Un documento del Ministero dell’Ambiente tedesco del 2005 fa il punto sull’evoluzione degli impatti ambientali dell’incenerimento dei rifiuti a partire dal 1990.

La fortissima pressione esercitata alla fine degli anni Ottanta nei confronti dei rischi di inquinamento ha portato da un lato a una forte crescita del riciclaggio dei rifiuti domestici (55% del totale) e dall’altro a un netto miglioramento del controllo delle emissioni. Se il numero di inceneritori è passato da 40 a 66 tra il 1990 e il 2005, con una capacità di trattamento incrementata da 9 a 17 milioni di tonnellate/anno, il valore assoluto delle emissioni di diossine si è ridotto di 1.000 volte (le emissioni nel 2001 sono risultate da 10 a 100 volte inferiori rispetto ai limiti di emissione previsti dalle leggi tedesche).

Il risultato della particolare attenzione al controllo delle emissioni ha fatto sì che mentre nel 1990 le emissioni di diossine corrispondevano a più della metà del totale prodotto in Germania, nel 2000, erano passate a un centesimo.
Per altri composti cancerogeni, come l’arsenico, le emissioni nette sono risultate negative in quanto l’elettricità prodotta dagli inceneritori sostituisce quella di impianti a carbone più inquinanti.

Waste Incineration — A Potential Danger? Bidding Farewell to Dioxin Spouting, Federal Ministry for the Environment Nature Conservation and Nuclear Safety, 9 pagine, testo in inglese

28 giugno 2006

GS