Guardian – il paese si aspetta l’arrivo di capitali per 12 miliardi di euro e 10 volte tanto per il 2020. Investimenti che già hanno dato vita a filiere industriali integrate. Nel nord del paese, ad esempio, vicino alla più grande centrale eolica del mondo, si è stabilita un’azienda tedesca che costruisce circa 600 rotori per turbine eoliche all’anno, destinate sia al mercato nazionale che a quello estero e che impiega più di 1.200 persone, di cui la metà sono operai provenienti dal settore tessile in declino.
Altro caso è la nascente industria degli impianti per ricavare energia dal mare: il primo impianto commerciale per sfruttare il moto ondoso verrà assemblato vicino a Porto da un’azienda scozzese e promette di essere l’inizio di qualcosa di molto più grande; la portoghese Enersis prevede, infatti, di investire oltre un miliardo di euro in una serie di impianti, capaci di fornire complessivamente elettricità per il fabbisogno di 450mila abitazioni.

E il nucleare? La risposta del ministro dell’economia portoghese al Guardian è chiara: Quando si ha un programma così non c’è bisogno del nucleare. Il vento e l’acqua sono la nostra energia nucleare. Il costo relativo delle rinnovabili in questo momento è molto più basso, ed è dunque lì che vanno messi gli incentivi” spiega Pinho, e avverte: “Con il cambiamento climatico e l’aumento del costo del petrolio le rinnovabili diverranno sempre più importanti, i paesi che non vi investono pagheranno un caro prezzo nel futuro”.

GM

9 giugno 2008