Tra le diverse soluzioni per sostituire la caldaia a gas con una tecnologia alimentata a fonti rinnovabili, si può valutare il passaggio al pellet, in modo particolare in determinati contesti, come ad esempio le abitazioni in aree rurali non metanizzate, dove affidarsi al gas significa utilizzare il costosissimo Gpl.
Cambiare una vecchia caldaia a fonti fossili per il riscaldamento e la produzione di acqua calda con un generatore a pellet è sempre possibile, mantenendo gli impianti esistenti?
“Nella maggior parte dei casi sì, ma non automaticamente”, spiega a QualEnergia.it Diego Rossi, responsabile dell’area tecnologica e progettazione di Aiel, Associazione italiana energie agroforestali. Segnaliamo che domani pubblicheremo un’intervista sempre a Diego Rossi sulle difficoltà di trovare tecnici qualificati in grado di progettare, realizzare e mantenere in perfetta efficienza impianti a biomasse sempre più complessi (tra cui ad esempio quelli integrati con solare termico o altre tecnologie), evidenziando la necessità di sviluppare adeguati percorsi di formazione professionale.
Riguardo alla distribuzione del calore (tubazioni e caloriferi), passare dal gas al pellet “non impone la sostituzione di radiatori o tubazioni per il corretto funzionamento, quindi i terminali esistenti possono essere mantenuti”, continua l’esperto.
In sostanza, eventuali interventi/adeguamenti del sistema di distribuzione, suggeriti dal tecnico o progettista, dipenderanno da altri fattori (obsolescenza, dimensionamento non corretto dell’impianto, ecc.) indipendentemente dal tipo di caldaia.
Riguardo invece alla canna fumaria, precisa Rossi, il passaggio dal gas alla biomassa “richiede in ogni caso una nuova installazione in conformità con le caratteristiche del generatore installato”, anche se spesso si può riutilizzare il cavedio esistente (la struttura in muratura del camino), intubando al suo interno la nuova canna fumaria, se questo presenta le adeguate caratteristiche dimensionali e di sicurezza.
Il locale tecnico poi deve essere adeguato.
Nella maggior parte dei casi, spiega ancora Rossi, “è possibile sfruttare il locale di installazione di una caldaia a gas a basamento”, considerando però che sarà probabilmente necessario occupare un maggiore volume, prevedendo uno spazio dedicato all’accumulo di acqua calda (c.d. puffer) e al deposito del combustibile.
In alternativa, si possono trovare soluzioni che consentano di valorizzare altri spazi, anche esterni.
Quale tipo di caldaia
Tutte le caldaie a pellet oggi in commercio in Italia sono certificate secondo il DM 186/2017 in diverse classi da 2 a 5 stelle, in base alle loro prestazioni emissive e al rendimento.
La classe “5 stelle”, sottolinea Rossi, “è quella cui fare riferimento con la garanzia di essere in piena conformità rispetto alle disposizioni regionali nella quasi totalità del territorio nazionale e all’accesso agli incentivi”.
Quanto alla potenza in kW, “per raggiungere le massime prestazioni i generatori a biomassa non devono essere sovradimensionati rispetto alle reali necessità dell’edificio, in questo senso è molto importante il supporto di un progettista che possa definire il fabbisogno energetico e dimensionare correttamente il generatore”, considerando diversi fattori, tra cui l’isolamento termico dell’abitazione e i volumi complessivi da riscaldare.
Per lo stoccaggio del pellet, il mercato può soddisfare tutte le esigenze: si va da serbatoi integrati all’interno della caldaia (autonomia di pochi giorni) a sili dedicati, che aumentano comfort e autonomia, ma richiedono più spazio.
L’esperto di Aiel chiarisce poi che “la produzione di acqua calda sanitaria istantanea è sempre possibile con una caldaia a pellet” con tre differenti opzioni:
- installazione di un apposito bollitore;
- predisposizione di un “puffer” (accumulo inerziale di acqua tecnica) con scambiatore;
- installazione di scambiatori istantanei.
