Mentre il Consiglio dei ministri approvava un decreto legge recante nuove misure sul tema delle aree idonee, la Giunta della Liguria dava via libera al suo disegno di legge sulla stessa materia.
È quanto accaduto ieri, 20 novembre, quando la Regione ha dato seguito agli annunci fatti la scorsa settimana nel corso del Forum Energia di Legambiente e Anev (si veda La Liguria avvia il cantiere delle aree idonee).
Manca ancora la pubblicazione ufficiale del testo da inviare al Consiglio regionale, ma le prime indicazioni parlano di non idoneità per aree vincolate, siti e ambiti natura 2000, aree naturali protette e parchi, zone a elevato rischio frana o idraulico, siti Unesco e, per quanto riguarda l’eolico di medie e grandi dimensioni, le province che hanno superato determinate soglie percentuale/obiettivo, salvo eventuali deroghe dei Comuni.
In quest’ultimo caso si tratta della norma che intende tutelare soprattutto il Savonese, come preannunciato due settimane fa dall’assessore regionale all’Energia, Paolo Ripamonti, dove è già è presente un’elevata percentuale di generazione dal vento e nuove richieste di progetti.
Il disegno di legge approvato in Giunta introduce anche un sistema rafforzato di monitoraggio sugli obiettivi energetici con l’istituzione di un tavolo tecnico permanente coordinato dall’assessorato all’Energia, portando avanti così un confronto continuo con gli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni e le amministrazioni locali.
Nel complesso, spiega una nota, si punta a semplificazione normativa, trasparenza, tutela e centralità dei territori.
Secondo l’assessore Ripamonti, “accanto alla crescita delle rinnovabili, continuiamo a credere nel ruolo strategico del nucleare di nuova generazione che, insieme all’idroelettrico, sarà determinante nel mix energetico dei prossimi anni”. A tal proposito la Regioni ricorda la sua candidatura a ospitare l’Agenzia Italiana per la sicurezza nucleare.
Sulla realizzazione di impianti nucleari bisogna però dire che si tratta di una posizione un tantino velleitaria, se vogliamo usare un eufemismo, per una regione con forti problemi di dissesto del territorio, tanto che è considerata da Ispra una delle regioni a maggior rischio frana in Italia.
La Liguria, conclude tuttavia la nota, “non può, non deve rallentare e, grazie a questi provvedimenti, avremo strumenti più solidi per programmare, pianificare e procedere con equilibrio verso gli obiettivi del 2030“.
Il riferimento è anche al nuovo Piano energetico ambientale regionale (Pear), approvato sempre ieri in Giunta. In questo modo si completa il “Pacchetto energia Liguria 2030”, cioè il quadro strategico e operativo che guiderà la transizione energetica della regione nei prossimi anni.
Il piano è frutto di un confronto preliminare con i territori e con questo strumento si definiscono indirizzi e priorità essenziali per il raggiungimento degli obiettivi energetici e ambientali, puntando in particolare sull’efficienza energetica per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.
Per quanto riguarda invece il mix di generazione, le risorse principali indicate sono fotovoltaico, idroelettrico ed eolico, a cui si accompagna la promozione dell’energia ricavata dal moto ondoso.
Non si parte da zero, secondo l’assessore Ripamonti, che cita oltre 65 milioni di euro già erogati in favore di imprese ed enti locali tramite misure dedicate all’efficientamento energetico, alla riduzione dei consumi, delle emissioni e alla produzione di energia da rinnovabili.
È della scorsa settimana, ad esempio, una comunicazione in cui la Regione segnala come in un solo giorno siano andati esauriti 10 milioni di euro dell’ultimo bando regionale per le imprese che investono in impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile.
Nel dettaglio, sono 103 le aziende che hanno presentato domanda, per una richiesta di contributo superiore ai 13,2 milioni di euro, da cui si potranno generare investimenti fino a 15 milioni di euro.
Sul totale di istanze inoltrate, 47 arrivano dalle micro imprese, 44 dalle piccole, 11 dalle medie e una da realtà di grande dimensione. Gli investimenti destinati all’autoconsumo sono soprattutto per impianti fotovoltaici.
La Cer metropolitana di Genova
Il nuovo Piano energetico ambientale regionale ha “l’ambizioso obiettivo di arrivare al 2030 con il 30% di produzione da energie rinnovabili e Genova deve partecipare”.
Questa l’indicazione data sempre il 20 novembre dall’assessore all’Ambiente del capoluogo, Silvia Pericu, intervenuta alla Genova Smart Week per presentare “Cermage, prima comunità energetica rinnovabile metropolitana”.
Il progetto vuole costruire un senso di comunità nei cittadini attraverso l’energia, traendone i relativi vantaggi. Tra i vantaggi attesi per il territorio, ad esempio, ci sono anche quelli sociali, visto che i ricavi della parte energia sono impegnati per sostenere la mobilità pubblica.
Attualmente sono in corso di realizzazione Fer i primi impianti finanziati nell’ambito del Pnrr, per una comunità energetica in cui sono presenti molti privati e Pmi.
“Si tratta della prima Cer a livello metropolitano che conta già 12 Comuni, per lo più piccoli, e credo che il valore aggiunto sia proprio questo”, secondo Ilaria Bozzo, consigliera alla Pianificazione strategica della Città metropolitana, che sottolinea il valore di guida che iniziative come questa possono offrire agli enti locali nella ricerca di finanziamenti e opportunità per l’energia sostenibile.


























