Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Alla ricerca della grid parity per il fotovoltaico

Il settore fotovoltaico è preoccupato di trovare nuove opportunità economiche per la cessione di elettricità prodotta da questi impianti senza incentivi. Sulle difficoltà dei nuovi modelli di business e su tutto il sistema regolatorio che ancora manca per arrivare alla grid parity, Assosolare presenterà a breve uno studio. Qui alcune anticipazioni.

Al centro dell’attuale dibattito nel settore fotovoltaico nazionale non c’è più il sistema incentivante. Il quinto conto energia avrà una durata che secondo gli analisti potrà essere compresa tra i 4 e i 12 mesi, cioè tra gennaio e luglio 2013 (Qualenergia.it, Quinto conto energia, quanto duererà?), ma ciò cambia di poco la sostanza. Un’azienda non può impostare la sua attività in un’ottica temporale inferiore ai 3 anni. I ministri al governo lo sapevano bene e la mossa è stata studiata ad arte. A parte che l’altalenante meccanismo di incentivi e regole italiane questo modello sano di sviluppo non lo ha mai veramente consentito, ora però il decreto del luglio scorso (in gestazione e annunciato da febbraio) sancisce un pesante rallentamento a un settore fino a ieri dinamico (di fatto 450mila impianti in 3 anni), e un’ulteriore mazzata alla credibilità e alla serietà di questo Paese. Il tempo ci dirà se verrà corretta questa situazione, magari utilizzando un ‘approccio tedesco’ che ha più opportunamente ritenuto di non depauperare un comparto dall’oggi al domani.

Ma questo è il passato. E guardare indietro non aiuterà certo a dare una nuova spinta al fotovoltaico. L’obiettivo è quello di realizzare impianti in grid parity, come si dice, almeno per alcuni profili di consumo, cercando di scovare progetti con tassi di ritorno degli investimenti del 6-8%. Ma come accompagnare la tecnologia verso l’indipendenza dagli incentivi? Non tutti i pezzi del puzzle sono al loro posto per poter dispiegare questa opzione. E poi non tutti gli operatori sono pronti per andarsi a cercare queste piccole miniere. Il passaggio dalla mera vendita del modulo/impianto alla vendita del chilowattora solare provocherà “morti e feriti”, come tutti i passaggi a nuovi modelli di business. In questo caso si dovrà lavorare caso per caso, business to business, mentre prima i pesci saltavano sulla barca e non dovevi mettere giù neanche l’esca.

Ma torniamo alle regole necessarie almeno a rendere viabile questa nuova fase. Quali sono oggi le opportunità economiche esistenti in Italia per la cessione di energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico senza incentivi? Entro un paio di settimane Assosolare, una delle associazioni di categoria del FV, uscirà con uno studio che con analisi e diversi case history, anche esteri, proverà a dare risposte a questa domanda. Si avvarrà anche della collaborazione di tre Studi legali (Orrick, Roedl & Partner, NCTM) che hanno analizzato nello specifico, oltre alle modalità di cessione dell’energia elettrica da fotovoltaico, anche la questione della priorità di dispacciamento dell’energia pulita e le barriere di natura anticoncorrenziale.

Per quanto riguarda il primo aspetto sappiamo che i regimi attualmente in vigore sono quelli del “ritiro dedicato”, dello “scambio su posto”, dei sistemi di auto-approvvigionamento energetico, i cd. SAEE (Decreto Ministero dello Sviluppo Economico del 10.12.2010) e dei Sistemi Efficienti di Utenza, i cd. SEU (Decreto legislativo n. 115/2008). A valle delle normative su SAEE e SEU vi sono le normative sulle reti private, le Reti Interne d’Utenza (RIU) definite dall’articolo 33 della legge n. 99/09 e le altri reti private.

Come emerge da alcune anticipazioni dello studio, presentate nel corso del convegno di ZeroEmission di Roma, “Fotovoltaico senza incentivi: troppo presto?”, i SAEE e i SEU sono sistemi chiusi e al momento limitativi nel rendere economicamente convenienti investimenti in impianti fotovoltaici in assenza di incentivi o a tariffe ridotte, cosa che allontana la grid parity. Le ragioni sono da ricercarsi nelle limitazioni regolamentari di potenza massima, nella restrizione di questi schemi alle sole reti private (massimo 2 km), per le restrizioni territoriali esistenti (impianti da realizzare su terreni del cliente finale oppure RIU ammissibili solo per la connessione di unità di consumo industriali ricomprese in aree insistenti sul territorio di non più di tre Comuni o province), per la limitazione di cessione diretta a un solo utente finale (si veda anche Qualenergia.it, SEU, la grid parity è dietro al contatore?).

