Con gli aumenti dei prezzi dell’energia e degli input produttivi, le biomasse legnose continuano a garantire condizioni favorevoli rispetto alle alternative fossili.
È quanto emerge dalle rilevazioni sui prezzi di pellet, legna da ardere e cippato effettuate da Aiel nel mese di aprile 2026. Nonostante il rialzo registrato dal pellet rispetto allo scorso anno, tutti i principali biocombustibili legnosi mantengono un vantaggio economico rispetto alle principali alternative.
Pellet, prezzi in forte aumento
Secondo le rilevazioni dell’associazione italiana energie agroferstali, il prezzo medio nazionale del pellet certificato ENplus® A1 in sacchi da 15 kg si attesta ad aprile 2026 a 7,14 euro al sacco, con un incremento del 30% rispetto ad aprile 2025, ma abbastanza stabile rispetto alla rilevazione di gennaio 2026.
Nonostante l’aumento, il pellet continua a garantire costi energetici competitivi. Per produrre 1 MWh termico sono necessari circa 208 kg di pellet, equivalenti a circa 14 sacchi da 15 kg, per un costo stimato di circa 99 €/MWh. Nello stesso periodo, il costo del gas naturale si attesta intorno a 115 €/MWh, mentre il gasolio da riscaldamento supera i 190 €/MWh.
Le rilevazioni mostrano inoltre una fisiologica variabilità territoriale dei prezzi, legata ai costi logistici, alla distribuzione dei principali hub di importazione e alle dinamiche locali di domanda e offerta. Nell’area Nord Italia il prezzo medio rilevato è pari a 7,10 €/sacco, mentre per Sud e Isole raggiunge i 7,34 €/sacco.
Tuttavia, da una ricerca sul terreno di QualEnergia.it, sebbene parziale, risulta che il pellet nel centro Italia a marzo risultava, oltre che pressoché introvabile (cosa abbastanza normale a fine stagione), anche piuttosto caro, tra 8 e 8,2 € a sacco; un livello di prezzi che potrebbe far perdere quel livello di competitività tipico di questo combustibile legnoso.
Sempre a febbraio-marzo i rivenditori riferivano che preferivano non acquistare importanti quantitivi a prezzi molto elevati, visti gli scarsi margini di ricavo, e affermavano di attendere la tarda primavera per le nuove forniture, puntando a prezzi più in linea con quelli storici.
Si ricorda che nella prima parte dell’autunno 2025 i prezzi del pellet si aggiravano tra 6,30 e 6,7 € per sacco da 15 kg.
Secondo Aiel rimane competitivo anche il pellet consegnato in autobotte: il prezzo medio nazionale rilevato ad aprile 2026 si attesta a 497 €/t IVA inclusa, con un incremento del 23% rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso il costo energetico resta inferiore rispetto alle principali alternative fossili, attestandosi a 103,5 €/MWh.
Secondo Marco Bussone, presidente di AIEL “i numeri mostrano che le biomasse legnose continuano a essere un’alternativa economicamente vantaggiosa rispetto ai combustibili fossili. Anche nel caso del pellet, nonostante il rialzo registrato rispetto allo scorso anno, i costi restano inferiori rispetto a gas naturale e gasolio. Per questo riteniamo necessario che le istituzioni sostengano con maggiore decisione il settore, ad esempio attraverso una riduzione dell’Iva sul pellet al 4%, misura che contribuirebbe a contenere i costi per le famiglie e a rafforzare la competitività di una fonte energetica rinnovabile già oggi ampiamente utilizzata nel Paese”.
Legna da ardere: prezzi stabili e risparmi fino al 70% rispetto al gasolio
La legna da ardere resta una delle fonti energetiche più economiche per il riscaldamento domestico e le rilevazioni Aiel mostrano un mercato sostanzialmente stabile.
La legna di classe A1 registra un prezzo medio di 217 €/t, in diminuzione del 4% rispetto ad aprile 2025. La classe A2 si attesta a 202 €/t (+1%), mentre la classe B registra un lieve calo a 151 €/t (-2%).
Considerando un’abitazione tipo con un fabbisogno annuo di circa 10 MWh termici, la spesa media stimata per il riscaldamento a legna si aggira intorno ai 550 euro annui. Si tratta di un valore che consente risparmi nell’ordine del 50% rispetto al gas e fino al 70% rispetto al gasolio da riscaldamento.
Cippato: soluzione più economica per riscaldamento e processi industriali
Sul fronte della convenienza economica il cippato resta al primo posto, sia per il riscaldamento di edifici medio-grandi sia per numerosi impieghi nei processi produttivi industriali.
Il costo dell’energia primaria prodotta con cippato si attesta intorno ai 35 €/MWh, un valore nettamente inferiore rispetto ai combustibili fossili.
Per una bifamiliare con un fabbisogno di circa 20 MWh annui, il costo stimato del riscaldamento a cippato in classe A1 si aggira intorno ai 700 euro all’anno, con risparmi fino al 70% rispetto al gas naturale e all’80% rispetto al gasolio.
Per quanto riguarda i prezzi al consumatore, il cippato in classe A1 si attesta a 156 €/t IVA inclusa (+14% rispetto ad aprile 2025), mentre la classe A2 registra valori sostanzialmente stabili a 106,6 €/t.





























