Lavori in corso per la completa decarbonizzazione delle isole Eolie

L'agenda dell'Associazione "Isole Sostenibili" fissa sei target per arrivare al 100% da rinnovabili in tutto l'arcipelago. Ma l'insularità, i vincoli paesaggistici e alcuni aspetti tecnologici rallentano il processo.

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Tra obiettivi ambiziosi, ostacoli legati principalmente a motivi geografici e l’urgenza di strutturare tramite una governance la transizione, le Isole Eolie puntano alla decarbonizzazione completa entro la fine del decennio.

Un obiettivo possibile grazie all’avanzamento della “Agenda per la transizione energetica delle isole minori europee”, promossa dal Segretariato europeo “Clean Energy for EU Islands”, istituito nel 2018 da Commissione e Parlamento europei.

Già dal 2019 Salina è una delle sei isole europee designate “EU Pilot Island”, e, dal 2023, assieme alle sei isole del Comune di Lipari, l’intero arcipelago è entrato a fare parte delle “100% Renewable Energy Islands for 2030”.

Si tratta di 30 isole e arcipelaghi europei selezionati dal Segretariato e impegnate, con l’assistenza tecnica del Segretariato stesso e di alcune università ed enti di ricerca, a redigere l’“Agenda per la transizione energetica”, con l’ambizioso obiettivo di raggiungere il 100% di energia rinnovabile entro il 2030.

I sei obiettivi per le Eolie

Nel corso della settima edizione dei “Green Salina Energy Days”, tenutisi il 5 e 6 giugno e organizzati dall’associazione “Isole sostenibili”, l’Agenda per le Eolie ha fissato sei target da raggiungere entro la fine del decennio:

  1. installazione di ulteriori impianti fotovoltaici per 2,6 MW di potenza complessiva;
  2. progetto di un impianto geotermico a Panarea per coprire il 35% del fabbisogno dell’isola, compresa l’alimentazione di un minidissalatore;
  3. progetto di efficientamento delle reti idriche di Salina;
  4. incentivazione della mobilità elettrica mediante sostituzione praticamente gratuita degli scooter a benzina di proprietà degli isolani con mezzi elettrici;
  5. acquisto di autocompattatori elettrici e altri mezzi ecologici per la raccolta di rifiuti e l’igiene urbana;
  6. costituzione di Comunità energetiche rinnovabili e solidali nelle isole maggiori.

Dalla scorsa edizione del convegno, i Comuni delle Eolie stannoaccelerando questa transizione, anche per spendere in tempo i circa 61 milioni stanziati dal Pnrr con la misura “Isole verdi”.

Salina è passata da poco più di zero a oltre 300 kW di potenza fotovoltaica installata e Lipari da 120 a 500 kW. Si è chiuso poi il primo bando per la sostituzione dei ciclomotori e si sta progettando l’impianto di geotermia a Panarea da 100 kW. Sono in fase di progettazione impianti FV a Lipari per 700 kW su Monte Sant’Angelo e per 400 kW su edifici comunali, e a Salina per oltre 600 kW.

Per realizzare questi obiettivi i comuni delle Isole Eolie hanno provato a darsi una governance che possa seguire, al cambiare delle amministrazioni comunali e regionali, il monitoraggio della roadmap e l’aggiornamento delle azioni per la transizione indicate nell’Agenda.

È nata così l’associazione “Isole Sostenibili” o “Isole da Sole” e, come auspicato nell’Agenda, ci si sta adoperando insieme ai Comuni per creare un ufficio per la transizione.

“Contiamo già di coinvolgere Banca Intesa, Ance, Cna e altri soggetti che vorranno contribuire allo sforzo, per creare una sorta di living lab, in parte anche delocalizzato, aperto a giovani diplomati e laureati ma anche a esperti con esperienza, che possa dare supporto tecnico agli uffici comunali partecipando ai bandi nazionali o europei che prevedono il finanziamento di strutture e attività per supportare tecnicamente le amministrazioni”, spiega a QualEnergia.it Francesco Cappello, Vicepresidente di Isole Sistenibili, già Responsabile dei Laboratori Enea del Sud Italia.

Limiti tecnici e spinta per le rinnovabili

Le sfide principali che pone la transizione energetica di un territorio come le Eolie comprendono innanzitutto la grande variabilità nel numero persone presenti sulle isole: una significativa variazione stagionale della domanda elettrica è dettata infatti dai picchi estivi, anche doppi o tripli rispetto a quelli invernali.

C’è poi la questione delle limitatissime risorse idriche e il trasporto dell’acqua via nave di 540mila mc/anno, per un costo di 7,5 milioni di euro all’anno, visto un costo di quasi 14 €/mc.

Vanno poi considerati gli importanti consumi elettrici dei boiler per la produzione dell’acqua calda, in assenza ovviamente di una rete metano: costituiscono il 60% dei consumi del settore residenziale.

Infine, da non trascurare l’imponenza dei consumi di gasolio nei collegamenti marittimi con la terraferma (60% dei consumi complessivi) da sommare al 15% circa di quelli, tra benzina e diesel, per la mobilità sull’isola.

Proprio per tutti questi aspetti si è deciso di spingere sulle rinnovabili. Il fotovoltaico installato a Salina, al ritmo di quasi 80 kW all’anno raggiungererà i 400 kW e, “grazie ai fondi del Pnrr, pensiamo di raggiungere entro il 2026 una potenza di oltre 1 MW, superando abbondantemente i 580 kW, indicati dal Ministero dell’Ambiente come obiettivo per Salina al 2020”, precisa Cappello.

Alla realizzazione di almeno 600 kW di impianti fotovoltaici su edifici e strutture comunali, pensiline, capannoni, i tre comuni di Salina hanno complessivamente destinato quasi 1,9 milioni di euro.

