Per accedere al superbonus del 110% e, quindi, riuscire a migliorare di almeno di due classi energetiche l’efficienza di un immobile (prerequisito essenziale per l’incentivazione) nella maggior parti dei casi bisognerà puntare sullisolamento termico dell’involucro dell’edificio (per alcune criticità leggi anche “Superbonus e cappotto termico, il pericolo di massimali di prezzo “taglia unica” e la coperta corta della detrazione”).

Il cappotto termico (isolamento dall’estero dell’edificio) è l’intervento principale soprattutto per gli immobili con le classi energetiche più basse (come la G e F). Per accedere al superbonus potrebbe comunque potrebbe essere necessario abbinare questo intervento al cambio del generatore di calore.

Qui limitiamoci a spiegare qualche elemento tecnico relativo al cappotto termico che comunque è la migliore soluzione per tagliare i consumi energetici per il riscaldamento invernale (ma anche i consumi estivi), con risparmi spesso superiori anche al 50%.

Altro punto che qui non analizzeremo sono le superfici trasparenti, cioè vetri e serramenti, che sono un aspetto comunque importante nell’isolamento dell’edificio.

In sintesi, l’isolamento a cappotto riduce le perdite di calore verso l’esterno durante l’inverno e l’ingresso del calore in casa durante l’estate, migliorando così il comfort termico.

Consiste nell’incollare pannelli di isolante sulla struttura edilizia preesistente, facendo attenzione che il posizionamento delle lastre isolanti sia fatto a giunti sfalsati, anche in corrispondenza degli spigoli, staccandosi da terra con un profilo di partenza.

Sui pannelli viene applicato il rasante e annegata la rete portaintonaco per effettuare la finitura. È importante che la posa in opera sia effettuata da personale specializzato, scegliendo aziende che forniscono l’intero “sistema a cappotto”, dove la scelta delle colle, del rasante è compatibile con il materiale stesso.

Tra le altre tecnologie per isolare dall’esterno ci sono anche le facciate ventilate e gli intonaci termoisolanti.

Al contrario di un condominio dove le maggiori dispersioni si verificano nelle superfici laterali, nel caso di abitazioni mono o bifamiliari (a uno o due piani), queste provengono soprattutto dal tetto e sono anche superiori al 50%.

Isolare dall’esterno comporta diversi vantaggi, tra cui:

  • ridurre i ponti termici (una discontinuità dell’involucro edilizio, che si presenta quando le caratteristiche termiche del manufatto sono significativamente differenti da quelle adiacenti; un ponte termico favorisce la trasmissione del calore): l’isolante costituisce l’ultimo strato della parete coprendo uniformemente tutti gli elementi strutturali, come pilastri e travi;
  • evitare fenomeni di condensa sia superficiale che interstiziale ed evitare la formazione di muffe, proprio perché la struttura è tutta “calda” e più difficilmente raggiunge temperature pari a quella di rugiada;
  • proteggere le strutture edilizie dagli sbalzi termici, demandando all’isolante l’assorbimento dello sbalzo termico;
  • garantire uniformità di temperatura all’interno dell’ambiente, per cui il salto tra la temperatura al centro del locale e quella superficiale della parete è di pochi gradi evitando il fenomeno della “parete fredda”;
  • aumentare la capacità della parete di accumulare calore. I muri si scaldano, accumulano il calore e lentamente lo rilasciano nei locali quando si spegne l’impianto.

In commercio esistono numerosi materiali isolanti naturali (sughero, lana diroccia, fibra di legno), leggermente più costosi, o sintetici (polistirene, poliuretano), sempre più performanti e sottoposti a numerosi studi e sperimentazione. La ricerca è in continua evoluzione per realizzare i materiali più prestazionali con spessori il più possibile ridotti (nella foto in alto un esempio di cappotto con polistirene espanso – credit photo: Rexpol).

Stiamo parlando di interventi e investimenti sugli edifici che sono di lungo termine, pertanto è fondamentale che si esiga la garanzia di qualità dell’intervento e siano consapevoli delle condizioni necessarie affinché un intervento risulti eseguito a regola d’arte.

Un primo passo è la certificazione dei materiali unita alla garanzia per almeno 10 anni, sia per eventuale difetto del materiale, sia per possibili difetti dovuti alla posa in opera. È importante che la certificazione non riguardi solo i singoli materiali impiegati, ma l’intero sistema utilizzato. Va anche detto che esistono nuovi materiali molto performanti come la paglia che non sono stati ancora certificati.

Altra condizione fondamentale è il progetto tecnico, che definisce gli spessori necessari dei materiali, con un’attenta verifica del valore di trasmittanza termica richiesta dalla legge, sia per essere conforme alle prescrizioni, sia per poter soddisfare i requisiti per accedere alle detrazioni fiscali.

Nella diagnosi energetica vanno considerati tutti quei nodi critici che presentano gli edifici esistenti quali: solette in aggetto, balconi, parapetti ancorati alla facciata. La corretta valutazione di tutti gli elementi che danno luogo a ponti termici e conseguenti dispersioni importanti concorre a determinare i requisiti prestazionali del sistema tecnologico più idoneo per efficientare quel determinato edificio.

I costi dell’intervento di cappotto termico variano molto perché le variabili da considerare sono diverse (materiali, tipologia dell’edificio, dimensine dei ponteggi, facciata, tetto, ecc.): in genere oscillano tra 130 a 240 euro al metro quadrato. Un intervento simile si ripaga in 9-11 anni e aumenta il valore dell’immobile.

Per completezza ricordiamo anche un’altra soluzione per la coibentazione, adatta soprattutto negli edifici costruiti negli anni 60-70: l’insufflaggio di materiale isolante all’interno dell’intercapedine che spesso è presente nelle pareti perimetrali degli edifici.

Per approfondire sul cappotto termico: