L’Europa di von der Leyen insegue il miraggio degli Smr

Presentate tre iniziative Ue su investimenti nelle cleantech, piccoli reattori modulari ed energia più accessibile per i cittadini. Ma Ursula von der Leyen spinge soprattutto sul nucleare: "ridurre l'atomo nel mix elettrico è stato un errore strategico".

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La Commissione europea ha presentato oggi, 10 marzo, una strategia per favorire gli investimenti nelle fonti energetiche pulite, una strategia per promuovere lo sviluppo dei piccoli reattori modulari (Smr, Small Modular Reactors), oltre a un pacchetto di misure per ridurre le bollette dei cittadini.

Come vedremo tra poco, la presidente dell’esecutivo Ue, Ursula von der Leyen, ha rimarcato la centralità dell’atomo nei piani energetici attuali di Bruxelles, sostenendo che sia stato un errore ridurre la quota del nucleare nel mix elettrico e che ora il vecchio continente possa diventare un hub globale delle nuove tecnologie del settore.

Ricordiamo, senza qui citare nuovamente tutte le incognite tecnico-economiche sulle unità Smr, che anche il governo italiano spinge molto per rilanciare la filiera nucleare nonostante i costi siano fuori scala e neanche uno Smr sia oggi operativo. Si sono chiuse a febbraio le audizioni parlamentari sul ddl delega in materia, con contributi di molteplici soggetti tra cui anche il Gse (Nucleare, in Parlamento arriva la lista della spesa).

Quanto alla strategia per le fonti pulite, evidenzia una nota di Bruxelles, contribuirà a colmare il divario tra il capitale privato attualmente disponibile e le spese necessarie nelle cleantech, in stretta collaborazione con la Banca europea per gli investimenti.

Quest’ultima erogherà oltre 75 miliardi di euro di finanziamenti nei prossimi tre anni a sostegno degli obiettivi della transizione energetica. In particolare, la Bei destinerà un importo indicativo fino a 500 milioni di euro a favore del Fondo di investimento per le infrastrutture strategiche.

L’aspetto finanziario è centrale: la strategia propone meccanismi su misura, tra cui ad esempio la cartolarizzazione dei futuri flussi di entrate, come le tariffe di rete regolamentate o i pagamenti/premi per le energie rinnovabili, convertendoli in titoli negoziabili di alta qualità, che offrono i rendimenti a lungo termine e stabili richiesti dagli investitori istituzionali.

Un’altra soluzione è l’uso di obbligazioni ibride, che consentono agli operatori di rete e alle società energetiche di raccogliere capitali senza superare i limiti del debito, rendendo questi investimenti più attraenti per gli istituti avversi al rischio.

Il pacchetto dell’energia per i cittadini, invece, si focalizza sulle azioni concrete per ridurre le bollette, consentire alle famiglie di produrre e condividere elettricità e lottare contro la povertà energetica.

Tra i punti più rilevanti: cambi di fornitore più rapidi, riduzione delle imposte e dei prelievi sulle bollette dell’energia elettrica, informazioni più trasparenti sui contratti di fornitura.

L’ambizioso discorso pro-atomo di Ursula von der Leyen

Maggiori dettagli sulla strategia nucleare li ha forniti la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, parlando oggi al Summit dell’energia nucleare a Parigi.

“La corsa alla tecnologia nucleare è iniziata”, ha dichiarato, precisando che l’Europa “ha tutto ciò che serve per essere all’avanguardia”, perché “abbiamo mezzo milione di lavoratori altamente qualificati nel nucleare, molti di più di Stati Uniti e Cina” e “siamo leader nell’innovazione globale nei reattori modulari”.

I piccoli reattori modulari, secondo l’esecutivo comunitario, dovrebbero fornire un contributo rilevante al futuro mix elettrico, assieme alle fonti rinnovabili, in modo da allentare le dipendenze dalle importazioni di combustibili fossili.

Si parla di tre categorie principali di impianti:

  • piccoli reattori modulari ad acqua leggera, tipicamente sviluppati a partire da unità esistenti raffreddate ad acqua;
  • reattori modulari avanzati (Amr, Advanced Modular Reactors), che utilizzano concetti innovativi e progetti di IV generazione con diversi refrigeranti (metallo liquido, sale fuso o gas ad alta temperatura) o nuovi tipi di combustibile nucleare;
  • micro reattori, solitamente di potenza inferiore a 10 MW, che hanno lunghi cicli di rifornimento e possono essere trasportati.

Queste tecnologie, si legge nelle “domande e risposte” pubblicate dalla Commissione Ue, potrebbero fornire non solo energia elettrica pulita, ma anche calore decarbonizzato per i distretti urbani e le industrie, tra cui la produzione di acciaio, le raffinerie di petrolio, il trasporto marittimo, la difesa e il teleriscaldamento. Si parla anche di possibile produzione di idrogeno a basse emissioni di CO2.

“Mentre nel 1990 un terzo dell’elettricità europea proveniva dal nucleare, oggi si avvicina solo al 15%”, ha poi ricordato von der Leyen. Questa riduzione “è stata una scelta; credo che sia stato un errore strategico per l’Europa voltare le spalle a una fonte di energia affidabile, conveniente e a basse emissioni”.

Atomo e rinnovabili, a condizione di agire tempestivamente con le opportune politiche di supporto, “possono diventare i garanti congiunti di indipendenza, sicurezza dell’approvvigionamento e competitività”.

Dopo aver sottolineato che i prezzi dell’elettricità in Europa sono strutturalmente troppo alti e danneggiano la competitività delle imprese, von der Leyen si è spinta a elencare tutti i presunti vantaggi di un rilancio del nucleare, in stretta connessione con le rinnovabili (presumibilmente per tenere insieme il fronte pro-atomo senza scontentare troppo i verdi).

Difatti, ha spiegato che rinnovabili e nucleare non sono un “aut-aut” perché insieme “sono più potenti”.

Le rinnovabili “producono gli elettroni più economici, ma sono volatili, dipendono dal sole e dal vento, e a volte i siti migliori sono lontani dai centri di domanda industriale”, mentre il nucleare “è affidabile e fornisce elettricità tutto l’anno, 24 ore su 24, quindi il sistema più efficiente combina nucleare e fonti rinnovabili ed è supportato da stoccaggio, flessibilità e reti”.

C’è poi un affondo di politica industriale: “I reattori nucleari di nuova generazione potrebbero diventare un’esportazione europea di alta tecnologia e di alto valore”.

Quanto alla nuova strategia Ue, l’obiettivo è che la tecnologia Smr “sia operativa in Europa entro l’inizio degli anni 2030, in modo che possa svolgere un ruolo chiave, accanto ai reattori nucleari tradizionali, in un sistema energetico flessibile, sicuro ed efficiente”.

Per centrare il target, Bruxelles propone tre misure principali:

  • sandbox normative per consentire alle aziende di testare le innovazioni, in modo da definire regole allineate a livello transfrontaliero e semplificare l’implementazione;
  • creare una garanzia di 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti privati ​​in tecnologie nucleari innovative, con risorse provenienti dal nostro sistema per lo scambio di quote di emissione (Ets, Emissions Trading Scheme);
  • puntare sulla cooperazione transfrontaliera europea per raggiungere economie di scala, allineare i quadri normativi, accelerare il rilascio delle autorizzazioni e sviluppare le competenze di cui il settore ha bisogno.

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