La Banca europea per gli investimenti (Bei) ha lanciato oggi, 5 febbraio, un meccanismo di finanziamento anticipato dell’Ets 2, sviluppato congiuntamente con la Commissione europea, per accelerare la transizione low-carbon nei settori coperti dal nuovo sistema Ue per lo scambio delle quote di emissione, ossia edifici e trasporti stradali.
Il meccanismo metterà a disposizione 3 miliardi di euro per permettere agli Stati membri di accedere a programmi di pre-finanziamento prima che l’Ets 2 inizi a generare entrate, nel 2028. L’obiettivo è favorire una transizione socialmente equa ed economicamente efficiente, sostenendo direttamente le famiglie a basso e medio reddito.
Il fondo, che prende il nome di “Frontloading Facility”, è uno degli elementi inclusi nel pacchetto di misure presentato a Bruxelles lo scorso novembre 2025 per tenere sotto controllo i prezzi del nuovo Ets 2.
Secondo quanto comunicato dalla Commissione, i fondi saranno destinati principalmente a interventi su sistemi di riscaldamento e raffrescamento negli edifici, contribuendo a ridurre il consumo energetico e a rendere più accessibili soluzioni come pompe di calore e impianti di climatizzazione ad alta efficienza. Il finanziamento sarà coerente con gli strumenti del Fondo Sociale per il Clima e con i piani sociali climatici nazionali, garantendo un impatto diretto sulle fasce più vulnerabili.
Il pre-finanziamento supporterà anche la transizione del trasporto su strada verso soluzioni a basse emissioni, favorendo la mobilità elettrica, lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica e misure per incentivare l’uso di trasporto pubblico e condiviso, oltre a biciclette elettriche e soluzioni multimodali.
La Bei e la Commissione indicano inoltre che la capacità di questo meccanismo potrà essere incrementata in futuro, come parte di un pacchetto più ampio di misure per garantire un avvio graduale e senza intoppi dell’Ets 2.
Le preoccupazioni per l’Ets 2
L’Ets 2 è un mercato separato dall’Ets principale, operativo in ambiti come industrie, trasporti aerei e marittimi, ma funziona in modo analogo.
È un sistema cap-and-trade: l’Ue fissa un tetto massimo alle emissioni e distribuisce o mette all’asta permessi di emissione, ognuno equivalente a una tonnellata di CO2. I partecipanti devono restituire ogni anno permessi pari alla quantità di CO2 generata dalle proprie attività: chi emette più del consentito deve acquistarne altri, chi invece riduce la CO2 può vendere quelli in eccesso.
L’obiettivo è ridurre del 42% le emissioni dei settori coinvolti (trasporti e edilizia) entro il 2030, rispetto al 2005. La partenza dell’Ets 2, specifichiamo, non è imminente, visto che le aste per l’assegnazione delle quote inizieranno nel 2027.
Ma le incertezze sui possibili impatti sociali della misura si intensificano col passare del tempo. La principale preoccupazione di molti Stati membri, tra cui l’Italia, è che il meccanismo possa far aumentare in modo rilevante i prezzi dei combustibili fossili – benzina, gasolio, gas per il riscaldamento – mettendo in difficoltà cittadini e piccole imprese, soprattutto nelle fasce più “vulnerabili” dei bassi redditi, che non hanno denaro sufficiente per investire in tecnologie più pulite, come pompe di calore o veicoli elettrici.
L’obbligo di acquisto dei permessi sull’Ets 2 ricade infatti sui fornitori, che presumibilmente trasferiranno gli extra-costi sui prezzi finali ai consumatori.
Il prezzo della CO2, evidenzia un position paper pubblicato lo scorso ottobre da Ref Ricerche, diventerà un segnale economico sempre più forte. Si stima che la spesa media per il riscaldamento a gas aumenterà di circa 83 euro l’anno, mentre i carburanti dovrebbero subire rincari dell’8-9%, con un impatto complessivo di circa 210 euro annui tra gas e carburanti, per una famiglia tipo con due autovetture alimentate a benzina e/o gasolio.
Per mitigare l’impatto del provvedimento, la Commissione europea ha proposto a novembre un pacchetto di misure, non ancora confluito in un regolamento ufficiale, che include oltre all’istituzione del Frontloading Facility anche l’anticipo delle aste al 2026 (in modo da anticipare anche le relative entrate), il bilanciamento del numero di quote da mettere all’asta con il livello di domanda e un sistema di “top-up” che raddoppi il numero di quote da immettere sul mercato, nel caso in cui il prezzo della Co2 superi i 45 €/ton.
La Commissione intende adottare il regolamento delegato entro la fine di marzo di quest’anno.





























