L’eolico di piccola e media taglia è una delle tecnologie di cui tener conto nelle strategie di autoconsumo delle imprese per stabilizzare i costi energetici.
Secondo Leitwind, questo segmento trova spazio soprattutto in aree dove le grandi turbine non sono installabili: limiti di accesso, poco spazio disponibile o capacità di rete ridotta.
Taglie ridotte e più flessibilità di installazione: le turbine da 1-2 MW rispondono a queste esigenze. Le dimensioni più contenute permettono installazioni in siti complessi e connessioni alla rete più gestibili.
Qui si concentra questa nicchia di mercato, con impianti che puntano alla fattibilità e all’integrazione con i consumi locali. Ne abbiamo parlato con Paola Oldani, Head of Sales di Leitwind, durante KEY 2026.
Da parte degli energivori c’è poi un crescente interesse per sistemi integrati: eolico, fotovoltaico e accumulo. Una combinazione che consente di aumentare l’autonomia energetica e migliorare la gestione dei carichi.
Repowering, una leva per nuovi progetti
Un altro ambito operativo è il repowering. Le turbine di taglia ridotta permettono di intervenire su siti esistenti, dove le infrastrutture sono già presenti, ma le grandi macchine non sono installabili. In questo modo si estende la vita utile degli impianti e si valorizzano aree già dedicate all’eolico, senza dismettere i parchi esistenti.
Il mercato pell’eolico di piccola e media taglia mostra segnali di fermento, con nuovi investitori anche da settori diversi dall’energia.
Anche sul fronte territoriale, secondo Oldani, l’eolico beneficia oggi di una maggiore accettazione. È una tecnologia matura e diffusa da anni, con ricadute positive anche in termini di occupazione locale. Un fattoe che facilita nuovi sviluppi, soprattutto per impianti di dimensioni più contenute.
Resta però l’incertezza normativa. La mancanza di politiche stabili rallenta le decisioni, anche se l’interesse per soluzioni alternative continua a crescere.




























