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Fotovoltaico: la vera speculazione arriva adesso, grazie al governo

Oltre all'effetto nefasto sull'affidabilità economico finanziaria, lo spalma-incentivi ha altre conseguenze negative. Con lo spettro del default che si aggira nel settore del fotovoltaico italiano, questo governo che ha accusato le fonti rinnovabili di speculazione ora favorirà quella vera, di rapina, dei "vulture funds".

«Don't come knocking on my door». Non bussate alla mia porta. Si chiude così l'articolo pubblicato sul Wall Street Journal a firma di Bonte-Friedheim il CEO di NextEnergy Capital Group che commenta il provvedimento spalma-incentivi sul fotovoltaico varato dal Governo. Ma piuttosto che investitori esteri, saranno ben altri i soggetti attratti, come mosche al miele, in Italia dal default di parecchi impianti fotovoltaici che seguiranno i provvedimenti degli ultimi giorni e che potranno acquistarli a prezzi di saldo, mentre continueranno a ricevere incentivi, anche se ridotti o spalmati.

Si chiamano "Vulture funds" e sono i fondi "avvoltoio" specializzati nell'accaparrarsi, a prezzi da saldi, ciò che rimane della crisi una volta raschiato il fondo del barile, per poi magari rivendere, dopo poco tempo a prezzi migliori, o magari, come nel nostro caso a godersi gli incentivi ridotti o spalmati perché di una cosa siamo certi: gli 11 GW, su 17,7 (altro che una piccola parte che coinvolge 8.600 soggetti come sostenuto dal ministro Guidi) interessati dal provvedimento continueranno a produrre elettricità anche quando passeranno in mano alla speculazione, quella vera, a causa dei default indotti dallo spalma-incentivi che saranno più probabili di quanto non si pensi.

"I continui cambiamenti nel settore stanno spaventando gli investitori e saranno parecchi quelli che si tireranno indietro.- commenta GB Zorzoli, presidente del Coordinamento Free - E ci sarà anche lo spettro del rientro immediato richiesto dalle parte delle banche per il cambiamento delle posizioni". E le banche a loro volta dovranno rivendere, tentando di realizzare; ed ecco che con ogni probabilità saranno i raiders dei 'vulture founds' ad entrare in azione come sta succedendo in Spagna per le rinnovabili e in tutta l'Europa colpita dalla crisi, per quanto riguarda il mercato immobiliare, dove acquisiscono immobili al 20% del loro valore di dieci anni fa.

Ma è sul serio reale il rischio dei default a fronte di incentivi, come vuole la vulgata, 'ricchi'? Sì, perché una consistente parte degli impianti fotovoltaici della 'migliore generazione' sono già passati di mano, anche per via dell'incertezza italiana, nel cosiddetto mercato secondario, perdendo di valore, mentre sono più bassi i margini sulle ultime edizioni del Conto Energia. Per questa ragione se iniziamo a ragionare in termini squisitamente industriali, e non ideologici, ci si accorge che potrebbero essere non pochi i business plan a rischio.

"Con la struttura che si è impostata attraverso lo spalma-incentivi è abbastanza matematico il fatto che molti non potranno coprire le rate. - ci spiega Piero Pacchione, di Green Utility - E oltre a ciò c'è da dire che le banche non sono strutturate per gestire gli impianti e potrebbero rivenderli anche con ribassi del 50% al netto degli ammortamenti". Inoltre, c'è anche il fatto che: "far iniziare il periodo di decurtazione dell'8% al primo luglio 2014, in estate, periodo nel quale si concentra il 60% del fatturato annuo del fotovoltaico, significa voler provocare dei seri problemi fin da settembre". Secondo Pacchione il problema non riguarda investitori esteri oppure quelli italiani, ma gli investitori e basta.

E a una nostra domanda se ci sia stata volontà politica o incapacità, Pacchione risponde secco: "con lo spalma-incentivi forse c'è stata incapacità, ma sulla questione dei SEU (Sistemi efficienza d'utenza, ndr) la volontà politica di bloccarli è scientifica (si veda quanto scritto su questa pagine, ndr)». Il 5-10% di oneri di sistema sull'energia autconsumata, infatti, riduce la forbice di convenienza comune tra produttore e consumatore, ma soprattutto il fatto che siano previsti aumenti futuri della quota, peraltro solo a cairco dei nuovi impianti, aumenta l'incertezza, rendendo difficili investimenti in cui la stabilità del prezzo dell'energia elettrica è fondamentale.

