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Industria, civile e trasporti: le prospettive al 2050 per Terna e Snam

In tre nuovi report, i due gestori di rete analizzano i consumi finali e gli scenari di decarbonizzazione dei principali settori energetici per arrivare alla neutralità climatica.

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Terna e Snam, ieri 15 ottobre, hanno pubblicato tre nuove note tecniche dedicate alle prospettive di sviluppo del sistema energetico italiano al 2050, in attuazione della delibera Arera 392/2024.

I documenti, che riguardano i settori industriale, civile e dei trasporti, rappresentano un quadro analitico integrato dei consumi finali, delle tecnologie abilitanti e degli scenari di decarbonizzazione al 2040 e 2050, costruiti in coerenza con il Documento di descrizione degli scenari (Dds 2024) e con il Pniec 2024.

Il prossimo 28 ottobre, dalle 10 alle 12, ci sarà la presentazione pubblica su Microsoft Teams (iscrizioni fino alle 16 di venerdì 24 ottobre tramite questo form).

Le analisi hanno preso in considerazione sia gli indirizzi di politica energetica nazionale sia le direttive e i regolamenti europei di politica energetica e ambientale, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

Per il civile si è data particolare attenzione al sotto-settore residenziale; per i trasporti il focus è su quelli su gomma, mentre per l’industria c’è un approfondimento sui settori “hard to abate”.

Vediamo in sintesi cosa emerge dai tre rapporti, rimandando approfondimenti su vari aspetti interessanti a un secondo momento.

Industria: gli hard to abate e l’incognita Ccus

Nel 2022 il settore industriale ha assorbito 25 Mtep di energia (il 22% dei consumi nazionali finali) e generato 79 Mt di CO₂eq (21% delle emissioni totali), si premette.

Secondo gli scenari del Dds 2024, al 2040 i consumi si ridurranno del 15–18%, attestandosi a 21–22 Mtep, con una moderata crescita dell’elettricità (fino a 9,8–10,4 Mtep) e una contrazione del gas naturale, in parte sostituito da idrogeno e biometano.

Il documento individua quattro leve tecnologiche centrali: elettrificazione dei processi; Ccus (Carbon Capture, Utilization and Storage); gas verdi (biometano, idrogeno, metano sintetico); e soprattutto efficienza energetica.

Il ruolo della Ccus, si spiega, sarà essenziale per i comparti acciaio e cemento, ma richiede una rete nazionale di trasporto e stoccaggio della CO₂ e un chiaro riconoscimento regolatorio ai fini ETS.

La nota evidenzia inoltre le preoccupazioni delle imprese (Federchimica, Federacciai, Assovetro, Assocarta, Federbeton, Confindustria Ceramica) riguardo alla perdita di competitività e alla necessità di politiche di sostegno coordinate a livello europeo.

Civile: la sfida del riscaldamento e dell’efficienza

Il comparto civile (residenziale e terziario) è oggi il principale consumatore di energia in Italia, con 33 Mtep nel 2022 e oltre 50 Mt di CO₂eq. Oltre il 60% dei consumi è legato al riscaldamento, alimentato in larga parte da gas naturale.

Gli scenari al 2040 delineano una riduzione complessiva dei consumi del 25%, trainata da elettrificazione dei consumi termici tramite pompe di calore (fino a 6–7 milioni di unità installate);

ristrutturazioni energetiche profonde degli edifici; e crescita delle rinnovabili termiche e del fotovoltaico.

Il ruolo dei gas verdi (biometano e idrogeno) resta marginale, limitato ad aree non elettrificabili.

Trasporti: elettrificazione lenta e dipendenza dai fossili

Il settore dei trasporti è responsabile di 36,7 Mtep di consumi (36% del totale nazionale) e di 109 Mt di CO₂eq, quasi il 30% delle emissioni italiane.

La quota dominante è quella del trasporto su strada, che da solo copre il 93% dei consumi interni, con benzina e gasolio che rappresentano il 90% del mix energetico.

Il parco circolante resta fortemente termico e datato: 54 milioni di veicoli, di cui il 59% ha più di 10 anni, e solo l’1% è elettrico.

Al 2050 il settore dei trasporti dovrà essere profondamente elettrificato e alimentato da combustibili rinnovabili, con una forte riduzione dei consumi fossili e delle emissioni, si spiega.

Tuttavia, la traiettoria resta incerta: il report avverte che senza un’accelerazione tecnologica e infrastrutturale e un sostegno politico coerente, l’Italia rischia di non centrare gli obiettivi intermedi al 2030 e 2040, rendendo più difficile l’azzeramento delle emissioni a metà secolo.

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