Per Putin il caro energia è “colpa delle rinnovabili”, ma Iea e Ue dicono il contrario

  • 14 Ottobre 2021

La Commissione europea parla di "tolleranza zero" contro eventuali manipolazioni dei mercati del gas.

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Un nuovo attacco alle fonti rinnovabili è arrivato da Vladimir Putin, che le ha accusate di essere responsabili del caro energia che sta colpendo diversi paesi europei.

Il presidente russo, parlando alla Russia energy week a Mosca, riporta l’agenzia Euractiv, ha spiegato che la Russia era pronta a fornire più gas ai paesi europei, se fosse stato richiesto, e che Mosca non ha usato le forniture di combustibile come arma politica.

Secondo Putin, i prezzi alti del gas sono derivati da una carenza di energia elettrica dovuta alle rinnovabili.

Di parere opposto la commissaria Ue per le questioni energetiche, Kadri Simson. Nel presentare le proposte di breve e medio termine con cui Bruxelles punta a contrastare la recente impennata dei prezzi energetici, ha dichiarato che la Commissione Ue “avrà una politica di tolleranza zero per ogni manipolazione e speculazione di mercato”.

Intanto la Iea, nel World Energy Outlook 2021 presentato ieri, ha nuovamente scagionato le rinnovabili da tutte le accuse di aver favorito le impennate dei costi dell’energia.

Anzi, l’Agenzia ha sottolineato che investire di più in fonti energetiche rinnovabili consentirebbe ai paesi, come quelli europei, di essere meno dipendenti dalle forniture di petrolio, gas e carbone con relativi rischi associati alla volatilità di prezzi e mercati.

Nel suo discorso, Simson ha precisato che “stiamo investigando su possibili comportamenti anticoncorrenziali nel mercato energetico, in collaborazione con le autorità nazionali garanti della concorrenza e con le autorità di regolazione energetica”.

Inoltre, Bruxelles chiederà alla Esma (European Securities and Markets Autorithy, Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), di monitorare più strettamente il mercato europeo del carbonio Ets (Emissions Trading Scheme), che ha contribuito al caro energia con i prezzi in forte aumento della CO2.

Poi Simson ha ribadito il concetto che “bisogna accelerare la transizione verde, non rallentarla”.

La posizione di Bruxelles, infatti, è che il l’aumento dei costi dell’energia non è da attribuire alla politica Ue per il clima, né al fatto che le rinnovabili siano costose. Al contrario, esso è causato dagli aumenti dei prezzi delle fonti fossili, perché non è ancora disponibile abbastanza energia pulita e a basso costo per tutti.

Invece Putin, dopo aver ricordato che le rinnovabili sono cresciute moltissimo negli ultimi dieci anni nel mix energetico europeo, ha puntato il dito contro la variabilità della produzione di sole e vento, che può essere un problema in determinate situazioni.

In sostanza, si legge su Euractiv, Putin sostiene che la minore produzione eolica in Europa nei mesi scorsi ha determinato una carenza di offerta elettrica sul mercato Ue, così i prezzi sono aumentati e a loro volta hanno portato verso un incremento delle quotazioni spot del gas.

Putin, prosegue Euractiv citando la trascrizione del discorso pubblicata dal Cremlino, ha anche osservato che molti paesi Ue non hanno riempito gli stoccaggi gas in estate, preferendo affidarsi alla “mano invisibile” del mercato e ai prezzi spot del combustibile.

Intanto il fronte dei politici sovranisti e contrari alle politiche per il clima sta emergendo con forza nella stessa Ue. Ricordiamo, infatti, che Ungheria e Polonia stanno creando un fronte comune per opporsi al pacchetto “Fit for 55” e contrastare le misure pro-rinnovabili al prossimo Consiglio europeo del 21-22 ottobre.

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