La fotografia dettagliata delle altre isole arriva invece dal report “Isole Sostenibili 2024” (pdf) pubblicato dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr (Cnr-IIA) insieme a Legambiente. In totale il Comune di Lipari, che comprende le isole di Lipari, Vulcano, Filicudi, Alicudi, Stromboli e Panarea, ha 508,9 kW di fotovoltaico installato.

Il tasso pro-capite è giudicato “basso” nell’analisi, sotto la media nazionale delle isole, così come quello del solare termico. “Un parametro sicuramente strategico e da incrementare nei prossimi anni – si legge nel documento – a maggior ragione poiché le isole Eolie non sono interconnesse con la rete nazionale”.

La cornice all’interno della quale sta avvenendo la decarbonizzazione delle Isole Eolie è, come detto, quella dal Segretariato europeo “Clean Energy for EU Islands” (Ce4EUi). Finora sono 109 le isole europee che hanno assunto gli impegni previsti dall’Agenda del Segretariato per raggiungere un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità: fra queste, le italiane Pantelleria, le sette Isole Eolie, Giglio e Giannutri, San Pietro, Lampedusa e Linosa, Favignana e La Maddalena.

L’ente non fornisce fondi, ma supporto operativo ai piani per la transizione delle isole. Ad esempio, Salina ha richiesto una stima del potenziale eolico e dell’energia derivata dal moto ondoso disponibile nell’area offshore occidentale. In risposta, il Ce4EUi ha fornito un’analisi (pdf) dalla quale emerge che quell’area non è ad alto potenziale.

“L’unica soluzione praticabile – si legge – sarebbero dei parchi eolici offshore. Ma il basso potenziale della risorsa vento fa prevedere un capacity factor del 20%, che impatterebbe sull’efficienza economica dell’investimento”.

Non solo FV, ma anche eolico e geotermia

“Adesso stiamo guardando all’eolico e stiamo cercando, insieme al Dipartimento di ingegneria dell’Università di Palermo, soluzioni di tipo telescopico, per impianti da potere alzare o ritrarre al suolo a seconda della presenza o meno di vento”, aggiunge Cappello.

In generale uno degli aspetti maggiormente delicati è quello di trovare spazi e soluzioni, per la realizzazione degli impianti a fonte rinnovabile, rispettosi dell’ambiente e delle peculiarità paesaggistiche delle isole.

Da questo punto di vista, per il minieolico, in accordo con il Nuovo Piano Energetico e Ambientale Siciliano (PEARS al 2030), si pensa anche alla possibilità di ricercare luoghi, come le aree portuali, e soluzioni di “ordinato allineamento visivo” delle torri o di tipologia dell’aerogeneratore (es. ad asse verticale) che consentano di percepire in modo gradevole e integrato l’impianto.

Anche l’installazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti degli alberghi è figlia di un compromesso con la Sovrintendenza: moduli complanari, non inclinati, che sacrificano un po’ della loro efficienza per non essere visibili dal livello della strada.

Per quanto riguarda un’altra fonte abbondante nelle Eolie, quella geotermica, il Comune di Lipari, col supporto dell’Ingv, ha messo a punto un progetto, ammesso al finanziamento del Pnrr, per la realizzazione di un impianto con una piccola turbina a vapore di olio (ORC – Organic Rankine Cicle) da 100 kW.

La turbina è stata appositamente dimensionata per l’alimentazione di un dissalatore a osmosi inversa che produrrà tutta l’acqua potabile necessaria all’isola di Panarea. Quella geotermica è una fonte rinnovabile programmabile e, per questo motivo, utilissima alla stabilizzazione del sistema elettrico delle isole.

Le Cer non convengono?

La transizione delle Eolie, almeno per quanto riguarda Salina, per ora fa a meno delle comunità energetiche. I Comuni salinesi, a partire da quello di Malfa, hanno già deliberato e manifestato la volontà di creare delle Comunità energetiche. Ma tutti gli isolani, siano essi pubblici o privati, possono ancora accedere agli incentivi del cosiddetto “Conto Energia per le isole minori”, molto più convenienti e di più facile fruizione.

Per ogni kWh prodotto da un impianto, per esempio fotovoltaico, e subito auto consumato, vengono in più riconosciuti circa 10 centesimi, mentre per ogni kWh prodotto e ceduto alla rete lo Stato paga 18 centesimi.

Nelle Cer, invece, al kWh subito autoconsumato non viene attribuito alcun incentivo, mentre il kWh ceduto alla rete viene pagato circa 8 centesimi e, qualora venga consumato entro un’ora da qualcuno che faccia parte della Cer, vengono riconosciuti altri 12 centesimi circa. In pratica gli incentivi del Conto energia sono molto più convenienti, anche se va considerato che per le CER i cui impianti di produzione sono ubicati in Comuni con una popolazione inferiore a 5.000 abitanti, c’è un contributo in conto capitale del 40% del costo dell’investimento, a valere sulle risorse del PNRR.

Va pure sottolineato come le società isolane di produzione dell’energia elettrica, una volta avvantaggiate da prezzi di acquisto particolarmente elevati e quindi restie all’introduzione dell’autoproduzione diffusa (per non perdere la loro posizione privilegiata) oggi siano maggiormente interessate ai nuovi modelli di autoconsumo.

“Oltre a fornire il servizio di gestione degli impianti e quello di stabilizzazione della rete tramite gruppi diesel, domani magari convertiti a biodiesel o in impianti fotovoltaici con accumulo di taglia adeguata – precisa Cappello – le aziende intravedono la possibilità di offrire servizi di consulenza per interventi di efficienza energetica e per la gestione delle comunità energetiche isolane”.

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