Nucleare e Regione Liguria: sì all’agenzia nazionale, per le centrali chissà

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La Regione si candida come sede di un eventuale ente sull’atomo, ma non chiarisce se accetterebbe un impianto sul territorio. Intanto il Consiglio approverà le aree idonee alle rinnovabili entro settembre. Genova punta sul pubblico-privati per il fotovoltaico.

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Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova; seguendo la logica della scrittrice Agatha Christie si può provare a indagare la relazione tra energia nucleare e Regione Liguria.

Il primo elemento emerge dal Piano energetico ambientale 2030 approvato ad aprile in Consiglio, dove si dà ampio spazio a questa tecnologia, sottolineando come in Liguria convivano un certo know-how industriale e scientifico sulla materia. Per questo motivo la Regione si candida sia come guida tecnica per l’eventuale ritorno all’atomo del Paese sia come sede di un’eventuale Autorità nazionale sul nucleare, da far nascere a Genova.

Nel piano mancano invece riferimenti espliciti all’insediamento di centrali di qualsiasi tipo sul territorio ligure, anche se si professa un sostegno alla futura realizzazione su base nazionale.

Il secondo elemento da prendere in considerazione è il presidente della Giunta regionale, Marco Bucci, che ha rilanciato la candidatura del capoluogo regionale intervenendo al Meeting di Rimini, esprimendo un generale apprezzamento verso “il nucleare, quello del futuro e sicuro, che ci dà la possibilità di avere anche piccole centrali”.

Verrebbe da chiedersi, a questo punto, se oltre alla valorizzazione delle competenze tecnico-scientifiche presenti sul territorio, la richiesta di un ruolo istituzionale strategico nel settore e il generico sostegno al nucleare, la Giunta regionale sosterrebbe anche la realizzazione di un impianto in Liguria.

Sarebbe questo il terzo elemento da aggiungere che QualEnergia.it ha provato a verificare direttamente, interrogando in due occasioni l’assessore alla Sicurezza energetica, Paolo Ripamonti.

La prima volta in un’intervista di marzo, quando a un’esplicita domanda l’esponente di Giunta ha risposto: “È prematuro parlare di localizzazioni, ma la parola d’ordine è informazione. Pochi giorni fa persino la Commissione Ue ha aperto ai piccoli reattori, proponendo un piano di sviluppo e finanziamento. Informazione vuol dire fare cultura dei rischi reali e dei vantaggi, senza ideologia. Sicuramente lo Stato, come previsto dal Ddl nucleare, farà campagna informativa e noi la attueremo in Liguria”.

L’occasione per rilanciare la domanda sull’eventuale collocazione di centrali in questo territorio è arrivata la scorsa settimana, quando lo stesso Ripamonti è tornato sul tema dell’Agenzia nazionale a Genova con un video.

Dall’assessorato ci fanno comunque nuovamente sapere come sia “prematuro dirlo”.

Dunque, solo il tempo ci darà un’eventuale risposta, ma intanto la domanda resta: una Giunta che legittimamente rivendica un ruolo istituzionale nel nucleare e appoggia il percorso nazionale su questa tecnologia, dovrà pur avere una posizione minima sull’eventuale collocazione di queste centrali sul suo territorio, a prescindere dal percorso di informazione della popolazione locale che dovrà essere correttamente intrapreso.

Il punto su rinnovabili e aree idonee

Intanto la politica energetica della Liguria non è certamente ferma. Lo stesso Ripamonti è recentemente intervenuto a mezzo stampa per analizzare quanto fatto sul tema delle fonti rinnovabili in un territorio dalla particolarissima conformazione geografica che, secondo l’assessore, va tenuta in considerazione quando si fanno pianificazioni e bilanci.

A tal proposito la legge regionale sulle aree idonee sarà approvata presumibilmente entro fine settembre in Consiglio, mentre è in Vas il Piano sulle zone di accelerazione.

Sul piano numerico, invece, la Liguria ha raggiunto il 61,3% dell’obiettivo di potenza installata previsto per il 2026, pari a 550 MW in esercizio, ai quali si aggiungono 1.128 MW su cui è stata richiesta la connessione.

“Questi numeri dimostrano che, anche in un territorio complesso come quello ligure, esistono una forte attenzione e una concreta capacità di iniziativa, sia pubblica sia privata”, commenta Ripamonti. “La quantità di progetti in fase di connessione, autorizzazione o avvio testimonia una prospettiva di crescita significativa della potenza prodotta da fonti rinnovabili”.

Genova si fa largo nel fotovoltaico

In attesa di verificare se il capoluogo regionale sarà sede di un’autorità per il nucleare, l’Amministrazione comunale fa sapere di aver approvato l’installazione di 9 impianti fotovoltaici sui parcheggi pubblici attraverso una delibera che sancisce il “pubblico interesse” dell’iniziativa.

Si tratta di una proposta di project financing da 1,1 milioni di euro presentata da un raggruppamento temporaneo di imprese composto da City Green Light e Ferplant, che consentirà l’avvio delle procedure di gara per la realizzazione di pensiline fotovoltaiche e l’attivazione di sistemi di autoconsumo a distanza.

“Con questa delibera – spiega l’assessore all’Ambiente Silvia Pericu – aggiungiamo un tassello importante nel percorso di transizione della nostra città. “L’idea di trasformare le aree di sosta in centrali di produzione di energia pulita ci permetterà anche di ridurre l’impronta carbonica, beneficiando al contempo degli incentivi statali sull’autoconsumo”.

Secondo Pericu questo progetto è la dimostrazione di come la sinergia tra pubblico e privato possa generare un valore per ambiente e cittadinanza.

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