Anche la normativa sullo scambio sul posto attualmente in vigore non è idonea a favorire investimenti nella realizzazione di impianti in assenza di incentivi: per il basso limite massimo fissato a 200 kW di potenza e l’impossibilità di cedere in scambio l’energia a distanza a un soggetto diverso dal produttore.
La normativa esistente risulta quindi abbastanza disomogenea e frastagliata, e disciplina solo una piccola parte del settore della cessione diretta di energia elettrica da fonti rinnovabili, cioè del principale sbocco per la realizzazione di impianti fotovoltaici senza tariffe incentivanti (senza parlare delle possibili modifiche che svuoterebbero di conseguenza questa agevolazione: Qualenergia.it, Un nuovo scambio sul posto allontanerà la grid parity?).

Il documento Assosolare toccherà anche uno dei nodi essenziali per lo sviluppo delle rinnovabili e del FV in particolare: l’obbligo del dispacciamento prioritario dell’energia pulita. I legali coinvolti nello studio hanno ricordato che questa disciplina è stata introdotta nel nostro ordinamento in attuazione e recepimento di direttive comunitarie e che le esigenze di sicurezza del sistema elettrico nazionale non possono giustificare limitazioni del diritto alla priorità di dispacciamento delle energie rinnovabili. La priorità di dispacciamento nasce in fondo dalla diversa valenza e qualità ambientale delle energie pulite rispetto a quelle fossili. Un punto fermo che non andrebbe mai trascurato.

È stato, inoltre, evidenziato nell’anticipazione dello studio anche un altro elemento a favore della permanenza del principio della priorità di dispacciamento per le rinnovabili: eliminare tale vantaggio e rendere le rinnovabili soggette a un dispacciamento di merito economico ridurrebbe i volumi di energia elettrica offerta sul mercato spot (IPEX), inibendo di fatto alle energie pulite un ruolo nella riduzione dei prezzi di Borsa.

C’è infine anche un’analisi ‘antitrust’ della situazione relativa alle Reti Interne d’Utenza o reti private (RIU). L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, in un parere reso a giugno, ha ritenuto che non vi sia un'asimmetria concorrenziale tale da giustificare la definizione di un mercato della produzione da fonti rinnovabili distinto da quello della produzione da fonti convenzionali. Un punto su cui si deve concordare per far entrare a pieno titolo le rinnovabili sul mercato e anche perché un’offerta più ampia nel settore elettrico riduce in teoria la possibilità di abusi di posizione dominante, peraltro in passato accertati e sanzionati dall’Antitrust. Sarebbe quindi coerente eliminare tutte quelle barriere di natura legislativa/regolamentare che vanno a limitare lo sviluppo di reti private e gli impianti alimentati da rinnovabili, così come l’adozione di misure di regolazione aventi natura asimmetrica, senza costi per la collettività, idonee a favorire la loro integrazione nel sistema elettrico nazionale.

Informeremo i nostri lettori sull’uscita dello studio Assosolare e continueremo su questo portale le analisi riguardanti lo sviluppo nel nostro Paese del fotovoltaico senza incentivazione.

Nella foto in alto: Impianto FV Enerquos





Commenti

Salvatore, quella è una

Salvatore, quella è una remunerazione su per giù plausibile per un impianto in Sicilia, se l'impianto è in Puglia le cose sono ben diverse. In Italia dal punto di vista del mercato elettrico c'è sud e sud... e l'anomalia della Sicilia (prezzo molto elevato dell' e.e.) nel medio periodo dovrebbe normalizzarsi, come quella della Sardegna.

@salvatore la fauci Faccio

@salvatore la fauci Faccio notare che la frase... " Impianto in immissione diretta (RID) da 1 MWp, al Sud Italia immette circa 1.500.000 kWp che..." ... non vuole dire nulla... forse 1.500.000 kWh/anno? Roberto

