Taglio dei consumi finali di energia, l’Italia svicola sul target Ue?

Secondo la Direttiva europea sull'efficienza energetica, il nostro Paese dovrebbe avere un target 2030 al momento considerato troppo ambizioso. L'aggiornamento del Pniec fissa l'asticella più in alto.

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L’Italia si è posta nel Pniec un target 2030 incompatibile con il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei consumi finali fissati dall’Unione europea.

Secondo la Direttiva europea sull’efficienza energetica, infatti, il nostro Paese dovrebbe raggiungere 93,1 Mtep entro il 2030, ma stando alla valutazione di fine maggio 2025 della Commissione europea sui piani nazionali definitivi aggiornati per l’energia e il clima (Pniec) il valore atteso è invece di 101,7 Mtep (link alla direttiva e alla valutazione in basso).

Il divario dagli obiettivi

L’Italia è uno dei sette Paesi con obiettivi dichiarati “significativamente al di sopra” dei target da raggiungere.

Gli altri sono Spagna, Svezia, Ungheria, Slovacchia, Malta e Lussemburgo. Il divario maggiore è proprio il nostro, con 8,5 Mtep di differenza tra obiettivi dichiarati e attesi. Seguono la Spagna con 5,5 Mtep e la Svezia con circa 5 Mtep.

Poiché il divario tra i contributi inviati dalla Commissione agli Stati membri e i contributi effettivamente comunicati dagli Stati membri è di circa 24 Mtep, significa che, di questi, 19 Mtep sono la somma di questi tre Paesi.

“Quelli indicati nella direttiva sono obiettivi ai quali i Paesi membri dell’Ue dovrebbero ambire, ma non ci sono obblighi vincolanti”, spiega a QualEnergia.it Antonin Chapelot, senior policy advisor per The Coalition for Energy Savings, piattaforma europea che unisce imprese, autorità locali, agenzie energetiche, comunità energetiche e organizzazioni della società civile per promuovere il risparmio e l’efficienza energetica nell’Ue.

Non sono quindi previste sanzioni in caso di mancato raggiungimento – aggiunge – e questo potrebbe portare gli Stati membri e l’opinione generale a non prendere questi obiettivi troppo sul serio”.

Nel Pniec italiano inviato a Bruxelles a giugno 2024 (link in basso) la previsione di consumo finale di energia di 101,7 Mtep al 2030 è così ripartita tra i vari settori (come si può vedere anche nella tabella):

  • Industria: 25,8 Mtep
  • Residenziale: 26,6 Mtep
  • Terziario: 13 Mtep
  • Trasporti: 33,1 Mtep
  • Agricoltura: 3,1 Mtep

Nei prossimi 5 anni non ci si aspetta un sostanziale miglioramento per quanto riguarda industria e agricoltura (la stima a fine decennio è uguale a quella di fine 2025), mentre i due settori che cambieranno di più saranno il residenziale (da 29 a 26,6 Mtep) e i trasporti (da 37,3 a 33,1 Mtep).

L’Italia si porterà più vicina al target europeo di 93,1 Mtep soltanto dieci anni più tardi, nel 2040, quando le stime Pniec si aggirano sui 95,5 Mtep.

Trasporti e settore residenziale saranno le due voci che continueranno a calare maggiormente nel consumo finale di energia, passando rispettivamente a 30,3 e 23,8 Mtep. Gli altri comparti rimarranno invece pressoché invariati.

Intensità energetica ed emissioni in Italia

Secondo l’ultimo report Ispra del settembre 2024 (pdf) che analizza indicatori di efficienza e decarbonizzazione in Italia, poco dopo l’ultimo aggiornamento del Pniec, il fabbisogno di energia per unità di Pil si è ridotto del 23,4% dal 2005 al 2022, mentre le emissioni per unità di Pil hanno fatto segnare un -32%.

Analogamente, diminuiscono dal 2005 le emissioni di gas serra per unità di energia consumata in tutti i principali settori produttivi: -7,8% per l’agricoltura, -10,4% per l’industria e -22,6% per i servizi.

Il confronto tra gli indicatori nazionali e quelli dei principali Paesi mostra che il sistema energetico italiano ha un’elevata efficienza energetica ed economica: l’intensità energetica, espressa in termini di consumo interno lordo di energia per unità di Pil, è tra le più basse nei principali Paesi Europei, 83,5 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) contro 98,3 tep dei 27 Paesi dell’Unione europea nel 2022.

Le emissioni nazionali per unità di consumo interno lordo di energia sono invece più elevate della media europea (2,79 tonnellate di COequivalente per tep), contro 2,49 dei Paesi Ue.

Ma l’efficienza energetica da sola non basta

“Bisogna fare una distinzione tra due obiettivi europei di efficienza energetica”, spiega a QualEnergia.it Dario Di Santo, direttore di Fire, la Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia.

“Uno è diretto e dice che gli Stati membri devono tenere un certo valore cumulativo di risparmi energetici al 2030 attraverso una serie di politiche. Questo, nel nostro Pniec, si considera raggiungibile. L’altro è l’obiettivo di riduzione dei consumi finali, sul quale c’è effettivamente uno scollamento”.

I consumi dipendono infatti dalle misure di efficienza energetica, ma non solo. “Se contemporaneamente cresce ad esempio la necessità di raffrescamento, così come le applicazioni per le telecomunicazioni o l’intelligenza artificiale, l’efficienza non basta a far scendere il dato”, spiega Di Santo.

Il portale Odyssee-Mure, che raccoglie e mette a disposizione dati, indicatori e analisi sull’efficienza energetica e le politiche di risparmio energetico dei Paesi Ue, mostra come queste ultime abbiano inciso per una riduzione di 1,2 Mtep tra il 2022 e il 2023 in Italia, insieme ad altri fattori come ad esempio variazioni del valore aggiunto nell’industria, nei servizi e nell’agricoltura, nei trasporti (la voce “Activity” del grafico sottostante).

Arrivare a 93,1 Mtep come richiesto dalla direttiva europea rappresenta un “target molto difficile da raggiungere in assenza di crisi economiche o di variazioni strutturali rilevanti”, che potrebbe essere ottenuto anche con politiche di efficienza “ma molto più incisive e più costose di quelle attuali”.

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