La Corte dei conti europea descrive un quadro complessivamente critico sull’attuazione di REPowerEU, il piano varato dall’Ue nel 2022 per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi e accelerare la transizione energetica.
Nello “Special Report 21/2026” (link in basso), i revisori mettono in evidenza carenze sul fronte degli investimenti, del monitoraggio, delle rinnovabili e delle interconnessioni, pur riconoscendo i progressi compiuti nella riduzione delle forniture energetiche da Mosca.
Secondo l’analisi, il dispositivo per la ripresa e la resilienza (Rrf), attraverso i capitoli REPowerEU dei Pnrr nazionali, “non può essere considerato il principale motore” per il raggiungimento degli obiettivi del piano.
I risultati sul fronte russo sono comunque rilevanti. Le importazioni dirette di petrolio da Mosca sono scese da 112,5 milioni di tonnellate nel 2021 a 12 milioni nel 2024, mentre quelle di gas sono passate da 153 a 38 miliardi di metri cubi. Nel caso del petrolio hanno pesato soprattutto le sanzioni europee; per il gas la riduzione delle forniture russe è stata compensata in larga misura dall’aumento degli acquisti da altri Paesi, in particolare Norvegia e Stati Uniti, come evidenzia il grafico in basso.
La Corte contesta alla Commissione di avere attribuito troppo genericamente il calo delle importazioni russe alle misure adottate nell’ambito di REPowerEU: hanno contribuito anche gli inverni miti del 2022-2023 e 2023-2024 e la contrazione dei consumi di famiglie e imprese determinata dagli elevati prezzi energetici.
Le misure Rrf-REPowerEU, conclude esplicitamente l’audit, “non hanno ancora svolto un ruolo chiave” in questo processo. Restano inoltre alcune criticità: nel 2024 le importazioni di Gnl russo erano addirittura superiori del 67% a quelle del 2021, passando da 12 a 20 miliardi di metri cubi.
La Corte sottolinea che queste debolezze assumono nuova rilevanza nell’attuale contesto geopolitico: le tensioni legate ai conflitti in Medio Oriente potrebbero rendere nuovamente necessaria una risposta europea rapida e coordinata per tutelare la sicurezza degli approvvigionamenti.
Pochi investimenti, target difficili da misurare e interconnessioni trascurate
Nel 2022 la Commissione aveva stimato in circa 300 miliardi di euro gli investimenti aggiuntivi necessari entro il 2030 e aveva indicato proprio il Rrf come strumento centrale per finanziarli.
Quasi 300 miliardi erano stati resi disponibili, soprattutto attraverso 225 miliardi di prestiti Rrf non utilizzati, oltre a sovvenzioni finanziate anche con le aste delle quote Ets e alla possibilità di trasferire risorse da altri fondi europei. Gli Stati membri, però, avevano impegnato nei capitoli REPowerEU appena 65 miliardi, il 22% della somma disponibile; dopo le successive modifiche dei Pnrr, ad aprile 2026 il totale era sceso ulteriormente a 54,3 miliardi, il 18%.
Né la Commissione né gli Stati, osservano i revisori, hanno fornito elementi sufficienti per dimostrare che il divario sarà colmato attraverso altri investimenti pubblici o privati.
Altre critiche riguardano le rinnovabili. REPowerEU aveva quantificato in 103 GW l’incremento aggiuntivo di potenza necessario rispetto ai precedenti obiettivi, di cui 62 GW fotovoltaici e 41 GW eolici.
La Commissione stima che le misure Rrf possano comportare almeno 20 GW, meno del 20% del totale; ma la Corte è riuscita a individuare solo 12 misure su 45 dotate di obiettivi chiari e misurabili in MW, per appena 1,6 GW. Per le altre, milestone e target misurano spesso la spesa effettuata o il numero di contratti sottoscritti, non la potenza effettivamente installata.
Debole anche la governance: appena il 35% delle misure Rrf contenute nei capitoli REPowerEU è richiamato nei Pniec aggiornati e solo 16 Stati su 27 hanno adeguato il proprio contributo alle rinnovabili alle maggiori ambizioni introdotte dal piano.
