Intorno alle 4:00 del mattino di oggi, 9 settembre, due uomini sarebbero scesi da un’auto a Viddalba, in provincia di Sassari, per appiccare il fuoco a un parco fotovoltaico in costruzione, pare per una comunità energetica.
Queste le prime ricostruzioni, basate sulle telecamere di sorveglianza, di un incendio che poche ore prima dell’alba ha distrutto 5.000 pannelli e un muletto per trasportare il materiale.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e i Carabinieri della Compagnia di Valledoria. Il cantiere in località “Li Patini”, riporta l’Ansa, fa capo alla società Avru.
Il direttivo Saper (Sardi per le rinnovabili) parla di un “ennesimo atto di violenza contro le energie rinnovabili in Sardegna, per di più nei confronti di progetti portati avanti da imprenditori locali che credono fermamente nella necessità urgente di finire con l’era dei fossili e dare alla nostra isola un futuro migliore”.
Per l’associazione “l’invasione delle Fer e lo sfruttamento” del territorio “esiste solo nei titoli di giornale”.
Per questi motivi “chiediamo al Governo regionale e a quello nazionale di intervenire in maniera decisa per fermare le ondate di violenza prima che siano messe a rischio le vite delle persone che lavorano in questo settore”.
Non si tratta del primo episodio nell’isola. Il caso vuole che esattamente un anno fa, il 9 settembre 2024, sia stato appiccato un incendio con taniche di benzina a 2.000 pannelli fotovoltaici che stavano per essere installati a Tuili, nel sud della Sardegna. In questo caso l’impianto era della Greenvolt Power (si veda anche Non solo Sardegna, l’Italia del “no” alle rinnovabili).
Ad agosto dello scorso anno, invece, il sabotaggio ai danni di una turbina eolica in provincia di Nuoro (Sardegna, contestazioni contro l’eolico al calor bianco e un sabotaggio. Dove si vuole arrivare?).
L’isola è ormai un caso studio del Nimby contro le rinnovabili, si vedano i molti articoli che vi abbiamo dedicato.
Un grande ruolo nel mobilitare l’opinione pubblica contro parchi fotovoltaici ed eolici, ma anche contro batterie ed elettrodotto Thyrrenian Link con il continente, lo ha avuto la veemente campagna stampa del quotidiano più diffuso nella regione, l’Unione Sarda.
La testata, il cui gruppo controlla anche il canale televisivo Videolina e la radio Radiolina, da anni si è lanciata in una crociata contro le rinnovabili, strizzando l’occhio alle posizioni più estreme dei comitati, mentre difende i progetti legati al gas e preme per rinviare l’abbandono del carbone (si veda la nostra inchiesta di agosto 2024 La guerra dell’Unione Sarda contro le rinnovabili e per il metano).




























