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Gli italiani su trasporti ed emissioni: sì a volare meno, no a rinunciare all’auto

I risultati più rilevanti del sondaggio pubblicato dalla Banca europea per gli investimenti.

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Per gli italiani – e per tanti altri cittadini europei – è difficile rinunciare all’uso dell’auto privata, anche se, più in generale, la maggior parte delle persone afferma di essere disposta a modificare le proprie abitudini, in tema di mobilità, per contribuire a ridurre le emissioni inquinanti.

Questa dipendenza dalle automobili emerge dal sondaggio pubblicato dalla Banca europea per gli investimenti (Bei), focalizzato sugli effetti della pandemia per i trasporti e su quanto i cittadini europei siano impegnati a combattere il cambiamento climatico con i loro comportamenti.

Una delle domande poste agli intervistati era questa: “Tra le seguenti azioni volte a combattere il cambiamento climatico, quale sarebbe la più facile cui abituarti?” (traduzione nostra dall’inglese).

I partecipanti potevano scegliere tra diverse azioni cui rinunciare: viaggiare in aereo, mangiare la carne, acquistare nuovi vestiti, guardare video in streaming (Netflix, You Tube e così via), possedere un’automobile.

Ebbene, il 38% degli italiani rinuncerebbe più facilmente a spostarsi in aereo, in linea con la media delle risposte dei diversi Paesi Ue. Mentre sono pochi gli italiani (8% anche qui in linea con il resto d’Europa), ad affermare che rinunciare all’auto sarebbe la scelta più facile da compiere per tutelare il clima.

E il 46% degli italiani (stavolta ben sopra la media Ue del 39%), evidenzia la Bei, sostiene che rinunciare alla propria auto sarebbe la scelta più difficile.

In questo caso, la domanda precisa è stata: “Tra le seguenti azioni volte a combattere il cambiamento climatico, quale sarebbe la più difficile cui abituarti?”.

Più in generale, il 34% degli italiani afferma che sta compiendo cambiamenti radicali nello stile di vita per combattere il cambiamento climatico, ben 15 punti percentuali in più rispetto alla media europea.

Poi il 33% degli intervistati in Italia sostiene che eviterà di volare, quando saranno eliminate le restrizioni di viaggio dopo la pandemia; il 43% dichiara che farà le vacanze in Italia o in un Paese vicino per minimizzare le emissioni di carbonio.

Tra gli altri dati interessanti dell’indagine: il 50% degli italiani è favorevole a compensare le emissioni dei voli, ad esempio con progetti per piantare nuovi alberi; il 72% sostituirebbe l’aereo con il treno per viaggi fino a cinque ore.

Inoltre: il 77% degli italiani concorda con l’affermazione secondo cui si usano di meno i trasporti pubblici per paura del Covid-19. E il 74% conferma che si pedala e cammina di più per tutelare la propria salute e allo stesso tempo per spostarsi in modo eco-sostenibile.

Anche se poi il 40% sostiene di non usare la bici perché le strade della sua città sono poco sicure.

Da questi dati si capisce l’importanza e l’urgenza di affrontare il tema della mobilità a basse emissioni in maniera organica, a 360 gradi, con politiche che dovrebbero scoraggiare l’uso delle auto private a vantaggio di treni, mezzi pubblici, percorsi ciclo-pedonali.

Lo stesso Ministero dei Trasporti, nell’osservatorio sulle tendenze della mobilità durante l’emergenza sanitaria, afferma che dopo il lockdown c’è stata una forte ripresa dei viaggi in auto.

In particolare, si legge nel documento (allegato in basso), “la circostanza secondo cui a luglio 2020 gli spostamenti del trasporto collettivo risultano inferiori del 40%, a fronte di una ripresa quasi totale degli spostamenti individuali su strada […], lascia intendere che possa essere avvenuta o una ‘pericolosa’ e non sostenibile diversione modale dalle modalità di trasporto collettive a quelle individuali (riluttanza verso gli spostamenti che non riescono a garantire pienamente il distanziamento sociale) […]”.

Sull’argomento si veda anche l’articolo “Il trasporto pubblico locale, l’altra emergenza dentro la pandemia“, con un’intervista ad Anna Donati, responsabile del Gruppo di Lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club.

Insomma la partita dei trasporti puliti è tutta da giocare: il Recovery Plan italiano sarà all’altezza della sfida con investimenti nella giusta direzione?

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