Il 22% delle famiglie delle regioni del Bacino Padano si scalda (anche) con legna e pellet, con valori che vanno da un minimo del 14% in Lombardia, fino ad un massimo del 45% nella provincia autonoma di Trento.

Rispetto a 6 anni fa è cresciuto del 25% il consumo di pellet e calato di circa il 20% quello di legna.

In Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino – Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna ci sono complessivamente circa 480 mila stufe a pellet, circa 470 mila caminetti aperti e 460 mila caminetti chiusi a legna, nonché 990 mila stufe tradizionali a legna. Per quanto riguarda le caldaie autonome a biomassa, l’indagine ne rileva circa 150 mila, di cui un terzo alimentate a pellet.

Le tipologie di apparecchio di gran lunga più diffuse sono quelle che utilizzano l’aria come fluido termovettore. I caminetti aperti, che rappresentano la tipologia a minor efficienza energetica, risultano ancora molto diffusi in Lombardia ed Emilia-Romagna.

Questi alcuni dei dati che emergono dal nuovo rapporto sul “Consumo residenziale di biomasse legnose nel bacino padano” (allegato in basso) curato da Arpa Veneto all’interno del progetto Lifer Prepair e che verrà presentato nell’ambito del convegno “Green New Deal ed energia rinnovabile dal legno Politiche, numeri, azioni per accelerare la transizione energetica”, in programma alla fiera Progetto Fuoco a Verona per mercoledì 19 febbraio

Il report è stato realizzato partendo da un’indagine campionaria, effettuata nella scorsa primavera, che ha coinvolto ventimila famiglie residenti all’interno del Bacino stesso, a cui nell’autunno si è aggiunta una seconda indagine che ne ha coinvolte altre tremila.

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