La Germania può rinunciare al carbone senza perdere posti di lavoro?

Il dibattito sulla transizione energetica tedesca (Energiewende) si sta intensificando: la commissione incaricata dal governo federale di studiare un’uscita graduale dalla fonte fossile più inquinante (coal exit commission) ha approvato all’unanimità le prime raccomandazioni su un tema così controverso.

Intanto le elezioni regionali in Baviera e Assia hanno dato uno scossone ai grandi partiti della coalizione guidata da Angela Merkel: CDU/SPD hanno entrambi perso diversi punti percentuali, in confronto alla tornata elettorale del 2013.

In Assia, in particolare, i verdi sono balzati dall’11% al quasi 20% diventando il secondo partito a pari merito con i socialdemocratici. Anche l’ultra destra (AfD, Alternative für Deutschland) ha guadagnato terreno, portandosi al 13% dei consensi.

Così si sono allungate nuove ombre sul futuro politico di Angela Merkel, la cui leadership ha già vacillato sulle questioni più urgenti che riguardano l’energia e il clima, tra cui la necessità di ridurre le emissioni inquinanti. Ora la domanda è se i verdi riusciranno a influire maggiormente sulle decisioni di Berlino.

Torniamo quindi alla commissione sul carbone. Il documento finale è atteso nei prossimi giorni: finora sono state pubblicate alcune anticipazioni dal sito Clean Energy Wire, poi riprese da altri organi di stampa.

Il testo dovrebbe essere abbastanza fedele alle bozze circolate all’inizio della settimana scorsa.

La commissione, si legge in una nota stampa (qui in tedesco), ha creato una solida base per proseguire le discussioni sulla politica energetica e climatica, previste per il 15-16 novembre.

Il rapporto dei quattro commissari speciali dovrà anche fissare una data prevista per lo stop definitivo all’utilizzo di carbone e lignite.

Un’impresa molto complessa, perché Berlino ha già deciso di eliminare i reattori nucleari dal suo portafoglio energetico, quindi per azzerare il carbone, che vale ancora il 35% circa del mix elettrico complessivo, bisognerà incrementare moltissimo il contributo delle tecnologie rinnovabili, soprattutto eolico e solare.

Le rinnovabili in alcuni frangenti hanno toccato livelli record (vedi QualEnergia.it con i dati più aggiornati sulla produzione delle diverse fonti) ma resta ancora molto da fare per “ripulire” il paese dalle risorse fossili, tagliando drasticamente le emissioni di CO2.

In sostanza, si deve ripensare il mix energetico portandolo verso una rete alimentata il più possibile con fonti “verdi”, mantenuta in sicurezza da adeguati sistemi di accumulo energetico e altri meccanismi di flessibilità-gestione della domanda.

Il governo di Angela Merkel dovrà quindi avviare un grandissimo piano di riconversione industriale, coinvolgendo le compagnie energetiche tradizionali con le loro migliaia di occupati, che in queste settimane in Germania hanno manifestato diverse volte perché temono di rimanere senza lavoro.

Pertanto, nel documento predisposto finora dalla commissione, ci sono diverse proposte concrete per “accompagnare” le regioni minerarie verso l’uscita dal carbone e l’entrata in un nuovo sistema economico.

Tra le misure suggerite: creare distretti innovativi con centri di ricerca, università e aziende impegnate nello sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale, realizzare parchi eolici e fotovoltaici, impiegare le infrastrutture dismesse per costruire nuove centrali a gas, sfruttare l’energia rinnovabile per produrre idrogeno e metano con sistemi P2G (Power to Gas).