Strategia energetica in Germania: bagno di realtà o doccia fredda sull’Energiewende?

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Il governo ridimensiona le previsioni della domanda elettrica e punta a più efficienza e reti solide. Dieci misure per la competitività industriale, le rinnovabili e l'idrogeno.

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La Germania sta ridisegnando la propria strategia energetica ricorrendo a quello che il governo tedesco ha definito un vero e proprio “bagno di realtà”.

Presentato il 15 settembre dal ministero dell’Economia e dell’Energia, il rapporto commissionato agli istituti EWI e BET, mette in luce una domanda elettrica più bassa del previsto, ritardi nel potenziamento delle reti e incertezze sullo sviluppo dell’idrogeno.

Da qui le dieci misure proposte dalla ministra Katherina Reiche per “più pragmatismo e realismo” nella transizione.

Ma questo cambio di rotta, secondo alcuni, più che un bagno di realismo è una doccia fredda per la transizione energetica.

Se da un lato le associazioni industriali hanno salutato con favore l’enfasi sulla competitività, dall’altro il ministero dell’Ambiente, i socialdemocratici e le organizzazioni ambientaliste mettono in guardia contro il rischio che ridimensionare le ambizioni di elettrificazione rallenti la decarbonizzazione e aumenti la dipendenza tedesca dalle fonti fossili.

Domanda elettrica e obiettivi di decarbonizzazione

Il rapporto stima che la domanda tedesca di elettricità al 2030 sarà compresa fra 600 e 700 TWh, cioè fino al 20% in meno rispetto alle previsioni contenute nell’aggiornamento del Piano nazionale energia e clima (Pniec) del 2024, che indicava 750 TWh.

La flessione riflette il calo dei consumi registrato negli ultimi anni, da 569 TWh nel 2021 a 527 TWh nel 2024, un andamento legato sia alla crisi energetica internazionale sia al rallentamento industriale tedesco.

Questa revisione ha conseguenze rilevanti per la politica energetica: con consumi più bassi del previsto, la Germania può teoricamente raggiungere la quota dell’80% di rinnovabili nel mix elettrico entro il 2030 con un ritmo di installazioni meno pressante.

Tuttavia, la ministra dell’Ambiente, la socialdemocratica Carsten Schneider, la portavoce socialdemocratica per l’energia e diverse associazioni ambientaliste avvertono che ridurre troppo gli obiettivi di elettrificazione può frenare la transizione di settori cruciali come i trasporti e il riscaldamento.

Il Ministero federale dell’Economia e dell’Energia sottolinea che le scelte devono essere calibrate sul reale equilibrio tra costi, benefici e competitività.

“Le decisioni di politica energetica non devono portare a investimenti errati o a un’eccessiva regolamentazione, ma concentrarsi sul mercato, sulla diversità tecnologica e sull’innovazione”, ha dichiarato Reiche. L’approccio mira a garantire che ogni chilowattora prodotto sia effettivamente utilizzato, evitando sprechi e riducendo il peso delle bollette, ha aggiunto.

Dieci misure per efficienza e competitività

Le dieci misure annunciate sono le seguenti:

  1. Valutazione onesta dei bisogni e realismo della pianificazione.
  2. Promuovere le energie rinnovabili in modo compatibile con il mercato e con il sistema.
  3. Espandere in modo sincrono le reti, le energie rinnovabili e la flessibilità decentralizzata.
  4. Implementare rapidamente un mercato della capacità tecnologicamente aperto.
  5. Promuovere la flessibilità e la digitalizzazione del sistema elettrico.
  6. Mantenere ed espandere mercati energetici uniformi e liquidi.
  7. Rivedere i regimi di finanziamento, ridurre sistematicamente i sussidi.
  8. Promuovere la ricerca e l’innovazione.
  9. Promuovere l’aumento dell’idrogeno in modo pragmatico, ridurre i requisiti eccessivamente complessi.
  10. Stabilire cattura, stoccaggio e uso della CO2 (CCS/CCU) come tecnologia di protezione del clima.

Tra queste spiccano il realismo nella pianificazione dei fabbisogni, la promozione delle rinnovabili in modo compatibile con il mercato e la creazione di un mercato della capacità aperto a diverse tecnologie.

Si tratta di un cambiamento importante rispetto agli anni in cui la priorità era spingere al massimo gli incentivi, anche a costo di distorsioni e sussidi eccessivi (Germania, in arrivo tagli ai sussidi per il fotovoltaico domestico).

Un punto centrale è la sincronizzazione fra reti, rinnovabili e flessibilità decentrata. Negli ultimi anni, la Germania ha dovuto spendere miliardi in misure di emergenza come il redispatch, ossia la riduzione forzata della produzione da impianti eolici e fotovoltaici per evitare congestioni di rete.

Secondo il ministero, che ha commissionato il rapporto, una pianificazione più integrata permetterebbe di ridurre questi costi, garantendo che i nuovi impianti sorgano solo dove le connessioni sono adeguate.

Altra novità è l’introduzione di strumenti più efficienti rispetto ai tradizionali incentivi diretti, come i contratti per differenza, e l’avvio delle prime aste per il mercato della capacità già nel 2027.

L’obiettivo è premiare la disponibilità di potenza stabile e flessibile, indispensabile per bilanciare un sistema dominato da rinnovabili intermittenti. Questa misura, se ben calibrata, può ridurre l’incertezza per gli investitori e garantire una transizione più ordinata.