"I contratti di project financing prevedono che il cambio tariffa possa essere un elemento per il default del progetto. - taglia corto Paolo Lugiato, consigliere di assoRinnovabili, responsabile per il settore fotovoltaico dell'associazione - Prima scatta il distribution lock, ossia il blocco dei dividendi per garantire il flusso di cassa verso gli istituti bancari, poi c'è il vero e proprio default del progetto che avviene quando il flusso di cassa è pari alla rata del mutuo". In pratica non è necessario "andare sotto" ma per gli istituti di credito il rischio diventa troppo grande anche quando si va alla pari.

Le ragioni sono chiare. Le rinnovabili sono intermittenti e anche se hanno un rendimento annuo medio, ci sono periodi poco produttivi, come quelli piovosi o poco ventosi, durante i quali hanno bisogno di una provvista. "E bisogna tenere conto anche del contesto nel quale questo provvedimento si inserisce. - prosegue Lugiato - Abbiamo avuto l'abbassamento del prezzo dell'elettricità, la robin tax, l'abolizione del prezzo minimo garantito, tutti elementi che hanno eroso la redditività degli impianti". Insomma, anche per Lugiato lo spettro del default per molti impianti non è una possibilità remota, come invece sostengono dalle parti del MiSE, dove arrivano ad affermare che il provvedimento potrebbe portare a una migliore gestione di parecchi impianti che sarebbero mal gestiti.

"La vera botta la vedremo il 1° gennaio 2015 quando gli impianti che avranno scelto l'autoriduzione dell'8% a cui si aggiunge il 10% di trattenuta da parte del GSE, si ritroveranno con il 18% in meno di flusso di cassa. - afferma Giovanni Simoni, amministratore delegato di Kenergia - Si tratta di una riduzione importante che metterà a massimo rischio gli impianti del secondo e terzo Conto energia".

Su quali possano essere le potenziali quotazioni del watt fotovoltaico in default a fronte dell'aggressione speculativa dei "vulture funds" non si possono fare ipotesi visto che il fenomeno da noi non è ancora definito, ma si possono fare ipotesi diverse su ciò che sta accadendo nel contesto elettrico. Di sicuro la manovra del Governo ha una portata epocale sul fronte dell'affidabilità economico finanziaria del mercato dell'energia poiché introduce il concetto di retroattività, cosa che minerà l'affidabilità dell'Italia circa gli investimenti in tutto il settore energetico, non solo nelle rinnovabili. Non a caso il Wall Street Journal apre il proprio pezzo affermando «A quanto pare il governo italiano ha un rapporto difficile con i capitali privati», ossia tutti i capitali privati, non solo quelli legati alle rinnovabili. E lo fa, come abbiamo visto, favorendo la speculazione, quella vera e rapace fatta di rapina, dopo aver urlato ai quattro venti di voler colpire la "speculazione" nelle rinnovabili che tra parentesi, è bene sempre ricordarlo, hanno agito sempre e comunque sotto le leggi e i regolamenti dello Stato.





Commenti

"Il punto è sempre il solito:

"Il punto è sempre il solito: le facciamo per divertimento o perchè sono praticamente l'unico modo con cui l'Italia può rendersi energeticamente autonoma e contribuire alla riduzione dei problemi climatici?"

Gli investitori lo fanno chiaramente per profitto. Secondo me è del tutto legittimo, salvo tirare fuori dall'armadio la bandiera del "salvare il mondo", quando i profitti vengono minacciati.

Quanto alla tassazione sull'autoconsumo anche io ho manifestato più volte scetticismo. Io continuo a preferire la tassazione sulla potenza allacciata, che è sicuramente proporzionale ai veri oneri di rete ed incentiva ad aumentare autoconsumo e profilo dei consumi.

