Le proteste contro l’eolico che vanno avanti da oltre un anno in Sardegna hanno raggiunto preoccupanti momenti di tensione, sfociati anche in atti vandalici, ma spostandoci in Toscana quanto accaduto tra il 2 e il 3 luglio va oltre ogni limite.
Agsm Aim fa sapere che per due volte circa cinquanta persone “incappucciate” con passamontagna e armate di coltelli avrebbero minacciato gli operatori impegnati nella costruzione di un impianto eolico a Monte Giogo del Villore, Mugello, introducendosi “abusivamente” nel cantiere con dei cani.
“Il gruppo di violenti – si legge in una nota della società – ha dapprima circondato i boscaioli, sequestrando le motoseghe e danneggiando i mezzi di trasporto davanti agli occhi atterriti degli operai. Quindi ha circondato, insultato e minacciato tre ingegneri di Agsm Aim presenti sul crinale, lato Vicchio-Villore, spingendoli fuori dal cantiere stesso con ulteriori minacce e provocazioni”.
Il bilancio è di molto spavento e “ingenti” danneggiamenti a infrastrutture e mezzi, come riporta la società, che ha proceduto con una denuncia presso i carabinieri di Borgo San Lorenzo esprimendo “ferma condanna dell’atto violento e solidarietà ai tre ingegneri minacciati e ai boscaioli, oggetto di provocazioni, costretti a lasciare il cantiere”.
Nel corso della scorsa settimana è stato contestualmente organizzato un presidio con volantinaggio, al quale era seguita una diffida e un esposto alla Procura e alle Forze dell’Ordine da parte della società. Al momento, però, non ci sono conferme sul collegamento tra i sabotaggi e la manifestazione di protesta contro l’impianto eolico.
Agsm Aim, dal canto suo, “in questi anni non si è mai sottratta al confronto civile e costruttivo con le comunità locali” e “condanna fermamente quanto accaduto e opererà con le autorità locali e nazionali per difendere prima di tutto l’incolumità delle persone che operano nel cantiere, quindi la realizzazione di un’opera che è parte del piano nazionale energia e clima, dichiarata di pubblica utilità dalla Regione Toscana e dal Consiglio dei ministri”.
Sulla vicenda, intanto, si registra la “ferma condanna” del Coordinamento Free. “Quando le sindromi Nimby non riescono più a fermare lo sviluppo degli impianti rinnovabili attraverso il legittimo ricorso alle vie istituzionali, si arriva alla minaccia e all’aggressione e si perde di vista il senso prezioso della nostra democrazia”, secondo il presidente Attilio Piattelli.
Inoltre, “come possono essere considerate speculative sette pale eoliche in grado di fornire energia pulita a 100.000 persone, evitando 40.000 tonnellate di CO2 ogni anno? Con questa azione si vuole colpire un impianto che è un modello di concertazione verso il territorio visto che proprio in questa occasione si è svolto uno dei rari casi di dibattito pubblico con i cittadini, conclusosi con l’accettazione della realizzazione dell’impianto stesso”.
In Sardegna la contestazione non si placa
Come ricordato in precedenza, anche la Sardegna è protagonista da molto tempo delle contestazioni a impianti eolici e fotovoltaici a terra, con un’ondata di malcontento che non accenna a placarsi.
Nella serata del 4 luglio, ad esempio, si è svolta una nuova manifestazione in provincia di Oristano organizzata dal Presidio permanente del popolo sardo. Evento che si ripeterà nel porto di Oristano il 9 luglio, in una sorta di “revival” delle accese proteste di luglio 2024 nella stessa zona contro lo sbarco di alcune pale per un parco eolico a Villacidro.
Il 5 luglio a Cagliari, invece, i manifestanti si sono radunati per contestare l’inserimento di 37 ettari del colle Sant’Elia nel bando per la concessione di sedimi militari all’installazione di impianti fotovoltaici (per approfondire Il fotovoltaico della Difesa riaccende lo scontro Stato-Sardegna).


























