La Francia sembra davvero intenzionata a “riprendere il filo della grande avventura del nucleare civile”, come ha dichiarato Emmanuel Macron, in un discorso tenuto ieri a Belfort.

Il presidente francese è andato nella cittadina della Francia nord-orientale in occasione di un accordo eslcusivo siglato tra Edf e General Electric per acquisire parte delle attività nucleari di GE Steam Power (fonte Reuters).

Il piano energetico lanciato da Macron a Belfort prevede la costruzione di sei reattori Epr-2 con la possibilità di aggiungerne altri otto, per un totale di 14 nuovi reattori.

È un deciso cambio di rotta, perché nel 2017 Macron si era impegnato a ridurre al 50% la quota di nucleare nel mix elettrico nazionale, che oggi è al 70% circa grazie a 56 reattori in 18 centrali.

Ora invece si punta a 25 GW di nuova capacità atomica entro il 2050; i lavori dovrebbero partire nel 2028 per arrivare alla messa in esercizio della prima delle nuove unità Epr nel 2035.

Il progetto di Edf prevede di realizzare in prima battuta sei reattori in tre siti esistenti: Penly, Gravelines e Bugey o Tricastin, con un investimento totale di circa 50 miliardi di euro.

Quindi Macron, quando mancano due mesi alle elezioni presidenziali, conferma appieno la sua volontà di sostenere e potenziare il nucleare francese, considerato indispensabile per raggiungere gli obiettivi climatici riducendo le emissioni di CO2, stabilizzare i prezzi elettrici e aumentare la sicurezza e indipendenza del settore energetico transalpino.

Proprio la Francia ha guidato il fronte del “sì” al nucleare nella tassonomia degli investimenti sostenibili presentata dalla Commissione europea, al contrario della Germania che invece sta completando la sua uscita da questa fonte energetica e scommette tutto su rinnovabili e gas.

Macron ha poi assicurato che lo Stato farà la sua parte per garantire la situazione finanziaria del gruppo Edf; inoltre, il presidente intende avviare una consultazione pubblica nella seconda metà del 2022 e discussioni parlamentari nel 2023 per rivedere il programma energetico pluriennale.

Macron ha anche chiesto a Edf di valutare le condizioni per prolungare la vita utile delle centrali nucleari esistenti oltre 50 anni. Parigi, inoltre, lancerà un bando da un miliardo di euro per attività di ricerca e sviluppo su piccoli reattori modulari (Smr: small modular reactors) e reattori innovativi, volti a ridurre la produzione di scorie, puntando ad avere un prototipo nel 2030.

Queste ambizioni però si scontrano con la realtà: la Francia sta già faticando moltissimo a completare il reattore Epr di Flamanville, i cui cantieri sono iniziati nel 2007 con entrata in funzione prevista nel 2012. Problemi tecnici, extra costi e continui ritardi hanno posticipato la data alla primavera del 2023, a meno che non ci saranno ulteriori intoppi.

Le future unità Epr-2 sono evoluzioni della tecnologia ad acqua pressurizzata Epr (European Pressurized Reactor): secondo Edf, dovrebbero garantire una costruzione più semplice e con criteri di sicurezza migliorati rispetto alla prima generazione di questi reattori.

Intanto a fine gennaio, la stessa Autorità per la sicurezza nucleare francese, Asn (Autorité de sûreté nucléaire), in una nota sullo stato dei reattori nel 2021, “ha evidenziato le debolezze industriali del parco nucleare e degli impianti per il ciclo del combustibile, e ha sottolineato la necessità di considerare meglio i requisiti di sicurezza nelle discussioni sugli orientamenti energetici” (traduzione nostra, con neretti).

Ricordiamo che il sistema elettrico francese è entrato in particolare difficoltà a dicembre 2021, a causa delle nuove e urgenti manutenzioni agli impianti nucleari di Chooz e Civaux annunciate da Edf, che hanno messo offline 6 GW totali di capacità.

Tanto che il Governo ha deciso di aumentare temporaneamente la generazione a carbone.

Nel discorso di Macron non sono mancati gli obiettivi sulle rinnovabili: superare 100 GW di potenza cumulativa installata nel fotovoltaico entro il 2050 (moltiplicando per 10 la capacità attuale), realizzare 40 GW di eolico in mare con una cinquantina di parchi offshore, mentre per gli impianti eolici a terra si procederà con più cautela in modo da tutelare il paesaggio.