@Alsarago Il sistema si sta

@Alsarago

Il sistema si sta modificando e quindi si cerca di prevedere che cambiamenti avverranno nel futuro e mi sembra si cerchi di toccare il meno possibile gli impianti esistenti. Ma per quanto riguarda i nuovi impianti c'è un'incertezza notevole sulla velocità e l'intensità con cui si svilupperanno le nuove tecnologie e quindi credo sia indispensabile essere cautelativi. Metti che ci sia un calo di prezzo dell'accumulo elettrochimico e che tutte le utilities si buttino sul mercato dell'autoproduzione+batterie, di quanto si restringerebbe la platea di chi paga gli oneri di sistema? L'Autorità quindi elabora scenari per il futuro e cerca di mantenere un sistema elettrico funzionale sostenibile per tutti.

Per quanto riguarda gli oneri di rete mi sembra di aver scritto che io li farei pagare in funzione della potenza disponibile, se tu ad esempio hai un impianto FV da 6 kW con batterie puoi decidere se dalla rete quando rimani 'a secco' vuoi poter prelevare 6 kW di potenza o se poi accontentarti di 1 kW per gli utilizzi di base pagando costi proporzionali alla potenza. La potenza che ho a disposizione al contatore costa... anche se non la utilizzo perchè un certo numero di centrali deve essere pronto a produrla. Poi anche le reti elettriche sono investimenti con tempi di ammortamento di decine di anni.... mica semplice dire dall'oggi al domani mi sono installato FV+accumulatore e mi serve metà della capacità di trasporto e quindi non le pago.

alsarago : per conoscere la

alsarago : per conoscere la quota di autoconsumo anche negli impianti non incentivati hanno già risolto, infatti installano anche il contatore di produzione, anche se inutile per chi ha lo scambio sul posto ad esempio. questo già da qualche mese, non ricordo da quando ma quest'anno sicuramente, ma forse già dall'anno scorso. Per chi paga non devi neanche chiederlo, il cliente ovviamente...

GB, la tassa sul Sole

GB, la tassa sul Sole risparmia gli impianti esistenti (che "lucrano" da decenni sulla mancanza di oneri di rete e di sistema), assicurandogli un 5% perenne, e invece lascia nell'incertezza gli impianti futuri, che partono da 5% ma domani, chissà..., e che saranno probabilmente quasi tutti a rinnovabili (anzi, a questo punto, probabilmente non saranno proprio).
In questo modo, si può dire "Ma gli facciamo pagare pochissimo!",ben sapendo che l'incertezza sul futuro, renderà impossibile finanziare impianti che solo con l'autoconsumo possono ripagarsi e che dovranno pagare un contributo (incerto) proprio in proporzione a questo.

E poi veramente le rinnovabili devono pagare questo "contributo"? Il punto è sempre il solito: le facciamo per divertimento o perchè sono praticamente l'unico modo con cui l'Italia può rendersi energeticamente autonoma e contribuire alla riduzione dei problemi climatici? E se è così, le dobbiamo favorire in qualche modo, o considerarle alla stregua delle fonti fossili, che sono ben più consistentemente favorite, dal non pagare le loro esternalità?

Il fatto che lo voglia fare (ma per ora non l'ha fatto) la Germania, mi dice poco: anche lì è in corso una controffensiva antirinnovabili e, comunque, almeno incentivano gli accumuli, compensando le due cose ( e scommetto che non faranno i furbi "latini", lasciando l'incertezza sul futuro).

Inoltre un punto tecnico poco considerato: come si misurerà questa energia autoconsumata? Il contatore a valle dell'impianto, che ne misurava la produzione, era obbligatorio per gli incentivi, adesso, in teoria, non servirebbe, basta quello di interfaccia con la Rete. Chi pagherà l'installazione del secondo contatore e le relative misure?

Infine, come tu hai più volte detto, se oneri di rete alle rinnovabili dovevano essere, era più logico applicare un sovrapprezzo alla'energia di rete consumata, incentivando così a non usarla.

No, GB devi riconoscere che questa è una norma ispirata dagli amici degli amici di Assoelettrica come un modo pensato scientificamente per stroncare il FV non incentivato che, una volta accoppiato alle batterie e reso programmabile, avrebbe veramente rappresentato una minaccia mortale per la generazione a fossili.