Siamo in grid parity

Secondo me stiamo un pò esasperando tutto poiché le soluzioni per non far morire il mercato ci sono, e sono già attivabili. Ne dico due: impianto residenziale da 2,4 kWp in SSP con il 50% di autoconsumo ed il 50% in scambio già si ripaga in 6 anni al Sud ed 8 al Nord Italia. Impianto in immissione diretta (RID) da 1 MWp, al Sud Italia immette circa 1.500.000 kWp che sono valorizzati in circa 165.000 euro/anno (crescenti) a fronte di una spesa, oggi, non superiore a 1.200.000 € (con capitale proprio si ripaga in circa 7 anni). Credo che ci siamo (parlo da azienda) abituati un po' tutti all'impresa facile, mandando messaggi errati (fai il fotovoltaico e guadagni). Sbagliato! Oggi dobbiamo dire alle famiglie che tra 10 anni l'energia costerà 40 centesimi/kWh, quindi un impianto FV è un investimento importante, come gli infissi a taglio termico, la stufa a pellet ed il solare termico. Cambiamo il modo di fare marketing, attrezziamoci come vere aziende ed il mercato resterà florido. Saluti

Siamo in grid parity

Secondo me stiamo un pò esasperando tutto poiché le soluzioni per non far morire il mercato ci sono, e sono già attivabili. Ne dico due: impianto residenziale da 2,4 kWp in SSP con il 50% di autoconsumo ed il 50% in scambio già si ripaga in 6 anni al Sud ed 8 al Nord Italia. Impianto in immissione diretta (RID) da 1 MWp, al Sud Italia immette circa 1.500.000 kWp che sono valorizzati in circa 165.000 euro/anno (crescenti) a fronte di una spesa, oggi, non superiore a 1.200.000 € (con capitale proprio si ripaga in circa 7 anni). Credo che ci siamo (parlo da azienda) abituati un po' tutti all'impresa facile, mandando messaggi errati (fai il fotovoltaico e guadagni). Sbagliato! Oggi dobbiamo dire alle famiglie che tra 10 anni l'energia costerà 40 centesimi/kWh, quindi un impianto FV è un investimento importante, come gli infissi a taglio termico, la stufa a pellet ed il solare termico. Cambiamo il modo di fare marketing, attrezziamoci come vere aziende ed il mercato resterà florido. Saluti

Enel ha cambiato 7 procedure

Enel ha cambiato 7 procedure di allaccio dall'inizio dell'anno. Dal 1° Luglio ha adottato la procedura online che solo un pazzo può averla concepita. Si ripetono le compilazioni di dati identici UNA DOZZINA DI VOLTE!Spesso dati che forniscono proprio loro! Ogni anno dal 2009 cambiano procedura in media 3 volte l'anno, sempre con allegati nuovi e dati non sempre pertinenti l'impianto da allacciare. Gente che analizza le pratiche che blocca tutto per errori interni del loro portale, e dopo che tu li risolvi devi comunicarlo all'altro reparto perché internamente loro non lo fanno. GSE ha pure inserito la certificazione energetica dell'edificio, inserito una specie di tassazione retroattiva PER TUTTI GLI IMPINNTI, e costi amministrativi per i nuovi. Hanno già un utile e questa tassazione genererà un ulteriore utile di milioni di euro. Per un Ente che da anni fa solo casini e che è disprezzato da tutti gli operatori per la lungaggine burocratica, l'inefficienza, la burocrazia vergognosa delle proprie procedure interne caotiche senza capo nè coda. Le lobby si sono mosse con una burocratizzazione senza precedenti a tutti i livelli. Lo scambio sul posto è una truffa bella e buona, che ha sottratto a centinaia di migliaia di persone il recupero dell'Iva sull'energia anticipata. Gente che immette in rete energia ed enel che la rivende immediatamente facendosela pagare, ed il GSE che rimborsa meno del reale valore UN ANNO DOPO, se tutto va bene. Questa è una truffa bella e buona, ecco cos'é. Lo scambio sul posto va fatto con zero anticipi durante l'anno ed un unico saldo a fine anno, come era fino al 2008. L'Iva va recuperata per tutti i privati al 100%, come tutte le varie addizionali. Sulla bolletta va indicato chiaramente quanto costa l'energia IN TOTALE, poi separare le varie voci successivamente, non come ora, dove la bolletta è una presa in giro perché assolutamente incomprensibile anche per molti addetti. Il costo zonale dell'energia non è reale. E' generato da un sistema informatico che, ufficialmente, analizza domanda e richiesta con tutte le varie varianti e regole, ma in pratica è manipolato alla sorgente per tenere sotto controllo il mercato. Veramente crediamo che con l'attuale fotovoltaico il prezzo dell'energia alle ore di punta sia prossimo allo 0? Ma se le stesse persone che fanno proposte ora 3 anni fa dicevano che il fotovoltaico non avrebbe mai avuto un ruolo nel panorama elettrico nazionale perché "non sarebbe bastata l'intera superficie della nostra Penisola per generare una potenza sufficiente?" Ed ora che cosa si inventano? Che ci sono problemi di rete? E si inventano una normativa come la CEI O-21 mentre sono in corso migliaia di impianti causando danni economici enormi agli operatori, definendo le caratteristiche dei dispositivi esterni il 25 di Giugno con obbligatorietà dal 1° Luglio? Ed anziché prenderli a calci tutti zitti sperando nel nuovo governo che ci elemosini sotto sotto un Conto Energia magari per i piccoli impianti? Ma ci rendiamo conto che ragionando così il nostro Paese va in malora sì o no?