Le interconnessioni elettriche rappresentano poi, per la Corte, una vera “occasione mancata”. Nonostante il regolamento richiedesse di destinare almeno il 30% dei costi a interventi con dimensione o effetto transfrontaliero, sono state individuate solamente tre misure Rrf per veri interconnettori elettrici in tutta l’Ue. La definizione molto ampia di “effetto transfrontaliero” ha invece permesso di classificare in questa categoria il 76% delle misure, comprese installazioni fotovoltaiche o interventi di efficienza realizzati interamente all’interno di uno Stato.
Infine ci sono i tempi: su un campione di 27 interventi analizzati approfonditamente in cinque Paesi, 18, pari al 66%, avevano accumulato ritardi o erano stati ritirati.
Inoltre, per 12 dei 23 rimasti nei Pnrr, i progetti sottostanti saranno completati dopo la conclusione del Rrf.
Italia, oltre 11 miliardi nel capitolo REPowerEU
L’Italia è uno dei cinque Paesi (insieme a Belgio, Lituania, Polonia e Romania) sui quali la Corte ha svolto verifiche più approfondite, comprese visite e analisi di singoli investimenti. Nell’ottobre 2025 il capitolo REPowerEU italiano valeva 11,18 miliardi di euro, pari al 17,1% dei circa 65,3 miliardi complessivamente allocati a livello Ue in quel momento: 2,76 miliardi sotto forma di sovvenzioni e 8,42 miliardi di prestiti. Solo la Polonia disponeva di un importo maggiore.
Nel campione italiano la Corte ha esaminato sei interventi.
La riforma per semplificare le procedure autorizzative delle rinnovabili a livello centrale e locale viene indicata come attuata.
Più articolato il quadro per le infrastrutture. Un investimento da 60 milioni per progetti di interconnessione elettrica tra l’Italia e i Paesi confinanti è stato cancellato e rimosso dal capitolo REPowerEU.
Risultano invece in corso 45 milioni per infrastrutture destinate all’esportazione transfrontaliera di gas, 500 milioni per il Tyrrhenian Link, 200 milioni per SACOI3 (ammodernamento del collegamento elettrico tra Sardegna, Corsica e Toscana) e 375 milioni per la prima fase della Linea Adriatica, comprendente la centrale di compressione di Sulmona e il gasdotto Sestino-Minerbio. Per quest’ultimo intervento la Corte precisa che gli effetti si materializzeranno oltre l’orizzonte temporale del Rrf.
La Corte segnala infine che tre delle misure italiane esaminate costituiscono soltanto componenti di progetti infrastrutturali più ampi: il completamento delle parti non finanziate dal Rrf è necessario perché le opere diventino pienamente operative e avverrà oltre la durata dello strumento europeo.
La replica della Commissione
Alle critiche mosse dalla Corte dei conti ha risposto la Commissione europea, che contesta soprattutto l’idea che il ruolo del Rrf sia stato marginale. Nella replica (link in basso) Bruxelles riconosce che REPowerEU è stato concepito come una strategia più ampia, fondata su un mix di fondi Ue, risorse nazionali, investimenti privati e interventi regolatori.
Da questa prospettiva, Rrf avrebbe avuto un ruolo “significativo e catalitico”, accelerando progetti che in alcuni casi erano già programmati ma erano stati rinviati per mancanza di risorse. Bruxelles rivendica inoltre che REPowerEU abbia contribuito in misura sostanziale alla riduzione della dipendenza dal gas russo, pur ammettendo che il risultato è dipeso anche da altri fattori.
La Commissione respinge poi una lettura troppo restrittiva del contributo alle rinnovabili: i soli 1,6 GW con target direttamente espressi in MW o GW, si osserva, non rappresentano l’intero impatto delle misure, perché altri interventi sono misurati con indicatori differenti e perché le riforme su autorizzazioni, reti e procedure amministrative possono favorire nuova potenza senza tradursi immediatamente in un obiettivo quantitativo.
La stima di Bruxelles resta quindi superiore a 20 GW di potenza rinnovabile aggiuntiva sostenuta complessivamente dai capitoli REPowerEU.
Anche sui ritardi la Commissione ridimensiona il giudizio della Corte, sottolineando che ad aprile 2026 il 92% delle milestone e dei target del campione analizzato risultava raggiunto, completato o in linea con i tempi.

