Reti elettriche e idrogeno, i nodi principali

Il monitoraggio evidenzia progressi sul fronte del fotovoltaico e dell’eolico, ma anche ritardi significativi nelle connessioni offshore e nel rafforzamento delle linee di trasmissione.

Il rischio è che la produzione rinnovabile cresca più rapidamente delle reti, aumentando le congestioni e gli sprechi. Già oggi, i costi per la gestione delle limitazioni di rete superano diversi miliardi di euro l’anno.

Per il solo sviluppo delle reti di distribuzione sono previsti investimenti superiori a 235 miliardi di euro entro il 2045. Tuttavia, uno studio citato dal rapporto mostra che con una pianificazione più mirata e un migliore uso delle flessibilità si potrebbero ridurre le necessità fino del 30%. Ciò richiederebbe però strumenti di coordinamento tra operatori di rete, comuni e regioni, oltre a procedure autorizzative più rapide.

Il capitolo idrogeno è quello che presenta le maggiori incertezze. La Germania punta a 10 GW di elettrolizzatori entro il 2030, ma i progetti sulla rampa di lancio appaiono insufficienti.

Inoltre, i costi di produzione dell’idrogeno verde restano molto superiori alla disponibilità a pagare delle imprese, sollevando dubbi sulla sostenibilità economica di un’espansione accelerata. In assenza di progressi rapidi, Berlino dovrà fare maggiormente affidamento sulle importazioni di idrogeno, con implicazioni geopolitiche e di sicurezza, secondo il rapporto, consultabile in tedesco dal link in fondo a questo articolo.

Tensioni politiche e reazioni

Il bagno di realismo proposto dal governo ha suscitato reazioni molto contrastanti.

Dal lato industriale, le associazioni più rappresentative, come BDI (Federazione dell’industria tedesca), VCI (industria chimica), IGBCE (sindacato dell’industria mineraria, chimica ed energetica) e l’Associazione degli ingegneri tedeschi (VDI), hanno accolto con favore la nuova impostazione.

“Accanto all’espansione delle rinnovabili, l’accessibilità deve essere una priorità se la Germania vuole restare un Paese industriale”, ha dichiarato il VDI. Per queste realtà, la scelta di riportare al centro competitività e costi è un segnale positivo, in un momento in cui l’industria teme la perdita di posti di lavoro e del suo vantaggio tecnologico.

Al contrario, diversi osservatori e associazioni ambientaliste hanno espresso preoccupazione per le conclusioni tratte dal governo.

Molti esperti riconoscono che il rapporto di monitoraggio offra una panoramica accurata delle sfide della transizione, ma contestano la decisione di ridimensionare le ambizioni. La critica principale è che una minore velocità nell’espansione delle rinnovabili rischi di aumentare la dipendenza della Germania dai combustibili fossili, esponendo il Paese a nuove vulnerabilità sia economiche che climatiche.

Anche all’interno della coalizione non sono mancate divisioni. La ministra dell’Ambiente Schneider ha dichiarato che “dobbiamo evitare barriere artificiali a una fornitura affidabile di elettricità rinnovabile per industria, trasporti e riscaldamento”.

La portavoce SPD per la politica energetica, Nina Scheer, ha aggiunto che “un aumento dell’efficienza dei costi non deve essere confuso con una riduzione assoluta dei costi”. Entrambe le dichiarazioni segnalano il timore che il nuovo approccio, troppo concentrato su prudenza e spesa, finisca per rallentare la decarbonizzazione.

Clean Energy Wire evidenzia un punto cruciale: la discrepanza fra la solidità dell’analisi tecnica e le conclusioni politiche del governo.

In altre parole, la fotografia del sistema energetico è considerata ampiamente condivisibile, ma le scelte operative rischiano di trasformare questa “verifica” in una giustificazione per rallentare le rinnovabili e allentare gli obiettivi. Un approccio che, secondo i critici, potrebbe compromettere non solo la neutralità climatica al 2045, ma anche la credibilità della Germania come guida della transizione energetica europea.

Correttivo o freno?

Molte reazioni sottolineano il rischio che questo “bagno di realtà” del governo diventi un freno più che un correttivo.

Per le associazioni ambientaliste, infatti, focalizzarsi solo sui costi immediati senza valutare i benefici di lungo periodo delle rinnovabili e dell’elettrificazione equivale a guardare al futuro con miopia. La questione, secondo loro, non è se i costi siano alti, ma come distribuirli e come trasformarli in un vantaggio competitivo.

Se il nuovo corso della politica energetica tedesca rappresenti una correzione di rotta pragmatica o una pericolosa involuzione, lo capiremo nei prossimi mesi e anni.

La scelta del governo tedesco potrebbe rafforzare la stabilità del percorso e ridurre il rischio di sovracapacità o di oneri eccessivi per i consumatori. Tuttavia, se l’enfasi sul contenimento dei costi rallentasse troppo l’elettrificazione di trasporti e riscaldamento, la Germania rischierebbe di allontanarsi dai propri obiettivi climatici.

In gioco non c’è solo la riuscita della Energiewende tedesca in quanto tale, ma anche il ruolo che il Paese ha svolto e l’impulso che ha impresso finora come guida della transizione energetica europea.

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