Le compagnie petrolifere internazionali hanno annunciato tagli per decine di migliaia di posti di lavoro per due motivi principali: il calo dei prezzi del petrolio e il subentrare di una fase di consolidamento dopo la più grande ondata di fusioni e acquisizioni nel settore da decenni.
Sui prezzi hanno certamente inciso le politiche commerciali di Trump, che hanno gettato l’economia globale nell’incertezza nonostante la promessa di nuovi investimenti in fonti fossili negli Usa. Questo, unito al fatto che l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) ha aggiunto nuovi barili in mercati globali già ben riforniti, ha soffocato le prospettive dell’upstream, rallentandone l’attività.
Tra le aziende che hanno annunciato tagli c’è anche Schlumberger Limited, la più grande società per servizi petroliferi al mondo, che sta riorganizzando alcune funzioni e divisioni interne e continuerà a ridurre il personale, secondo quanto rivela Reuters.
Chevron sfoltirà tra il 15% e il 20% della sua forza lavoro globale, secondo quanto comunicato dall’azienda statunitense in una riunione interna a febbraio. Il colosso britannico BP invece taglierà oltre il 5% dei dipendenti, come annunciato a gennaio dal Ceo Murray Auchincloss nel tentativo di ridurre i costi e rafforzare la fiducia degli investitori.
Equinor lo scorso anno ha previsto la riduzione di circa il 20% (circa 250 persone) della divisione energie rinnovabili, dopo aver ridimensionato i piani sull’eolico offshore. Nel 2023, Shell ha dichiarato l’intenzione di diminuire del 20% la forza lavoro nelle attività di esplorazione e sviluppo di petrolio e gas, dopo consistenti tagli nelle divisioni dedicate alle rinnovabili e al low-carbon.
Anche Exxon Mobil nel 2023 ha annunciato il taglio di circa 400 posti in Texas, a seguito dell’acquisizione del produttore di shale oil Pioneer Natural Resources.
Il Caso ConocoPhillips
L’ultima della lista in ordine di tempo è la major dell’oil&gas statunitense ConocoPhillips, che eliminerà il 20-25% della sua forza lavoro nell’ambito di un’ampia ristrutturazione, come riportato mercoledì da fonti interne dell’azienda.
La compagnia ha circa 13mila dipendenti in tutto il mondo, il che significa che saranno interessati dai tagli tra 2.600 e 3.250 persone. La maggior parte verrà messa alla porta entro la fine dell’anno, ha dichiarato Dennis Nuss, portavoce di ConocoPhillips.
La nuova struttura e la nuova gestione aziendale saranno rese pubbliche a metà settembre e la riorganizzazione sarà completata entro il 2026.
L’utile netto di ConocoPhillips è sceso nel secondo trimestre del 2025 a circa 2 miliardi di dollari, il livello più basso dal trimestre conclusosi a marzo 2021, quando la pandemia aveva influito molto negativamente sulla domanda.
Il calo dei prezzi del petrolio ha messo particolarmente sotto pressione l’azienda quest’anno, costringendola non solo a tagliare il personale, ma anche a ridurre le trivellazioni.
Le previsioni Iea
Secondo una recente analisi dell’International energy agency (Iea), i prezzi del petrolio rappresentano al momento uno dei pochi fattori che ne favorirebbero il consumo globale, a fronte di un contesto macroeconomico difficile e della crescente diffusione dei veicoli elettrici. Il greggio è attualmente scambiato vicino ai minimi pluriennali, circa 15 dollari al barile in meno rispetto al massimo raggiunto quest’anno.
Nonostante si possa aspettare che prezzi a questi livelli stimolino la domanda nei Paesi in via di sviluppo, dove settori ad alta intensità di petrolio come l’estrazione mineraria, l’agricoltura e l’industria pesante rappresentano una quota significativa dei consumi, l’analisi Iea dimostra che questo non sta accadendo.
La domanda in questi Paesi è stata meno sensibile ai recenti movimenti dei prezzi, rispetto ai consumi nelle economie avanzate. Il motivo risiede, spiegano gli analisti, nella prevalenza di controlli governativi sui prezzi.
Questo trend ha portato la Iea a rivedere le proprie stime sul consumo globale di petrolio nel 2025, che dovrebbe ora aumentare di meno di 700mila barili al giorno sul 2024, perdendo circa 350mila barili giornalieri rispetto alle previsioni di inizio anno.


























