Dopo due anni di contrazione, il mercato europeo delle pompe di calore torna a crescere.
Nel 2025 sono state vendute circa 2,9 milioni di dispositivi domestici in 21 Paesi europei, con un aumento del 13% rispetto al 2024. È uno dei dati principali dell’European Market Report 2026 dell’Ehpa, l’associazione europea delle pompe di calore, che fotografa un comparto in ripresa dopo la frenata seguita al picco del 2022.
Le vendite nell’Ue
Il perimetro principale del report comprende 21 Paesi. Di questi, 18 hanno fornito dati di vendita aggiornati per il 2025: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Norvegia e Svizzera. Per Estonia, Ungheria e Irlanda, invece, Ehpa ha assunto vendite stabili sui livelli del 2024.
Il mercato più dinamico, in termini di crescita annua, è stato quello tedesco, cresciuto del 50% rispetto al 2024, seguito dalla Danimarca, +36%, e dalla Repubblica Ceca, +31%. In Austria, al contrario, le vendite sono diminuite del 17%.
Guardando ai volumi assoluti, la Francia resta il primo mercato europeo, con 527mila pompe di calore vendute nel 2025, seguita dall’Italia, con circa 432mila unità, e dalla Germania, con 345mila.
Il quadro cambia se si considera la penetrazione rispetto al numero di famiglie. In questo caso i Paesi leader sono Lituania, con 46 vendite ogni mille nuclei familiari, Norvegia, con 43, e Finlandia, con 36. La diffusione storica delle pompe di calore nei Paesi nordici è sempre molto superiore alla media europea: nel 2025 la Norvegia contava circa 650 pompe di calore installate ogni mille famiglie, mentre la Finlandia superava quota 540.
Nel complesso, il parco installato nei 21 Paesi analizzati sale a 29,3 milioni di unità, con una crescita di circa il 9%. Secondo calcoli dell’Ehpa, significa che in media il 13% delle famiglie di questi Paesi dispone oggi di una pompa di calore. I due maggiori parchi installati sono quelli di Francia e Italia: la prima conta circa 7 milioni di pompe di calore, la seconda poco meno di 5 milioni.
Quest’anno l’associazione è riuscita anche a raccogliere stime di vendita per altri nove Paesi europei, elaborate a partire dalle indicazioni dei produttori. Si tratta di Bulgaria, con 70mila unità, Croazia con 21mila, Cipro con 5mila, Grecia con 47mila, Lettonia con 6mila, Lussemburgo con 3mila, Malta con 2mila, Romania con 40mila e Slovenia con 12mila.
Sommando queste circa 200mila unità al dato dei 21 Paesi principali, le vendite europee complessive del 2025 arrivano a circa 3,1 milioni di pompe di calore. Tuttavia, l’associazione precisa che questi nove mercati non sono inclusi nei confronti storici o nelle analisi sul parco installato, perché sono disponibili solo stime sulla dimensione totale del mercato 2025.
Sul piano tecnologico, la ripresa è stata trainata sia dalle pompe di calore aria-aria sia da quelle aria-acqua. Nei 18 Paesi con dati di vendita aggiornati, le aria-aria hanno raggiunto 1,184 milioni di unità, in aumento del 15% sul 2024, mentre le aria-acqua sono arrivate a 1,026 milioni, anch’esse con una crescita del 15%.
Per le aria-aria, però, l’associazione applica un fattore correttivo per escludere le unità considerate utilizzate principalmente per il raffrescamento. Per questo motivo i numeri riportati nel report sono molto inferiori rispetto alle vendite effettive di apparecchi aria-aria. Se si contassero tutte le unità vendute senza questa correzione, il volume complessivo del mercato risulterebbe ancora più alto.
Il mercato in Italia
Il report dedica un capitolo all’Italia, il cui 2025 si è chiuso con un segnale positivo ma non privo di criticità. Secondo Ehpa, il mercato nazionale delle pdc è cresciuto del 9% su base annua, confermando il Paese tra i principali mercati europei: con circa 432mila unità vendute nell’anno, l’Italia è seconda per volumi assoluti dopo la Francia, mentre il parco installato sfiora ormai i 5 milioni di apparecchi.
La tecnologia è quindi centrale nel mercato del riscaldamento e della climatizzazione, con risultati positivi in quasi tutti i segmenti di potenza. A trainare la crescita sono soprattutto i sistemi di media e grande taglia e le applicazioni commerciali e industriali, dove efficienza energetica e qualità dell’aria continuano a essere driver rilevanti. Più debole, invece, il residenziale fino a 17 kW, in particolare per le pompe di calore aria-acqua e acqua-acqua.
