Il negazionismo climatico sospinto da un esercito di bot e foraggiato da finanziatori occulti

Un quarto di tutti i tweet sul cambiamento climatico sono prodotti dai bot. Fondi opachi investiti per contrastare i messaggi sui rischi climatici e le politiche a favore della transizione energetica.

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Il “dibattito” sui social media sulla crisi climatica è guidato da un’avanguardia di bot e foraggiato in parte da Donors Trust, un fondo americano senza scopi di lucro con l’obiettivo di salvaguardare i princìpi di “donatori libertari e conservatori” e che non è legalmente obbligato a rivelare l’identità dei suoi finanziatori, la maggior parte dei quali rimane quindi anonima.

È quanto emerge da due inchieste separate: la prima basata su uno studio condotto dalla Brown University, non ancora pubblicato e anticipato dal quotidiano britannico The Guardian, e la seconda condotta congiuntamente dalle testate tedesche Correctiv e Frontal21.

Secondo le anticipazioni del Guardian, un quarto di tutti i tweet sul clima in un giorno medio sono prodotti dai bot, cioè non da persone in carne e ossa, bensì da programmi automatici, capaci di accedere alla rete come normali utenti privati o aziendali per comunicare a vario titolo con altri utenti, ma in questo caso usati per formulare sui social media pronunciamenti spesso infondati, volti a seminare dubbi circa la veridicità della crisi climatica.

L’inchiesta tedesca ha invece fatto luce sul funzionamento a livello internazionale dello Heartland Institute, un centro studi americano di ispirazione conservatrice, che utilizza i fondi opachi raccolti da Donors Trust per diffondere dubbi sulla scienza del clima.

Secondo le due testate, lo Heartland Institute ha usato i fondi di Donors Trust, fra le altre cose, per lanciare su YouTube una giovane “influencer” tedesca, Naomi Seibt, presentata come la risposta negazionista alla giovane attivista svedese per il clima Greta Thunberg.

Twitter negli USA

Un’analisi di 6,5 milioni di tweet, condotta nel periodo in cui Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dall’accordo sul clima di Parigi, ha rilevato che i bot tendevano a plaudere il presidente per le sue azioni e a diffondere informazioni sbagliate o fuorvianti sulla scienza.

“Questi risultati suggeriscono un impatto sostanziale dei bot nell’amplificare i messaggi negazionisti sul cambiamento climatico, compreso il sostegno al ritiro di Trump dall’accordo di Parigi”, si legge in una bozza dello studio, ottenuta da The Guardian.

Secondo lo studio, oltre al 25% di tutti i tweet sulla crisi climatica provenienti dai bot in un giorno medio, si sono registrate incidenze di messaggi automatizzati ancora maggiori su altri argomenti: i bot sono stati infatti responsabili del 38% dei tweet che propagandavano “falsa scienza” e del 28% di tutti i tweet sul gigante del petrolio Exxon.

Al contrario, i tweet classificabili come attivismo online a sostegno delle azioni di mitigazione e contrasto della crisi climatica sono riconducibili ad un numero molto minore di bot, pari a circa il 5%.

Tali risultati “suggeriscono che i bot sostengono in modo sproporzionato gli argomenti a favore dell’annuncio di Trump o scettici della scienza e dell’azione sul clima”, ha indicato l’analisi.

Lo studio della Brown University citato da The Guardian non è stato in grado di identificare individui o gruppi dietro l’avanguardia dei bot negazionisti su Twitter, né di accertare il livello di influenza che essi hanno avuto rispetti al dibattito sul clima.

Stephan Lewandowsky, un accademico dell’Università di Bristol che è stato coautore della ricerca, ha dichiarato di non essere “per niente sorpreso” dallo studio della Brown University, viste le sue esperienze circa i messaggi sul clima che circolano su Twitter.

“Il più delle volte si scopre che tutti questi tweet hanno le impronte digitali dei bot”, ha detto. “Più bot negazionisti ci sono in circolazione, più è probabile che la gente pensi che ci sia una reale diversità di opinioni e quindi affievolisca il proprio sostegno alla scienza del clima”.

“In termini di influenza, personalmente sono convinto che facciano la differenza, anche se questo può essere difficile da quantificare”, ha detto Lewandowsky a The Guardian.

John Cook, uno scienziato cognitivo australiano e coautore con Lewandowsky della ricerca, ha spiegato che i bot sono “pericolosi e potenzialmente influenti”, poiché ci sono prove che quando le persone sono esposte a disinformazione, spesso idee infondate finiscono per attecchire in loro, in quanto più confortanti da credere o più conformi alle loro convenienze.