Per gli impianti residenziali

Per gli impianti residenziali è importante affrontare e definire una volta per tutte se sia possibile o no, in caso di rinuncia o di fine del conto energia) la detrazione fiscale del 36% (fino al 30/6/2012 al 50%)

Scusi Ruffini, forse è il

Scusi Ruffini, forse è il caso di immaginare meno complotti, di arrabbiarsi meno con i ministri tecnici e di cercate di capire in concreto come nel breve periodo un impianto FV possa trovare una remunerazione per l'energia che produce che ne ripaghi i costi. Una collocazione sul mercato ad armi pari con le fonti fossili dovrebbe a mio parere indicare il costo reale dell'energia da FV (diciamo almeno 12 c€/kWh) mettendola in sostanza fuori mercato, forse più percorribile la strada di particolari contratti bilaterali di vendita a terzi ma che lascerebbero l'energia da FV fuori dal mercato elettrico 'vero' e garantirebbero la priorità di dispacciamento, più o meno come avviene ora.

Il prezzo medio zonale

Il prezzo medio zonale dell'energia è una farsa. Si cerca di far apparire il mercato come "flessibile", quando basta quotare l'energia a prezzo fisso medio giornaliero. Basta con quasta pagliacciata del valore delle ore di punta prossimo allo 0, voluto appositamente per danneggiare il fotovoltaico, che nelle ore di punta è più produttivo, e chiedere anche il rimborso per la mancata produzione, che era il fine ultimo dell'intera operazione! Ci manca solo l'integrazione con i sistemi a gas... Quello che serve sono massicci investimenti nei sistemi di accumulo, tra cui l'idrogeno, ed il miglioramento delle reti, altro che le trivellazioni per 4 barili e mezzo di petrolio, con i danni ambientali che comportano. Passera è un incompetente ad un livello grottesco, ma almento lui ha evidenti conflitti di interesse e lo fa per il suo tornaconto. Quello che mi stupisce sono le argomentazioni pseudo buoniste che si sentono in giro, con un dar ragione a questo oppure a quello, mentre il piano del governo non è attuabile e non lo sarà mai ma si rischia di avere la prossima legislatura senza una maggioranza stabile di governo e dei nuovi tecnici incaricati dalle lobby del petrolio e gas che faranno se possibile peggio di questi "formalmente corretti" demolitori dello stato infatuati dallo spread e dal pil. Servono investimenti concreti in un'ottica di lunga durata. Questi dilettanti come visione sì e no arrivano a Lunedì prossimo.

Non mi è molto chiara una

Non mi è molto chiara una cosa, come può l'energia da FV cercare una remunerazione sul mercato e contemporaneamnete spingere affinchè tale energia passi in borsa in modo da ridurre i prezzi dell'energia elettrica? Con il dispacciamento di merito economico la priorità di dispacciamento dell'energia da rinnovabili si traduce con il passaggio in borsa a prezzo nullo e si sono verificati casi particolari in cui il prezzo zonale orario può appunto essere pari a zero quando la quota di produzione fossile contendibile è molto risicata... ma per ora questi sono problemi del GSE che si fa carico dell'energia con il Ritiro Dedicato o lo Scambio Sul Posto.... una tale sistema non pare sostenibile per impianti FV che operino in concorrenza con le fonti fossili. Allo stesso modo non mi è ben chiaro come un impianto FV, anche se la legge lo permettesse, potrebbe vendere energia a terzi. Posto che la produzione da FV non è programmabile gli eventuali 'buchi' di produzione dovrebbero essere coperti da fornitori tradizionali che farebbero pagare questo back-up ben più caro della normale fornitura. L'unica soluzione sarebbe integrare gli impianti con gruppi di generazione o cogenerazione a gas installando alla fine dei conti degli "impianti ibridi".