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Ecco come e quanto il fotovoltaico fa abbassare il costo dell'elettricità

In dodici mesi, da settembre 2012 a settembre 2013 il contributo del fotovoltaico italiano ha fatto risparmiare 1,6 miliardi: circa un terzo degli incentivi percepiti in quel periodo. Con una domanda più alta l'effetto sarebbe stato ancora maggiore. Lo chiarisce uno studio condotto da ricercatori del CNR e pubblicato su Energy Science & Engineering.

Il fotovoltaico italiano restituisce quasi un terzo di quel che riceve in incentivi grazie all'effetto che ha nel tenere bassi i prezzi dell'elettricità in Borsa, beneficio che sarebbe ancora più marcato se la domanda elettrica aumentasse.

Per ogni GWh in più di energia da FV nel sistema elettrico, il prezzo del MWh all'ingrosso cala di quasi 3 euro, 2,9 per la precisione. In questo modo, da gennaio 2010 a settembre 2013 il FV ci ha garantito un risparmio di circa 4,6 miliardi di euro. Solo negli ultimi 12 mesi del periodo considerato il solare ha prodotto risparmi per 1,6 miliardi, equivalenti a quasi il 30% dell'ammontare annuale degli incentivi in quel periodo.

La stima arriva da un nuovo studio condotto da ricercatori del CNR firmato da Mario Pagliaro, Francesco Meneguzzo, Federica Zabini e Rosaria Ciriminna, pubblicato sull'ultimo numero di "Energy Science & Engineering" (vedi allegato in basso). Il lavoro si basa su di un modello in grado di prevedere l'andamento dei prezzi alla Borsa elettrica nelle ore di picco (dalle 8 alle 20 dei giorni lavorativi) con e senza il fotovoltaico. Non si tiene dunque conto del 'fuori picco', durante il quale come abbiamo visto in questi anni abbiamo registrato aumenti di prezzo anomali, con gli impianti termoelettrici che offrono l'elettricità a cifre molto alte per compensare i guadagni erosi durante il giorno dalla concorrenza del solare.

Come in altri studi, dal lavoro del team del CNR emerge che i risparmi prodotti dal solare crescono all'aumentare della domanda. Se nel triennio 2010-2013 vi fossero stati consumi a livelli pre-crisi (cioè quando la richiesta italiana superava i 43.000 MWh nei mesi estivi, agosto escluso, e registrava in luglio picchi di oltre 50.000 MWh), il risparmio complessivo sarebbe stato di 6,9 miliardi di euro, dei quali 2,8 nei soli ultimi 12 mesi del periodo considerato: cioè la metà di quanto si spendeva all'anno in incentivi per il FV a quel tempo. A quei livelli di domanda, emerge, ogni GWh in più da FV avrebbe fatto scendere il PUN di 4,5 euro a MWh.

Insomma, concludono i ricercatori, il fotovoltaico fa bene ai consumatori e questo vantaggio potrebbe essere ancora più consistente se il Governo adottasse le misure giuste. Quali i consigli che arrivano dal team CNR? Estendere le detrazioni fiscali e reintrodurre una tariffa incentivante per gli impianti a terra a inseguimento, che consentono di massimizzare la generazione nei mesi invernali e autunnali quando il FV produce il massimo risparmio per il consumatore. Altro suggerimento stimolare l'elettrificazione dei consumi, dal riscaldamento alla mobilità, per far crescere domanda elettrica e, conseguentemente, l'impatto del FV sul PUN.

Sarebbe interessante avere un commento da parte del Governo sulle conclusioni di questi studio, che arrivano proprio mentre in Gazzetta esce un decreto, il cosiddetto 'taglia-bollette', che colpisce in maniera retroattiva il settore con lo spalma-incentivi e mina lo sviluppo futuro del FV non incentivato con la norma che introduce il pagamento di parte degli oneri di sistema anche sull'energia autoconsumata.

D'altra parte, che il fotovoltaico faccia scendere il costo dell'energia è noto e documentato da diversi altri studi. Ricerche citate nella pubblicazione CNR su altri mercati, come quello austriaco e tedesco, hanno rilevato effetti di riduzione dei prezzi elettrici grazie al fotovoltaico ancora più consistenti: da 5 a 7,8 euro/MWh per ogni GWh da solare in più (contro i 2,9 dello studio in questione).

Anche riguardo al mercato italiano le stime non mancano: secondo un calcolo di eLeMeNS per ogni punto percentuale aggiuntivo di penetrazione di eolico e fotovoltaico, che producono a costi marginali nulli, il PUN si abbassa di 1 euro/MWh e senza sole e vento nel 2013 avremmo avuto un prezzo dell'elettricità in Borsa più alto di 7,2 euro/MWh.

Secondo l'Irex Report di Althesys il fotovoltaico in Italia nel 2012 ha portato risparmi di circa 840 milioni (al netto della “compensazione” di prezzo effettuata dai termoelettrici nelle ore in cui cessa la concorrenza del FV) e nel 2013 per circa 1 miliardo.

Proprio al curatore dell'Irex Report, il professor Alessandro Marangoni, abbiamo chiesto un commento su questo nuovo lavoro: “Un lavoro molto interessante e ben fatto, che affronta il tema peak shaving (o merit order) con una metodologia in parte diversa dalla nostra, ma che ho già visto usare in altri studi internazionali. In sostanza si conferma il fenomeno individuato già dal 2011 nell'Irex e nella letteratura internazionale, anche se le stime di questo lavoro sono un po' più larghe delle nostre. Coerentemente con quanto sosteniamo noi, lo studio ipotizza che il fenomeno è destinato a crescere con la ripresa dei consumi.”

Lo studio CNR (pdf)





Commenti

Proviamo a dirla in questo

Proviamo a dirla in questo modo: visto che sono stati risparmiati 1,6 miliardi, da qualche parte dovranno essere, visto che il PUN è sceso molto di più del costo dell'energia in bolletta. Usiamo questi 1,6 miliardi per ridurre la componente A3 e annulliamo spalma-incentivi e compagnia.

Interessante l'articolo di

Interessante l'articolo di assoelettrica su questo lavoro

"...Un’analisi limitata alle ore di picco sicuramente fatica a raccontare tutta la storia in quanto non sembra tenere nella dovuta considerazione l’effetto che la forte penetrazione del FV ha avuto sulle strategie di offerta degli altri attori del mercato. La ricerca non sembra poi tenere conto del peso preponderante del prezzo del gas nella determinazione del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica..."

Insomma un lavoro che per quanto bene possa essere fatto, non racconta tutta la storia. IREX Athlesys per esempio stima il risparmio netto, togliendo gli extra costi del picco serale, arrivando a poco più di 800 milioni €