Il rallentamento viene ricondotto da Ehpa alla riduzione degli incentivi fiscali e alla fase di debolezza più generale del settore edilizio, sia nelle nuove costruzioni sia nelle ristrutturazioni. Le prospettive per il 2026 sono definite cautamente positive, grazie ai primi segnali incoraggianti dal residenziale e alle misure regolatorie attese per rafforzare la diffusione nei comparti industriale e terziario.
Costi e competitività
Tornando ai valori generali riferiti all’Europa, la principale spiegazione della ripresa, secondo l’Ehpa, va cercata invece nelle politiche pubbliche sui costi.
Da un lato, diversi governi europei sono intervenuti sul costo iniziale di acquisto e installazione attraverso regimi di incentivo. La presenza di misure stabili, oltre a ridurre l’esborso per le famiglie, dà anche un segnale di continuità a consumatori e produttori, rafforzando la fiducia nella traiettoria del mercato. Dall’altro lato, alcuni Paesi hanno iniziato ad affrontare il tema dei costi di esercizio, intervenendo sulla tassazione dell’elettricità.
Quest’ultimo è un aspetto cruciale per la competitività delle pompe di calore. Queste tecnologie, grazie all’elevata efficienza, possono garantire costi di funzionamento inferiori rispetto alle caldaie fossili lungo il ciclo di vita. Tuttavia, la convenienza viene spesso indebolita da una struttura dei prezzi energetici sfavorevole.
In molti Stati membri, ricorda Ehpa, l’elettricità è tassata da 3 a 7 volte più del gas, mentre le pompe di calore risultano competitive quando il prezzo dell’elettricità non supera di oltre due volte quello del gas.
I Paesi che penalizzano meno l’elettricità e attribuiscono maggiori costi ai combustibili fossili tendono ad avere una diffusione più alta e stabile delle pompe di calore. In questa direzione si muovono alcuni interventi avviati dal 2025, come quelli del Belgio per ridurre i prezzi elettrici.
Anche il piano europeo AccelerateEU, presentato dalla Commissione nell’aprile 2026, individua nel rapporto tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas un problema da affrontare, anche attraverso una futura proposta legislativa che riguardi gli oneri di rete (L’Ue studia un piano per tassare l’elettricità meno del gas).
Import gas ed emissioni evitati
Le 29,3 milioni di pompe di calore oggi installate nei 21 Paesi analizzati nel report evitano circa 25 miliardi di mc di importazioni di gas, con un risparmio stimato in 9,7 miliardi di euro l’anno.
In termini di energia termica prodotta, il contributo equivale a oltre 200 carichi di navi metaniere di Gnl. Solo le pompe di calore vendute nel 2025 permetterebbero di sostituire altri 24 carichi di Gnl, pari a circa un quarto della fornitura annua di gas all’Ue dal Medio Oriente.
In totale, le pompe di calore installate evitano ogni anno 65 milioni di tonnellate di CO2, un volume paragonabile alle emissioni annue dell’Austria, e generano anche benefici sanitari: per il 2024 Ehpa stima 3,5 miliardi di euro di costi evitati legati all’inquinamento atmosferico.
Il peso crescente della tecnologia si vede anche nel confronto con il mercato del riscaldamento tradizionale. Dal 2015 la quota delle pdc rispetto alle caldaie fossili è aumentata gradualmente, con un’accelerazione dal 2019. Nonostante la flessione successiva al picco del 2022, nel 2024 le pompe di calore avevano mantenuto una quota del 29% del mercato del riscaldamento degli ambienti; nel 2025 sono salite al 33%.
Un’industria europea da valorizzare
Il settore è già oggi una filiera industriale europea rilevante. Il report parla di 300 fabbriche e oltre 433mila posti di lavoro diretti e indiretti. Inoltre, sulla base di dati che rappresentano oltre due terzi del mercato, la grande maggioranza delle pompe di calore aria-acqua installate in Europa risulta assemblata nel continente.
La Commissione europea indica un obiettivo di vendita di 4 milioni di unità l’anno al 2030, ma secondo l’associazione la capacità produttiva europea potrebbe arrivare fino a 8 milioni di pompe di calore l’anno.
Per sfruttare questo potenziale, il report Epha richiama diverse azioni di policy: riduzione dell’Iva, maggiore sostegno finanziario per edifici e industria, recupero del calore di scarto industriale, leasing sociale per le famiglie meno abbienti e semplificazione degli adempimenti amministrativi, dai controlli sugli edifici ai permessi di connessione alla rete.
Anche l’Ets 2, destinato dal 2028 a introdurre un prezzo sulle emissioni di edifici e trasporti stradali, dovrebbe rendere le soluzioni elettriche più competitive rispetto ai sistemi fossili.



























