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Teleriscaldamento a fonti rinnovabili per rilanciare il territorio

Con la biomassa prima e il solare termico poi, la cittadina francese di Pons ha creato una rete di teleriscaldamento quasi interamente alimentata a rinnovabili. Il prezzo dell’energia si è abbassato e si sono creati posti di lavoro sul territorio.

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La città di Pons, situata nella regione francese della Charente-Maritime, aveva fino al 2021 una rete di teleriscaldamento alimentata a biomassa, con una percentuale di produzione da fonti rinnovabili pari al 75%.

Un ottimo risultato, senza dubbio, ma, come si sa, l’appetito vien mangiando.

Fino al 95% di calore da rinnovabili

L’amministrazione cittadina ha ragionato su come incrementare ancora l’impiego di energia pulita per fornire calore agli abitanti e, allo stesso tempo, di come rendersi ancora più indipendente dalle capricciose fluttuazioni dei mercati in termini di prezzi e di disponibilità.

La scelta è allora ricaduta sulla combinazione dell’allora esistente centrale a biomassa con un impianto solare termico che, per sua natura, fornisce energia rinnovabile, disponibile localmente, competitiva e, soprattutto non esposta alla variabilità del mercato energetico.

Grazie a questa integrazione, la percentuale di copertura rinnovabile rispetto al fabbisogno complessivo di calore è salita al 95%.

La rete della città fornisce il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria a una decina di edifici pubblici, tra cui tre scuole, la stazione dei vigili del fuoco, il municipio e un edificio annesso, la piscina, la palestra, il centro studentesco e il centro per anziani.

Gestita da Dalkia nell’ambito di un contratto di servizio pubblico, la rete di riscaldamento, come sopra accennato, era alimentata a biomassa, fino al 2021, per il 75% della domanda, mentre il restante consumo era coperto tramite gas naturale.

Con l’entrata in funzione della centrale solare termica EMASOL, utilizzata in via prioritaria rispetto alla biomassa, la percentuale di alimentazione a gas si è ridotta a circa il 5%.

Inseguendo la decarbonizzazione

Installato su una superficie occupata lorda di circa 5.000 mq, l’impianto EMASOL presenta una superficie di collettori solari termici di oltre 1.800 mq, per una potenza di picco pari a 1,5 MW.

Una peculiarità tecnica di questo sistema è che i collettori sono disposti su inseguitori e, quindi, ruotano per seguire il percorso del sole durante la giornata, migliorando la produttività della centrale.

L’energia fornita dall’impianto solare alla rete è di circa 1.000 MWh all’anno e corrisponde, in sostituzione del gas, a una riduzione annuale di 250 tonnellate di emissioni di CO2.

L’impianto solare è dotato anche di un serbatoio di accumulo ad acqua calda, con un volume pari a 500 m3. Si tratta di quasi 300 litri per ogni metro quadrato di collettore installato, un valore piuttosto elevato perché è stato dimensionato per affrontare il periodo invernale immagazzinando l’equivalente di 4 giorni di consumo.

Il serbatoio, inoltre, non ottimizza il funzionamento del solo solare termico ma anche della centrale a biomassa, consentendo di soddisfare sia i consumi ordinari sia i picchi di domanda.

Oggi, quando si prevedono picchi, ad esempio, il calore da biomassa viene immagazzinato per coprire i consumi senza dover ricorrere al gas.

Un beneficio anche per il territorio

L’impianto solare è stato posto in marcia nel settembre del 2021, dopo circa 9 mesi di lavori.

Il costo complessivo del progetto è stato di 1,3 milioni di euro, corrispondente a un costo specifico di circa 800 €/mq di solare installato.

Quasi il 60% di questo investimento ha avuto accesso a finanziamenti esterni. Il Fonds chaleur gestito dall’agenzia nazionale ADEME ha contribuito con 580.000 euro, pari a circa il 45% del totale, mentre l’Amministrazione Regionale ha fornito 167.500 euro, vale a dire quasi il 13% del costo complessivo.

È importante sottolineare che il progetto ha permesso di realizzare una ottima convenienza economica per i consumatori: il prezzo del calore da teleriscaldamento, infatti, genera un risparmio di circa il 15% rispetto al prezzo medio dell’energia non rinnovabile.

Come esempio concreto si può riportare il caso della caserma dei vigili del fuoco che, grazie al nuovo progetto, ha registrato un risparmio di circa 600 euro all’anno sulla bolletta energetica.

La rilevanza di queste iniziative, però, non si ferma alla sola decarbonizzazione ma è legata anche ad altri impatti positivi sul territorio come, ad esempio, il rafforzamento dell’economia locale.

Nel caso di Pons, la realizzazione della centrale solare a integrazione di quella a biomassa ha permesso di creare due posti di lavoro a tempo pieno equivalenti. I posti di lavoro sono stati realizzati presso la società Newheat, un’azienda specializzata in impianti solari termici di media e grande taglia.

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