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Ricarica veicoli elettrici, l’Italia cresce ma è in forte ritardo sulle autostrade

I dati aggiornati a dicembre 2021 di Motus-E. Serve anche un database unico nazionale sulle infrastrutture per le auto alla spina.

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In Italia si vendono sempre più auto elettriche e aumentano i punti di ricarica per i veicoli alla spina, anche se rimane un forte ritardo nello sviluppo delle colonnine veloci sulle autostrade.

È Motus-E (associazione che promuove la mobilità elettrica) a presentare i numeri aggiornati del 2021, nella terza edizione del rapporto sulle infrastrutture pubbliche di ricarica nel nostro Paese.

Lo scorso anno si sono vendute 136.754 auto elettriche tra BEV (Battery electric vehicle) e PHEV (Plug-in hybrid electric vehicle), in crescita del +128% rispetto al 2020 e con una quota di mercato che ormai sfiora il 10% del totale.

Intanto i punti di ricarica hanno segnato un +35% con 6.700 unità in più: al 31 dicembre 2021, infatti, risultano installati 26.024 punti di ricarica in 13.233 infrastrutture (stazioni o colonnine), in 10.503 location accessibili al pubblico, come riassume il grafico sotto, tratto dal rapporto.

I numeri delle nuove immatricolazioni di vetture alla spina, evidenzia Motus-E (neretti nostri nelle citazioni), “sono incoraggianti, seppur ancora modesti rispetto al contesto europeo, in cui l’Italia si posiziona quinta con un distacco di più di 120.000 veicoli dalla terza, la Francia”.

Tuttavia, se si guarda al rapporto tra infrastrutture di ricarica e auto elettriche, “si nota subito che l’Italia è sopra la media europea ed è seconda soltanto ai Paesi Bassi, a dimostrazione del fatto che si sta perseguendo l’obiettivo, a lungo termine, di raggiungere una capillarità del servizio di ricarica”.

È necessario che la rete di ricarica pubblica si differenzi nella potenza erogata a seconda delle necessità dell’utente: indicativamente, le ricariche standard da 3-7 kW e rapide da 11-22 kW – quasi il totale dell’installato odierno – sono da privilegiare nei contesti urbani e/o di media-lunga sosta.

Mentre la ricarica veloce o ultraveloce ad alta potenza, almeno superiore ai 50kW – oggi ancora rara – è fondamentale per fornire il servizio di ricarica nel minor tempo possibile, nell’ottica di una sosta con il preciso scopo di ricaricare, in autostrada e in ambito extraurbano.

Per quanto riguarda le infrastrutture di ricarica su rete autostradale, però, l’Italia “è fortemente in ritardo” e al momento si contano soltanto 1,2 punti veloci ogni 100 km. Difatti, a Motus-E non risulta alcun bando pubblicato da parte dei concessionari autostradali per la realizzazione e gestione di una rete di ricarica per veicoli elettrici.

Oggi il 17% dei punti è a ricarica lenta (con potenza installata pari o inferiore a 7 kW), il 73,6% a ricarica accelerata o veloce in AC (tra più di 7 kW e 22 kW); il 3,6% è fast AC fino a 43kW, il 3,6% fast DC fino a 50 kW, mentre i punti restanti sono ultraveloci, di cui l’1,5% fino a 150 kW e l’1% oltre i 150 kW.

Oltre metà (57%) delle infrastrutture di ricarica si trova nel nord Italia, il 23% al centro e il 20% nelle regioni meridionali. La Lombardia, con 4.542 punti, è la regione capofila e da sola possiede il 17% dei punti di ricarica nazionali.

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