Al vertice straordinario dei paesi OPEC e non-OPEC è stato deciso di tagliare la produzione petrolifera complessiva: si partirà dal primo maggio, riducendo l’output giornaliero di 10 milioni di barili per un periodo iniziale di due mesi.

Poi da luglio a dicembre 2020, si legge in una nota diffusa dall’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Organization of the Petroleum Exporting Countries), il taglio sarà pari a 8 milioni di barili quotidiani; infine, dal primo gennaio 2021 al 30 aprile 2022, i paesi OPEC e non-OPEC produrranno 6 milioni di barili giornalieri in meno.

La baseline per calcolare gli aggiustamenti, chiarisce la nota, è il livello di produzione registrato a ottobre 2018; fanno eccezione Arabia Saudita e Russia, entrambe con una baseline pari a 11 milioni di barili giornalieri. Proprio Arabia Saudita e Russia avevano innescato nelle scorse settimane una “guerra dei prezzi” senza trovare un accordo sui tagli alla produzione.

La frattura si è poi ricomposta nel tentativo di ridare stabilità al mercato petrolifero, che sta vivendo un tracollo della domanda a causa dell’emergenza mondiale per il coronavirus con le conseguenti misure di lockdown in moltissimi paesi.

Resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a riportare equilibrio nei prezzi e quale sarà la risposta degli Stati Uniti.