Il cosiddetto “decreto anti-apagón” non ha superato lo scoglio del Parlamento spagnolo e dovrà essere riproposto dopo l’estate.
Il governo Sánchez ha subito un’altra sconfitta martedì 22 luglio, in quella che è stata l’ultima sessione plenaria prima della pausa estiva, non riuscendo a far approvare dalla Camera il Real Decreto-ley 7/2025, scritto dopo il blackout dello scorso 28 aprile, che, per un calo di tensione, ha lasciato per quasi un’intera giornata la penisola iberica senza elettricità (si veda Blackout Spagna, alla ricerca del capro espiatorio).
I 165 voti a favore di ERC, Bildu, PNV, Coalición Canaria, dell’ex ministro socialista José Luis Ábalos, oltre a quelli di PSOE e Sumar, non sono stati sufficienti a impedire che i 183 contrari annullassero un decreto che il governo considerava cruciale.
Hanno infatti votato contro PP, Vox, Junts, Podemos, BNG e il deputato Jorge Pueyo, membro di Sumar, che ha infranto la disciplina di voto del gruppo.
“Si tratta di una bocciatura essenzialmente politica, che quasi nulla ha a che fare con i contenuti del decreto”, spiega a QualEnergia.it Miguel Marroquín, analista della società di consulenza Our New Energy.
Il presidente del governo, Pedro Sánchez, ha minimizzato la sconfitta e ha già confermato che ripresenterà il testo dopo le vacanze estive.
Cosa prevede(va) il decreto
Avevamo spiegato subito dopo la firma cosa prevedeva il Regio decreto legge 7/2025.
Oltre a iter semplificati per le rinnovabili, vi si incoraggiava il repowering, riducendo della metà le scadenze amministrative.
Per promuovere l’autoconsumo, invece, la distanza massima tra generazione e consumo era stata aumentata a 5 km per gli impianti inferiori a 5 MW e si introduceva “un gestore dell’autoconsumo” terzo.
Tra gli altri punti del decreto: tempi dimezzati anche per il permitting allo storage, l’introduzione di un “aggregatore indipendente” al fine di agire per la vendita o l’acquisto sui mercati dell’elettricità e la fornitura di servizi al sistema.
Tutto ciò in un percorso di elettrificazione più spinta per i consumi finali, con detrazioni per le pompe di calore e, per le industrie energivore, un’esenzione dell’80% sulle tariffe di rete, retrodatata al 23 gennaio 2025.
Semplificazioni spinte, nel testo bocciato al Parlamento, erano previste anche sulle autorizzazioni per l’installazione di colonnine di ricarica dei mezzi elettrici e per l’allaccio alla rete elettrica delle utenze non residenziali.
Cosa ne pensano gli operatori
A favore del decreto, alla vigilia del voto alla Camera, avevano preso posizione tutte le maggiori associazioni del settore elettrico: un comunicato congiunto era arrivato da Asociación Empresarial Eólica, Asociación de Empresas de Gran Consumo de Energía, Asociación de Empresas de Energía Eléctrica, Asociación de Empresas de Energías Renovables e Unión Española Fotovoltaica.
Nella nota inviata ai parlamentari, le associazioni mettevano in guardia dalle “gravi conseguenze” che comporterebbe l’abrogazione del decreto, tra cui “l’esposizione a crisi future, come il blackout del 28 aprile; la perdita di competitività internazionale; o la paralisi degli investimenti che riducono la dipendenza energetica e la vulnerabilità all’incertezza geopolitica”.
Per Marroquín di Our New Energy, cui abbiamo chiesto un commento, però, se il decreto era “un segnale positivo per rafforzare il sistema elettrico e aumentarne la flessibilità”, tuttavia “vi sono ambiti in cui sono necessarie misure più concrete”.
Al di là della “imprescindibile” proroga delle scadenze per i progetti, Marroquín lamenta ad esempio la lentezza delle amministrazioni nel permitting. “Serve un quadro migliore per sviluppare e voler connettere (gli impianti), soprattutto per le batterie in questo momento. Oggi in Spagna abbiamo più di 10 GW di BESS che potrebbero essere realizzati e vanno sbloccati”.
Il decreto – prosegue – sebbene specifichi che l’amministrazione faciliterà e incentiverà la partecipazione ai mercati, in un regime non discriminatorio, per storage, gestione della domanda e altri servizi di flessibilità, “non fornisce informazioni dettagliate sulle misure specifiche per raggiungere questo obiettivo. In assenza di strumenti economici chiari o di quadri normativi già operativi, l’incentivo rimane a livello dichiarativo”.
Anche sui meccanismi per la capacità citati nel decreto, osserva: “Ad oggi non ci sono novità in merito al mercato della capacità sottoposto a consultazione pubblica all’inizio dell’anno. Questo silenzio crea incertezza”.
“Dobbiamo – conclude – continuare ad andare avanti lungo le linee delineate nel decreto legge reale, ma facendo un passo avanti. Servono normative che sviluppino solidi meccanismi di mercato e chiari segnali economici che incentivino una maggiore flessibilità. Inoltre, è fondamentale stabilire una tempistica chiara per l’attuazione di queste misure, corredata di criteri tecnici ed economici trasparenti. Solo così potremo garantire che il sistema elettrico si evolva con l’agilità e la sicurezza richieste dalla transizione energetica”.




























