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Rifiuti nucleari, le 51 aree idonee per la costruzione del deposito nazionale

Sul sito del Mase appare la proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) per il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco tecnologico. Ma arrivano già i primi "no".

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Sono in totale 51 le zone candidate a realizzare in Italia il Deposito nazionale e il Parco tecnologico per lo stoccaggio in via definitiva dei rifiuti radioattivi di bassa e media attività.

Le ha individuate Sogin nella proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai), basandosi sulle osservazioni emerse a seguito della consultazione pubblica e del seminario nazionale condotti dopo la pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), e approvata dall’Ispettorato nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione (Isin).

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha reso noto, pubblicandolo sul proprio sito istituzionale, l’elenco delle aree presenti nella proposta Cnai (link in basso): 21 sono localizzate nel Lazio (tutte nella provincia di Viterbo), 10 in Basilicata, 4 tra Basilicata e Puglia, 1 in Puglia, 5 in Piemonte, 8 in Sardegna, 2 in Sicilia.

Sono 16 in meno rispetto a quelle inizialmente prevista nella Cnapi. Il Mase specifica che si tratta di zone “i cui requisiti sono stati giudicati in linea con i parametri previsti dalla Guida tecnica Isin, che recepisce le normative internazionali per questo tipo di strutture”.

Non è detto però che siano queste le zone interessate dal Deposito Nazionale e Parco Tecnologico. Le Regioni e gli Enti locali citati dal Mase devono esprimere manifestazioni di interesse, volontarie e non vincolanti, mentre gli enti territoriali le cui aree non sono presenti nella proposta di Cnai possono presentare la propria autocandidatura e chiedere al Mase e alla Sogin di avviare una valutazione del territorio stesso, per verificarne l’eventuale idoneità.

Così dispone il dl Energia n.181/2023, che all’articolo 11 specifica come gli enti abbiano 30 giorni dalla pubblicazione della Carta (avvenuta ieri 13 dicembre) per farsi avanti.

In attesa di capire se ci saranno autocandidature, arrivano i primi “no” dalle Regioni inserite in lista. L’assessore all’ambiente della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, ha espresso la sua contrarietà “all’individuazione in territorio lucano dei siti per i rifiuti radioattivi”.

“La Basilicata – ha spiegato – offre già un contributo straordinario all’approvvigionamento energetico del Paese. Sono sicuro che, come ha già detto il ministro Pichetto Fratin, saranno individuati i Comuni che hanno già manifestato la propria disponibilità a ospitare tali depositi di rifiuti radioattivi”.

Si è accodata anche Francerca Ghirra, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra e consigliera comunale a Cagliari: “No grazie, le scorie nucleari non le vogliamo nella nostra isola. Dopo l’inerzia e i disastri di questi anni il presidente della Giunta sardo-leghista Solinas non esponga la nostra terra per i depositi delle scorie”.

Il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico, ricordiamo, sarà costruito all’interno di un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al Deposito e 40 al Parco Tecnologico. All’interno dei 110 ettari del Deposito Nazionale, in un’area di circa 10 ettari, sarà collocato il settore di smaltimento per i rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, mentre in un’altra area di estensione simile sorgeranno i quattro edifici di stoccaggio per i rifiuti radioattivi a media e alta attività. I rimanenti 90 ettari sono destinati alle aree di rispetto, agli impianti per la produzione delle celle e dei moduli, all’impianto per il confezionamento dei moduli, agli edifici per il Controllo Qualità, Analisi radiochimiche, e per i servizi a supporto delle attività.

Per ospitare l’impianto, nei giorni scorsi, si era fatto avanti Daniele Pane, sindaco di Trino (in provincia di Alessandria, dove sorge una delle quattro ex centrali nucleari italiane) che aveva messo a disposizione il suo Comune: “Da 30 anni si parla del deposito nazionale e non si è nemmeno riusciti a trovare un’area dove costruirlo. Ma intanto qui a Trino ci sono i depositi temporanei, che sono precari e insicuri. Se nessun territorio darà la sua disponibilità credo si debbano rivalutare le aree come la nostra che già oggi ospitano la quasi totalità dei rifiuti radioattivi”.

La realizzazione del deposito richiederà un investimento di 900 milioni di euro e almeno 4 anni di cantiere, che porteranno l’Italia a superare la scadenza – fissata per il 2025 – per far rientrare le sue scorie ad alta e media intensità che aveva stoccato all’estero (ci sono 235 tonnellate di nostri rifiuti atomici in Francia, ad esempio) in attesa di costruire l’impianto.

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