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Il Parlamento Ue spiana la strada ai nuovi progetti fossili

Respinta con ampia maggioranza la risoluzione che chiedeva di eliminare futuri investimenti nel settore gas.

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L’Europarlamento in seduta plenaria ha confermato la linea politica tenuta a fine gennaio dalla Commissione per l’energia, la ricerca e l’industria (ITRE), dando via libera alla quarta lista di progetti di interesse comune tra cui rientra un ampio numero di iniziative nelle fonti fossili.

A Strasburgo, infatti, con 443 voti contrari, 169 favorevoli e 36 astenuti, gli eurodeputati hanno respinto la proposta di risoluzione presentata da più di trenta esponenti verdi e della sinistra; il testo chiedeva alla Commissione Ue (neretti nostri) “di presentare un nuovo atto delegato che consenta di evitare la costruzione di nuove infrastrutture alimentate da qualsiasi tipo di combustibile fossile con potenziali effetti di dipendenza e che sia pienamente compatibile con gli impegni assunti dall’Unione e dagli Stati membri nell’ambito dell’accordo di Parigi”.

Per il momento, quindi, l’Europa non riesce a sganciarsi da futuri investimenti nelle energie tradizionali, in particolare nel settore gas; ricordiamo che la quarta lista di progetti di interesse comune comprende molti nuovi gasdotti, alcuni dei quali interessano anche l’Italia, come le varie tratte del corridoio Sud (ad esempio la linea TAP: Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto Italia-Malta e quello Ungheria-Italia via Slovenia.

Il rischio, secondo gli eurodeputati che hanno presentato la mozione alla commissione ITRE e poi all’Europarlamento in seduta plenaria, è che si continuino a finanziare progetti incompatibili con il Green Deal europeo, volto a incrementare le energie rinnovabili e diminuire le emissioni di CO2 associate all’utilizzo di carburanti fossili.

Tra l’altro, una recente analisi svolta dalla società di consulenza indipendente Artelys sui 32 progetti per il gas inclusi nella lista Ue, ha concluso che le infrastrutture esistenti bastano a garantire la sicurezza delle forniture energetiche per l’Europa, alla luce degli obiettivi energia-clima al 2030 in cui si prevede una riduzione del 29% per la domanda complessiva di gas.

In altre parole, si legge in quel rapporto, la maggior parte dei nuovi progetti è inutile e rappresenta un potenziale sovra-investimento per decine di miliardi di euro supportati da fondi pubblici europei (sul tema vedi anche il commento sul Guardian di Yanis Varoufakis).

Intanto gli eurodeputati hanno approvato una risoluzione dove si chiede alla Banca centrale europea di aumentare il suo impegno nella finanza verde; in particolare, il testo (neretti nostri) “suggerisce alla BCE di includere tra le sue priorità di ricerca la questione di come le banche centrali e la vigilanza bancaria possono contribuire a un’economia sostenibile e alla lotta contro il cambiamento climatico […]”.

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