In base al disegno di legge delega sul nucleare l’Italia dovrebbe arrivare a stanziare fino a 7,5 milioni di euro nel biennio 2025-26 per finanziare campagne informative sull’energia atomica e azioni di comunicazione capillare nei territori che potrebbero ospitare gli impianti.
Un piano di comunicazione pubblica “senza precedenti”, critica Coordinamento Free, associazione che raggruppa diversi operatori delle rinnovabili, esprimendo forte perplessità sul contenuto del documento.
Solo per fare un paragone, il D.Lgs. 102/2014, il “Decreto Efficienza energetica”, ha destinato al programma di informazione e formazione sul tema un contributo massimo di 3 milioni di euro spalmati dal 2021 al 2030.
Il disegno di legge delega sul nucleare ha ricevuto il parere positivo della Conferenza Unificata nella seduta del 30 luglio. Il provvedimento punta a definire un quadro normativo organico sull’intero ciclo di vita della tecnologia nucleare, sia a fissione sia a fusione, stabilendo che il governo debba adottare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge uno o più decreti legislativi per disciplinare diversi aspetti.
Tra questi: produzione di energia nucleare “sostenibile”, anche ai fini della produzione di idrogeno; disattivazione e smantellamento degli impianti esistenti; gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito; ricerca, sviluppo e utilizzo dell’energia da fusione.
Quella disparità con le rinnovabili
Una delle tante criticità che rendono la scelta del nucleare sbagliata per l’Italia riguarda anche la scarsa accettabilità sociale degli impianti, oltre alle forti incertezze sui costi e i tempi di entrata in esercizio delle centrali e tutte le conseguenze che ne derivano.
Tornando al piano da 7,5 milioni, “non ricordiamo analoghi stanziamenti – denuncia Coordinamento Free – in favore delle politiche di informazione dei cittadini per la promozione dell’efficienza energetica o per la diffusione e l’accettabilità territoriale delle fonti rinnovabili, di cui invece si sente un estremo bisogno”.
Si pensi a questo proposito alle ricorrenti contestazioni in Sardegna contro gli impianti Fer o all’ultimo episodio violento in Toscana a inizio luglio quando un gruppo di cinquanta persone con passamontagna e armate di coltelli ha minacciato gli operatori impegnati nella costruzione di un impianto eolico a Monte Giogo del Villore, introducendosi “abusivamente” nel cantiere con dei cani.
L’unico esempio di coinvolgimento della cittadinanza e consultazione pubblica orientato verso l’accettabilità locale di un impianto a fonti rinnovabili, ricorda l’associazione, è quello fatto proprio per quel parco, realizzato però “con fondi completamente privati”.
“Colpisce la discrepanza tra l’entità delle risorse messe in campo per l’informazione sulla promozione del nucleare e quelle disponibili per la promozione di efficienza energetica e rinnovabili”, ha denunciato il Presidente del Coordinamento Free, Attilio Piattelli, “anche in considerazione dei rispettivi contributi attesi da efficienza energetica, Fer e nucleare al processo di decarbonizzazione”.
La relazione tecnica del governo traccia una roadmap per il nucleare nella quale i primi impianti saranno operativi verso il 2035, una previsione volutamente vaga e comunque molto ottimistica visti i continui ritardi che caratterizzano i processi di costruzione e messa in opera delle centrali, anche in paesi dove esistono impianti in funzione.
Figli e figliastri
Sappiamo quanta incertezza tecnologica ed economica circonda le soluzioni nucleari di nuova generazione, in particolare i reattori modulari di piccola taglia (“Smr”), per i quali i costi di realizzazione e di gestione sono ancora non noti, come confermato da diversi studi ed esperienze industriali, fino ad oggi fallimentari, e dall’assenza reattori di questo tipo già operativi e non sperimentali.
Coordinamento Free ritiene “quantomeno anomalo” che, in un contesto di risorse pubbliche limitate, si scelga di finanziare prioritariamente la comunicazione di una tecnologia non disponibile nell’immediato, mentre si continua a sottovalutare il ruolo dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, soluzioni già disponibili, più economiche, e immediatamente utili per la decarbonizzazione e per la riduzione delle bollette energetiche di imprese e famiglie.
L’associazione chiede che venga riequilibrato l’impegno istituzionale verso una comunicazione “strutturata, pluriennale e coerente” anche sulle rinnovabili, sull’efficienza e sulla partecipazione attiva dei cittadini, strumenti fondamentali per la diffusione capillare delle tecnologie e per l’accettabilità territoriale delle rinnovabili.




