Esistono svariate soluzioni, anche già integrate al generatore, che possono soddisfare qualsiasi necessità in base allo spazio disponibile e ai fabbisogni.
Indicazioni sui costi
Guardando ai costi medi per sostituire una caldaia a gas con una a pellet, Rossi evidenzia che “dipendono molto dalla situazione di partenza, in particolare dalle condizioni del locale di installazione e del sistema di distribuzione”.
Di seguito i range di prezzo al consumatore (Iva inclusa) indicati per una casa unifamiliare:
- caldaia a pellet: 7.000-15.000 €
- installazione e accessori idraulici: 1.500-4.000 €
- accumulo inerziale: 1.500-3.000 €
- realizzazione del sistema di evacuazione dei prodotti della combustione: 1.500-3.500 €.
Il costo complessivo quindi è indicativamente tra 10.000 e 25.000 euro, senza considerare però eventuali incentivi (detrazioni fiscali, conto termico).
Per la sostituzione da gas a pellet si può utilizzare:
- conto termico 3.0 Gse che copre con un rimborso diretto fino al 65% delle spese (secondo la zona climatica e le caratteristiche dell’impianto) per caldaie ad alta efficienza (5 stelle o superiore) con rendimento termico superiore all’87%, presentando domanda entro 90 giorni dal termine dei lavori sul Portal Termico;
- ecobonus/bonus ristrutturazione al 50% (per la prima casa, al 36% per le altre abitazioni) con detrazione fiscale in 10 quote annuali, tetto massimo di spesa complessiva di 96.000 euro per unità immobiliare.
Vantaggi del pellet vs il gas
Come anticipato, il principale vantaggio delle caldaie a pellet, soprattutto nelle aree non metanizzate, è di tipo economico, legato in primis al costo del combustibile.
Secondo le rilevazioni Aiel di settembre 2025, il costo stimato per produrre 1 MWh di energia utilizzando pellet in classe ENplus® A1 è circa 79 €/MWh, un valore competitivo se confrontato con altre fonti energetiche tradizionali.
Ad esempio, il gas naturale nello stesso periodo costava 105 €/MWh (il 25% in più), mentre il gasolio da riscaldamento si attestava sui 139 €/MWh (il 43% in più).
Infine, la convenienza del pellet rispetto al Gpl “tende a essere più marcata proprio nelle aree non metanizzate, dove il prezzo del Gpl può essere più caro e volatile”.
Altri vantaggi sono quelli ambientali, poiché “l’installazione di una fonte rinnovabile in sostituzione di una fonte fossile per la climatizzazione invernale consente di abbattere significativamente i consumi di energia non rinnovabile, garantendo spesso due o più salti di classe energetica per l’edificio, che acquisisce conseguentemente un maggiore valore immobiliare”.
Manutenzione degli impianti
Infine, c’è il capitolo sulla manutenzione.
L’esperto di Aiel racconta che “le moderne caldaie a pellet non richiedono molta più manutenzione di quella che richiedeva la precedente caldaia a gas”.
Dal punto di vista dell’utente, è necessario rimuovere le ceneri dal cassetto che le contiene, oltre a caricare il serbatoio del pellet; queste operazioni possono essere effettuate con cadenze che dipendono dalle caratteristiche dell’impianto.
Quanto alla manutenzione eseguita da un tecnico abilitato, “la cadenza viene prescritta dall’installatore nel contesto dell’installazione, in base alle indicazioni del costruttore, agli altri elementi dell’impianto e alle disposizioni regionali”.
Nella maggior parte dei casi si tratta di interventi annuali per la pulizia del generatore e della canna fumaria; inoltre, in alcune regioni il manutentore effettuerà anche la misurazione delle prestazioni e del rendimento di combustione, come già previsto a livello nazionale per le caldaie a gas.





