“Questo è uno degli elementi più insidiosi e pericolosi della disinformazione diffusa dai bot. Non è solo che la disinformazione può convincere le persone, è anche che la sola esistenza di disinformazione nei social network può indurre le persone a fidarsi meno delle informazioni accurate o a ignorare i fatti”, ha detto Cook.

YouTube in Germania

L’istituto Heartland, intanto, riceve milioni di dollari all’anno per finanziare i suoi sforzi negazionisti sul clima negli Stati Uniti, e secondo Correctiv e Frontal21 sta cercando di espandersi anche in Germania, cioè il paese europeo più importante e con la maggiore diffusione e cultura delle energie rinnovabili.

Il direttore dell’Heartland, James Taylor, ha rivelato a giornalisti sotto copertura delle due testate che gran parte del denaro ricevuto dall’istituto proviene dai canali oscuri di Donors Trust. E tali fondi negli ultimi anni sono cresciuti in maniera sensibile.

Conosciuto come il “bancomat per i fondi oscuri del movimento conservatore”, Donors Trust, nel 2008, ad esempio, aveva speso 11 milioni di dollari, come indicano le sue dichiarazioni dei redditi. Ma nel 2018, l’anno più recente per il quale sono disponibili i dati fiscali, Donors Trust ha speso circa 145 milioni di dollari, cioè più di 13 volte quello che aveva speso un decennio prima.

I giornalisti tedeschi sotto copertura delle due testate hanno anche ricevuto una “proposta di finanziamento” da parte dello Heartland Institute, volta a combattere i “programmi ambientali restrittivi” della Germania.

“Donors Trust sta ora indirizzando tra due terzi e tre quarti del proprio budget a Heartland per sostenere le sue posizioni scettiche sul clima,” ha detto Taylor, secondo il rapporto delle due testate tedesche.

Applicando le stime di Taylor alle più recenti cifre disponibili, si può evincere che Heartland riceva almeno 2 milioni di dollari all’anno per sostenere posizioni “clima-scettiche”.

In cima alle priorità dello Heartland Institute c’è una adolescente tedesca con un canale YouTube.

“Lo Heartland Institute ha iniziato a lavorare con la giovane personalità tedesca di YouTube, Naomi Seibt”, affermava la proposta di finanziamento. “I finanziamenti per il nostro progetto ‘Germany Environmental Issues’ permetteranno a Heartland di fornire a Naomi le attrezzature e le risorse necessarie per presentare una serie di video, che richiamino l’attenzione sugli impatti negativi di normative ambientali eccessive“.

L’anno scorso, Naomi Seibt, 19 anni, ha avviato un canale YouTube che trasmette brevi video in tedesco e in inglese, con le sue riflessioni sul cambiamento climatico e su altri argomenti.

Il suo video più popolare, pubblicato sette mesi fa, ha 176.000 visualizzazioni, secondo YouTube, e si intitola “CLIMATE CHANGE – Just hot air…?” (“CAMBIAMENTI CLIMATICI – Solo aria calda…?).

Lo Heartland Institute ha recentemente promosso Seibt come la “anti-Greta“, ha riferito Correctiv.

“Poche settimane dopo la conferenza di Madrid, un video di Heartland è apparso sul canale YouTube. Mostra frammenti del discorso tenuto dall’influencer tedesca alla conferenza di Madrid, intercalati  con le dichiarazioni di Greta Thunberg”, ha riferito Correctiv. “Il video termina con una domanda: a chi credete di più?”.

Qualunque sia la risposta a questa domanda, lo Heartland Institute ne trae vantaggio.

Ciò in quanto la semplice esistenza di tale dicotomia – da un lato la nota attivista adolescente per il clima Greta, dall’altro l’emergente adolescente scettica sulla crisi climatica Naomi – fa segnare comunque un punto a favore dello Heartland Institute nel dibattito pubblico.

Invece di parlare del ruolo che i combustibili fossili giocano nel causare la crisi climatica, infatti, o di quello che le persone possono fare per prevenire un surriscaldamento catastrofico, il video dello Heartland Institute sposta l’attenzione su un duello da reality TV fra due adolescenti.

Una tattica di distrazione di massa che potrebbe avere effetti anche molto negativi, se non si è consapevoli della strategia che la ispira.

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