@Alsarago Il tuo ragionamento

@Alsarago

Il tuo ragionamento sull'autoconsumo è corretto se parli di tariffe di rete ma gli oneri di sistema (leggi incentivi alle FER) sono un onere slegato dall'utilizzo delle reti, un onere improprio o parafiscale chiamalo come vuoi. Come le accise si pagano sull'energia consumata (indipendentemente da come è stata prodotta) non trovo scandaloso che anche questi oneri si possano pagare (almeno in parte) sul consumo.... come per altro vogliono fare in Germania con aliquote ben più elevate.

Anche il discorso della tassazione dei ricavi non è semplice... vuol dire 'uscire' dalla bolletta sulla fiscalità generale e poi rientrare in bolletta per sussidiare una specifica categoria di utenze... molto complesso.

Beh, GB. L'autore

Beh, GB. L'autore dell'articolo sarà pure stato impreciso, ma, almeno a noi, è chiaro a cosa si riferisca: il governo è intervenuto sul FIT del Fv, non su altro (per ora).

Sul ritorno dell'investimento, ripeto, dipende quando hai fatto l'impianto (cosa di cui il provvedimento del governo di disinteressa del tutto), tanto che nel caso spagnolo, si è deciso non un tagli lineare, ma un limite massimo di ritorno dell'investimento (7%, se ricordo bene) tarando i tagli caso per caso.
E tieni conto che ci sono state altre norme, in questi anni, che già hanno ridotto la redditività. Per non parlare dell'eventualità di cessioni con ulteriore riduzione dei margini.
Insomma, mi sa che la favolosa redditività della "speculazione" del FV, sia stata molto gonfiata da chi aveva interesse a farlo.

Sul fatto che si poteva intervenire sulle tasse, invece che retroattivamente sugli incentivi, sono perfettamente d'accordo (e sarebbe stato tanto, tanto meglio se l'avessero proposto nel 2012 o 2013 gli operatori stessi, in cambio di qualche anno di tranquillità per il settore...), tanto più che, scopriamo ora, sugli impianti gravano Imu, Irap ed altre imposte.
Si potevano alzare quelle in modo ragionevole e bilanciato a secondo dell'anno della redditività dell'impianto, evitando polemiche e ricorsi.

Ma credo che così il messaggio (agli operatori delle rinnovabili "Andatevene da questo paese") e al pubblico "Abbiamo punito i biechi speculatori) non sarebbe arrivato altrettanto chiaro e forte.

PS: ma, ripeto, la vera norma gravissima "ammazza FV" è il prelievo sull'autoconsumo, che colpisce le installazioni non incentivate del futuro e non quelle ipertutelate del passato...
Forse lo spalma incentivi serve a anche a far passare in sordina questa vergogna.

"Bonte-Friedheim il CEO di

"Bonte-Friedheim il CEO di NextEnergy Capital Group che commenta il provvedimento spalma-incentivi sul fotovoltaico varato dal Governo"

Sembra che questo articolo che tutti commentano non l'abbia letto nessuno... l'articolo parla genericamente di tagli agli inecentivi alle FER come se i tagli fossero per tutti gli impianti e tutte le tecologie senza citare mai il fotovoltaico (e gli impianti sopra i 200 kWp).... leggendo un articolo del genere uninvestitore estero non capisce nulla di ciò che è stato realmente fatto. Poi parla di feed-in tariff che con il grosso degli incentivi del conto energia c'entrano come i cavoli a merenda.

Sono d'accordo che i tagli retroattivi agli incentivi del conto energia siano negativi (sarebbe stata forse meglio una tassa sui ricavi) ma per quanto riguarda il non riuscire a pagare i debiti alle banche mi pare si faccia un po' troppo allarmismo sul non riuscire a pagare le rate. Il business plan di un impianto FV 'tipo' da 1 MW di solito permette di ripagare il debito alle banche (all'80%) con il 50% dei ricavi totali il resto copre costi operativi e remunera il capitale proprio investito. Se non è così bisogna dimostrarlo con i numeri (cosa che negli ultimi mesi non si è mai fatta) e non a chiacchiere.