L’arrivo di “Goletta Verde” a Cagliari il 24 luglio ha riacceso la discussione sulle migliori soluzioni energetiche per alimentare lo sviluppo industriale ed economico della Sardegna.
“Bonifiche, decarbonizzazione, lotta alla crisi climatica e innovazione” sono i quattro pilastri per la “nuova rivoluzione industriale” nell’isola secondo l’iniziativa di Legambiente, per un territorio che sconta oggi una “pesante eredità di inquinamento”.
Tale fardello “troppo facilmente passa in secondo piano rispetto alle aspettative di ripresa, di sviluppo e agli scenari di approvvigionamento energetico per il rilancio produttivo”. Scenari che, sottolinea l’associazione, “sembrano andare in direzione opposta rispetto all’ineludibile percorso di decarbonizzazione”.
Secondo Marta Battaglia, presidente Legambiente Sardegna, una leva strategica per andare nella giusta direzione è invece il “Just transition fund”, ad esempio per “dare gambe alla transizione verde del Sulcis Iglesiente”, come nel caso di progetti già attivati “per migliorare le performance energetiche delle piccole e medie imprese”.
A tal proposito si segnala che il 21 luglio l’assessorato all’Industria della Sardegna ha pubblicato un avviso, proprio a valere sul piano nazionale per il Jtf, relativo all’azione 1.3 “Realizzazione di sistemi intelligenti di distribuzione e stoccaggio dell’energia”.
Destinatari del bando sono Terna e i Dso operanti nei 23 comuni del Sulcis Iglesiente, cui sono destinati contributi a fondo perduto per un totale di 4,5 milioni di euro. Le domande possono essere presentate fino al 15 ottobre 2025.
Il nodo del gas a Portovesme
Temi e prospettive analoghe sono stati affrontati anche il 17 luglio dalla Giunta regionale nel corso di un confronto con Enel sul piano di investimenti 2025-2027 per la Sardegna.
Oltre all’allineamento sugli obiettivi di sviluppo e resilienza delle reti, il nodo critico è emerso sul futuro della centrale termoelettrica Grazia Deledda di Portovesme.
In questo caso Enel ha in corso un progetto di sostituzione con uno storage, anche se la Regione non è perfettamente allineata.
“Non accetteremo che quel sito, una volta spenta la centrale, venga utilizzato esclusivamente per lo stoccaggio di batterie”, secondo l’assessore all’Industria Emanuele Cani, “ma chiediamo a gran voce un piano di riconversione industriale che tuteli il territorio sia dal punto di vista ambientale sia della forza lavoro”.
A leggere tra le righe è Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia Wwf Italia, che su Linkedin commenta: “La Giunta regionale Sarda, in barba a tutti gli impegni assunti e proclamati per la transizione, vuole la riconversione a gas della centrale Enel in Sardegna, una volta che si chiuderà finalmente con il carbone. Il motivo non è l’occupazione, batterie e rinnovabili sono ad alta intensità di lavoro, mentre ormai le centrali a gas si accendono e spengono da remoto, quindi impiegano pochissime persone, e questo i sindacati sardi dovrebbero saperlo, anche se fingono di ignorarlo” (si veda anche In Sardegna batterie in ritardo. Così faranno funzionare ancora il carbone).



























