Insufflaggio: l’isolamento c’è ma è invisibile

Sconosciuto, ma pratico ed efficiente, l'insufflaggio è possibile in molte abitazioni costruite dopo gli anni '70 e potrebbe risolvere non pochi problemi energetici in un gran numero di case degli italiani poiché consente l'isolamento del singolo appartamento anche nei condomini, superando così diverse difficoltà logistiche.

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Gli interventi di isolamento delle strutture verticali opache degli edifici sono tra i meno frequenti, nonostante siano quelli che garantiscono un migliore risultato e una migliore durata nel tempo. Cappotti termici e isolamento sono infatti, in genere, il fanalino di coda, mentre le riqualificazioni che hanno oggetto gli infissi, caratterizzati da efficienza e durata inferiori, sono in pole position.

Prova di ciò la troviamo nei dati Enea relativi all’ecobonus dai quali si vede che gli interventi relativi alle strutture verticali opache sono circa l’1% sul totale, mentre quelli sugli infissi viaggiano costantemente oltre il 60%. E sempre i dati relativi all’ecobonus ci dicono che nell’efficienza energetica nelle abitazioni, nel 2013, i privati hanno investito 28 miliardi di euro, 4,8 solo di Iva, e sono stati creati 226mila nuovi posti di lavoro.

La ragione degli scarsi risultati circa gli interventi sulle superfici opache in un contesto così favorevole risiede nel costo e nella difficoltà di gestione di questi interventi, specialmente quando si parla di cappotti termici esterni nei condomini, mentre per quelli interni i problemi sono legati alla perdita di superficie utile e all’indisponibilità dell’appartamento per parecchio tempo a causa della durata dei lavori.

Eppure molte abitazioni, anche in condomini, potrebbero trovare soluzioni facili, economiche ed energicamente efficienti nell’insufflaggio di materiale isolante all’interno dell’intercapedine che spesso è presente nelle pareti perimetrali degli edifici costruiti dagli anni settanta.

In pratica si sfrutta la “camera d’aria” esistente per realizzare una sorta di “pannello isolante virtuale” che consente all’abitazione di ottenere un risultato quasi simile a quello del cappotto termico. Le prestazioni non sono identiche perché con l’insufflaggio non si risolvono tutte le problematiche legate ad alcuni ponti termici, ma l’indubbio vantaggio è che in poco tempo e con una spesa ridotta si isola l’appartamento mantenendone l’abitabilità. Oltre a ciò non bisogna sottovalutare il fatto che si può realizzare l’insufflaggio anche per un singolo appartamento, senza aspettare le decisioni dell’intero condominio. aspetto di non poco conto.

L’insufflaggio del materiale isolante avviene, dopo aver ispezionato l’intercapedine, con dei fori di prova e realizzando all’interno o all’esterno dell’appartamento una ulteriore serie di fori del diametro di 5-10 centimetri ogni 1,5 metri, a circa 50 centimetri in altezza dai pavimenti e dai soffitti, su tutte le pareti perimetrali. La foratura può essere realizzata dall’esterno o dall’interno indifferentemente a seconda della facilità d’accesso e anche nel secondo caso tutta l’operazione prevede la non disponibilità del singolo ambiente per poche ore. Una volta realizzati i fori, con una macchina per l’insufflaggio viene introdotto il materiale e una volta riempita l’intercapedine si stucca il foro.

L’insufflaggio è da evitare nel caso di pareti compromesse da crepe o da infiltrazioni d’umidità, mentre è il caso che a ogni foro corrisponda un’ispezione visiva per rilevare eventuali ostruzioni che possano impedire un riempimento omogeneo dell’intercapedine.

«Abbiamo realizzato l’intervento sulla nostra abitazione a febbraio 2015 e subito abbiamo notato delle differenze», ci dice Alessandro Drago, nostro lettore che ha effettuato sulla propria abitazione nella periferia di Roma l’insufflaggio delle intercapedini perimetrali utilizzando un isolante naturale di fibre cellulosiche, prodotto con carta di giornale riciclata. «La casa ora trattiene maggiormente il calore e pensiamo che questo intervento, dopo averli provati tutti, dagli infissi all’isolamento dei cassonetti delle tapparelle, sia quello risolutivo.»

L’operazione ha riguardato un’abitazione di 110 metri quadrati, esposta su tre lati all’ultimo piano di una palazzina e sono stati impiegati 10 metri cubi di materiale isolante. «La spesa è stata di circa 2.000 euro – prosegue Alessandro – ma ciò che ci ha impressionato di più è stata la rapidità dell’intervento: due giorni». Ovviamente l’insufflaggio ha permesso la detrazione del 65%, cosa che porta il punto di pareggio a 5 anni. L’insufflaggio, infine, ha una durata praticamente uguale a quella dell’abitazione e non necessita di manutenzione, ragione per la quale si può considerare un intervento definitivo.

Circa i costi dell’intervento è necessario considerare sia la materia da impiegare, sia il volume da riempire anche a parità di superficie dell’appartamento. C’è infatti una certa differenza tra riempire un’intercapedine da 5 centimetri (il minimo utile) e una da 25 centimetri, sia sotto al profilo del materiale, sia dal punto di vista della messa in opera.

Altra questione fondamentale è l’accessibilità. Se è indispensabile accedere dall’esterno ai piani alti, saranno necessari dei ponteggi. Ai fini del preventivo da parte delle ditte è necessario che siano fatti alcuni fori per i sondaggi fisici in modo da determinare la struttura dell’intercapedine, mentre alcune aziende realizzano anche delle termografie per identificare i ponti termici.

Le differenze tra le aziende sono comunque notevoli. Il nostro lettore aveva ricevuto altri due preventivi: 1.600 euro con l’utilizzo del polistirene e 2.700 € sempre con l’impiego della cellulosa. In linea di massima, una volta determinato il volume da riempire bisogna considerare un prezzo tra i 140 e i 230 euro a metro cubo.

Per quanto riguarda i materiali da utilizzare la scelta dipende dalle caratteristiche tecniche e dalla naturalità degli stessi, qualità essenziale se si vuole realizzare un intervento che guarda anche al profilo “etico” dell’efficienza energetica e, quindi, alla bioedilizia. Si va dal polistirene espanso, che non deve essere utilizzato in presenza di canne fumarie, alle fibre di cellulosa inertizzate e riciclate da materia prima seconda, passando per la perlite, la lana di vetro in fiocchi prodotta dal riciclo del vetro, oppure la lana di roccia, i granuli di sughero e l’argilla espansa. Tutti materiali che hanno prestazioni, origini, costi e impatti ambientali diversi nella fase di produzione.

La semplicità dell’intervento d’insufflaggio, infine, lo rende adatto a una realizzazione “fai da te di elevato livello”: le macchine per insufflaggio possono infatti essere noleggiate e in questo caso la spesa può ridursi notevolmente, anche perché è possibile applicare la detrazione del 65%, sebbene solo per le spese materiali. Il lavoro prestato nei cosiddetti “lavori in economia”, infatti, non è ammesso all’ecobonus, come si legge in questa guida dell’Agenzia delle Entrate. Una detrazione forfettaria, anche minima, per chi fa da sé i lavori per l’efficienza energetica, forse sarebbe il caso di prevederla. Anche il fai da te applicato all’efficienza energetica, dopo tutto, contribuisce ad abbattere le emissioni di CO2.

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