Scrivi

Una smart grid per una comunità energetica autonoma in Sardegna

La presentazione dello studio preliminare per la realizzazione di una rete intelligente a Benetutti (SS), uno dei pochi Comuni in Italia ad avere la titolarità della rete locale di distribuzione elettrica. FV, biogas e storage al centro del progetto.

ADV
image_pdfimage_print

Giunto ormai al terzo stadio, il Progetto Complesso Reti Intelligenti per la Gestione dell’Energia a cura della Piattaforma Energie rinnovabili di Sardegna Ricerche e dell’Università di Cagliari ha come suo obiettivo finale la trasformazione della Municipalità di Benetutti in provincia di Sassari da acquirente a erogatore di servizi energetici.

Con una gestione intelligente di produzione e consumo locali di energia da fonte rinnovabile, la configurazione proposta prevede la trasformazione della rete elettrica comunale di Benetutti – con circa 1700 abitanti – in una smart-grid.

Anziché importare energia dalla rete sarà in grado di immettervi circa 585 MWh all’anno anche grazie alla produzione di biogas che, ottenuto dal recupero delle biomasse non forestali, stabilizzerà la produzione oltre ad alimentare due cogeneratori per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici pubblici.

Il Comune di Benetutti, unico in Sardegna insieme a quello di Berchidda, si trova nella felice condizione di avere la titolarità della rete locale di distribuzione elettrica, potendo in tal modo superare i vincoli normativi che bloccano la realizzazione delle smart-grid.

Di questo e della metanizzazione dell’isola si è parlato del corso della presentazione dello studio che ha avuto luogo lo scorso mese di giugno a cura del Comune di Benetutti con la partecipazione del professor Alfonso Damiano, coordinatore del Progetto.

Una smart-energy community che nasce da un mulino ad acqua

È Rosolino Sini, il ragioniere responsabile della gestione dell’Azienda Elettrica di Benetutti, che ci racconta la genesi di questa storia straordinaria.

“Tutto ebbe inizio nei primissimi anni del 1900 quando un mugnaio di Benetutti cominciò a produrre energia elettrica per illuminare con qualche lampadina il suo laboratorio e il tratto di via Umberto dove si trovava il suo mulino”.

“Proviamo a immaginare – prosegue – che tipo di rivoluzione tecnologica stesse avvenendo allora e lo stupore che provocò nella popolazione il fatto di vedere illuminata una strada con delle lampadine. Ebbene, gli amministratori comunali di allora, molto lungimiranti, capirono immediatamente che stava accadendo qualcosa di straordinario e, senza perdere tempo acquistarono la privativa di questa ‘nuova cosa’.”

“Benetutti ha iniziato a produrre energia fotovoltaica già dal 2009 – continua Sini – quando furono installati presso alcune abitazioni i primi impianti. Il boom si ebbe nel 2010 grazie agli incentivi statali, ma proseguì anche negli anni successivi. Ma è nel 2000, con il Decreto “Bersani” del 1999, che il Comune diventa titolare della concessione ministeriale per la distribuzione di energia elettrica all’interno del proprio territorio.”

Oggi l‘Azienda Elettrica Comunale di Benetutti conta oltre 1100 utenti.

È del 2017 l’accordo preliminare con cui il Sindaco, Vincenzo Cosseddu, acquisisce da e-Distribuzione le porzioni di rete in bassa e media tensione presenti nelle campagne, a integrazione della rete elettrica del centro abitato. L’acquisizione delle reti e il progetto per la smart-grid sono stati finanziati con le risorse del Programma Operativo Regionale 2014-2020 della Regione Sardegna.

La stessa Regione con Delibera di Giunta Regionale n. 46/7, a proposito delle smart grid stabilisce che: “… l’intervento andrebbe a valorizzare l’esperienza avviata nel Comuni di Berchidda e Benetutti, unici in Sardegna ad avere la concessione di parte della rete di distribuzione, con l’obiettivo di farli diventare dei laboratori di sperimentazione internazionale, così da attrarre investimenti, e dei modelli da replicare”.

Il comune ha quindi le condizioni ideali per una gestione innovativa della rete elettrica.

Trasformare il sistema energetico da passivo ad attivo porterà a:

  • soddisfare completamente i consumi locali con l’autoproduzione
  • controllare i flussi di produzione e consumo
  • ridurre il costo dell’energia elettrica.

Il sistema elettrico del comune di Benetutti

L’Azienda Elettrica di Benetutti ha in concessione la rete di distribuzione in Media (MT) e Bassa tensione (BT) del Comune. La rete di distribuzione in MT è esercita a 15 kV con configurazione ad anello. Come detto, sono presenti circa 1110 utenze in BT con una potenza contrattuale di circa 4,5 MW. La rete di media tensione presenta quattro trasformatori di alimentazione utenze BT: tre Trafo da 315 kVA e uno da 250 kVA.

Con una potenza fotovoltaica installata di 1,5 MW e una producibilità annua di 2.200 MWh, la comunità di Benetutti immette attualmente in rete 708 MWh/anno e ne preleva 2.820 MWh/anno.

La percentuale di autoconsumo si attesta intorno al 70% con un consumo annuo per abitante di 2.280 kWh contro i 1.300 kWh di consumo domestico medio della Sardegna.

Si tratta dunque di un comune che, grazie all’auto-produzione da fonte fotovoltaica, ha già migrato all’elettrico parte dei consumi termici. Restano da risolvere i problemi di fluttuazione di potenza che in alcuni in periodi (soprattutto in estate e fino a ottobre) determinano livelli di assorbimento nullo e conseguente cessione alla rete (vedi diagramma).

La produzione di biogas e la sua integrazione nel modello

Per sopperire alla non programmabilità della produzione di energia FV il progetto prevede la realizzazione di un impianto di digestione anaerobica per la produzione di biogas.

Rispettando l’impegno ad utilizzare le risorse rinnovabili disponibili sul territorio, anche in un’ottica di economia circolare, il digestore sarà alimentato dalle risorse residuali di biomasse disponibili nel raggio di 20 km.

Si tratta dei residui del settore caseario, reflui zootecnici, scarti di macellazione, residui della produzione viti vinicola e biomasse forestali. Si stima che il digestato residuo sarebbe completamente impiegabile come ammendante dei terreni ubicati nella stessa area.

Il biodigestore, opportunamente collocato lontano dal centro abitato per ridurne l’impatto sulla comunità, alimenterà due cogeneratori da 300 kWe situati nei pressi degli edifici pubblici cui il servizio cogenerativo (raffrescamento e riscaldamento) è destinato.

La valorizzazione mediante digestione anaerobica della quantità di biomasse residuali massima disponibile nel territorio consentirebbe l’ottenimento di circa 16.300 MWh annui di energia primaria e, grazie ai cogeneratori, la produzione continuativa di 750 kWe. Il tutto supportato da un sistema di batterie per una capacità di 1000 kWhe per una potenza di 500 kW.

I vantaggi economici

Come sappiamo il costo dell’energia elettrica che paghiamo in bolletta è composto da diverse voci. Mentre sulle quote energia e imposte non si è in grado di incidere, riducendo gli scambi con la rete attraverso l’ottimizzazione della produzione e del consumo energetico si possono conseguire risparmi interessanti.

Il progetto di rete intelligente punta quindi a ridurre significativamente gli oneri di distribuzione e di trasporto e le relative dispersioni di energia.

Le smart-grid tra metanizzazione e vincoli normativi

Il professor Damiano non si è sottratto a una domanda piuttosto scomoda che gli è stata posta dal pubblico. “Con gli investimenti previsti dal progetto possiamo ridurre il costo dell’energia di circa il 20%. Allora conviene oggi investire nella metanizzazione dell’isola?”

Facendo un primo distinguo tra l’obiettivo di soddisfacimento della domanda di energia di tipo domestico e dei servizi, che grava sulle reti di distribuzione energetiche, e quella di tipo industriale, che si avvale della produzione locale, Damiano pone una questione a monte:

Qual è il futuro industriale della Sardegna? Solo dopo – dice – possiamo ragionare sul modello energetico. Vogliamo un sistema moderno, di servizi, o un sistema che deve alimentare un ciclo di produzione industriale? Solo se rispondiamo a questa domanda possiamo rispondere alla questione ‘metanizzazione sì’ o ‘metanizzazione no’.”

A valle della sua annosa partecipazione ai diversi piani energetici regionali Damiano aggiunge che “si parla di metanizzazione da quasi 40 anni e la partita non si chiude. Forse perché la chiusura di quella fornitura non è richiesta o forse perché la domanda non è sufficiente per ammortizzare l’investimento. Se il futuro del sistema industriale deve essere quello di garantire uno sviluppo delle filiere del Sulcis e del Nord Sardegna allora la fornitura di metano è indispensabile – dice. Ma se non si crede più in quelle produzioni allora si rischia di fare un investimento che non sarà utilizzato.”

Ricordiamo che l’area del Sulcis è stata a lungo specializzata nella lavorazione di metalli pesanti: allumina da bauxite, alluminio, zinco, piombo e cadmio. Le istituzioni regionali si sono concentrate sul rilancio del polo industriale. L’area industriale del Nord Sardegna è invece rappresentata in larga parte dal complesso industriale di Porto Torres dove ha sede il polo petrolchimico.

Il professor Efisio Scano, Responsabile Scientifico del Laboratorio di Biomasse e Biocombustibili del cluster Energie Rinnovabili presso Sardegna Ricerche, precisa che la Sardegna sarebbe in grado di produrre una grande quantità di metano utilizzando la digestione anerobica di biomasse residue. I 30 impianti di digestione anaerobica già esistenti in Sardegna, dice, producono 60/70 milioni Nm3 di metano. Nell’ottica di un modello produttivo basato sull’agroindustria, la produzione locale di metano non sarebbe certo un problema.

E i comuni che non dispongono della proprietà della rete? È ancora il prof. Damiano a chiarire che “la tecnologia legata alle VPP (Virtual Power Plant, ndr) per la gestione di reti virtuali è già disponibile. Occorre ancora abbattere alcuni vincoli normativi che non consentono le contabilizzazioni in maniera puntuale e corretta. Gli obiettivi a livello comunitario sono già stati chiaramente delineati, siamo in attesa dei decreti attuativi sulle comunità energetiche che dovrebbero far chiarezza”.

Potremmo veder nascere proprio a Benetutti, ma vorremmo vederle in tutti i comuni italiani, una comunità energetica pioniera di quelle prefigurate dalla Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.

La tecnologia è matura, le comunità e le amministrazioni locali sono pronte, l’Unione Europea ha definito le linee guida per lo sviluppo delle energie rinnovabili, delle smart-grid e delle comunità energetiche. I cambiamenti climatici incombono, ma la politica nazionale seguita ad accumulare ritardi: cui prodest?

Il video della presentazione del progetto

ADV
×