Passare dallo scaldabagno a gas all’elettrico: come scegliere

La sostituzione dello scaldabagno a gas alla luce delle caratteristiche, vantaggi e svantaggi degli apparecchi a resistenza e in pompa di calore.

ADV
image_pdfimage_print

Se si deve sostituire un vecchio scaldabagno a gas quali alternative si possono valutare?

Nelle abitazioni con riscaldamento centralizzato, la “caldaietta” a gas serve soltanto per produrre l’acqua calda sanitaria e in caso di sostituzione per guasti o malfunzionamenti, conviene considerare anche le soluzioni elettriche: come vedremo, ci sono differenti tecnologie, ciascuna con pregi e difetti.

Il principale vantaggio del gas è la produzione pressoché istantanea di acqua calda senza limitazioni; di contro, bisogna prevedere un costo maggiore per l’acquisto e l’installazione, rispetto ai prodotti con resistenza elettrica (quelli in pompa di calore, come vedremo, costano di più ma possono accedere alle agevolazioni fiscali).

Inoltre, non è detto che per installare il nuovo scaldabagno a gas si possa utilizzare lo stesso foro esistente per lo scarico dei fumi; dipende dalle misure e caratteristiche del vecchio apparecchio rispetto ai modelli più recenti. Se si deve praticare un nuovo foro in parete, i costi aumentano; senza dimenticare che l’uso del gas richiede una serie di requisiti di sicurezza aggiuntivi, tra cui la corretta aerazione dei locali. Da sottolineare poi che, pur non essendoci un obbligo di legge per la prova fumi sugli scaldabagni a gas, è bene farli controllare annualmente.

Vediamo caratteristiche, vantaggi e svantaggi degli apparecchi elettrici a resistenza e in pompa di calore.

Caratteristiche degli scaldabagni elettrici

Gli scaldabagni elettrici si dividono sostanzialmente in due categorie: quelli con resistenza elettrica e quelli in pompa di calore.

Se lo spazio interno disponibile è limitato e/o l’utilizzo è saltuario, può convenire orientarsi su apparecchi che scaldano direttamente l’acqua con resistenze elettriche per effetto joule.

Quelli più recenti hanno prestazioni migliori dei classici boiler, grazie alla struttura a doppio serbatoio con due resistenze “a secco”, ossia protette da materiali isolanti per evitare il contatto diretto con l’acqua e conseguenti rischi di corrosione e accumulo di calcare.

La struttura a doppio serbatoio consente di velocizzare il tempo di riscaldamento (circa un paio d’ore per 80 litri, ipotizzando di accendere lo scaldabagno “da freddo”); in molti casi, basta poco meno di un’ora per poter fare la prima doccia calda.

Un vantaggio rilevante è dato dalle dimensioni contenute. Gli scaldabagni di capacità media (sugli 80 litri) possono avere una profondità inferiore ai 30 centimetri, sono alti circa un metro e larghi circa 50 centimetri. Inoltre, diversi modelli possono essere installati sia in orizzontale che in verticale (multi posizione).

Peraltro, è bene ricordare che la quantità d’acqua che si può ottenere a 40 °C è maggiore rispetto alla capacità nominale dell’apparecchio; ad esempio, un modello da 80 litri può fornire oltre 100 litri a quella temperatura, miscelando l’acqua fredda con quella immagazzinata nei serbatoi a circa 65 °C.

Da valutare poi la presenza di funzioni avanzate, come ad esempio connessione Wi-Fi per comandare lo scaldabagno a distanza, Boost per la massima produzione di acqua calda, funzione automatica anti-legionella, programma di auto-apprendimento, ossia la capacità del dispositivo di apprendere le abitudini quotidiane di utilizzo, in modo da ottimizzare la disponibilità di acqua calda nei diversi momenti della giornata e ridurre il consumo energetico.

Questi scaldabagni, di contro, non vanno oltre la classe B di efficienza energetica, con consumi annui intorno ai 1.200 kWh; pertanto, non possono accedere alle agevolazioni fiscali come il conto termico e l’ecobonus al 50%.

Quanto alla capacità, la scelta dipende dalla numerosità del nucleo familiare e dalle abitudini di utilizzo; per 2-3 persone possono bastare 80 litri, ma se lo spazio lo consente si potrebbe valutare una capacità maggiore, intorno ai 100 litri.

Infine, da valutare un eventuale aumento della potenza del contatore domestico, considerando che la potenza di uno scaldabagno elettrico di media capacità è pari a circa 1,5 kW; l’eventuale contemporaneità di utilizzo con altri dispositivi elettrici (elettrodomestici, climatizzatori, ecc.) potrebbe comportare distacchi più frequenti del contatore da 3,3 kW a causa di un eccessivo assorbimento di elettricità.

Quanto ai costi per prodotti di fascia medio-alta, comprensivi di installazione, come riferimento si può considerare intorno ai 600-700 euro “chiavi in mano”. Mentre per uno scaldabagno di analoga fascia in pompa di calore, bisogna prevedere una spesa totale che può triplicare, anche a causa delle opere murarie aggiuntive per le canalizzazioni (come vedremo tra poco).

Vantaggi della pompa di calore

Lo spazio interno disponibile può essere un elemento centrale nella scelta del tipo di scaldabagno: gli apparecchi in pompa di calore, infatti, sono generalmente molto più ingombranti.

Sono grossi cilindri alti più di un metro, con capacità di accumulo che possono arrivare a 200-250 litri; in commercio esistono sia unità “monoblocco” senza unità esterna, da installare a pavimento o a parete, sia modelli con unità esterna.

Lo scaldabagno preleva il calore dall’aria e lo cede all’acqua sanitaria, riscaldandola fino a circa 60 °C. Se si sceglie un prodotto monoblocco senza unità esterna, da installare all’interno dell’abitazione, occorre praticare due fori/canalizzazioni da 15-20 centimetri di diametro verso l’esterno su una parete perimetrale; un foro è necessario per aspirare l’aria dall’ambiente, l’altro invece serve per espellere l’aria fredda.

In particolari circostanze può essere sufficiente una sola canalizzazione per l’aspirazione dell’aria, se il sistema è installato in un locale tecnico dedicato, come ad esempio un garage o una cantina.

Altro aspetto da sapere: le unità monoblocco sono più rumorose, proprio perché integrano in un unico apparecchio tutti i componenti, compreso il compressore della pompa di calore.

Il principale vantaggio dello scaldabagno in pompa di calore è la sua efficienza, espressa dall’indicatore COP (Coefficiente di prestazione) che esprime il rapporto tra l’energia termica fornita (calore) e l’energia elettrica consumata.

Nei modelli più grandi in classe A+ si può arrivare a COP superiori a 3: in pratica, per ogni kWh elettrico assorbito, lo scaldacqua restituisce circa il triplo di energia termica (al contrario, negli apparecchi con resistenza elettrica tale rapporto è di circa 1:1).

Bisogna tenere presente che il tempo di riscaldamento dell’acqua è più lungo (diverse ore) rispetto agli scaldabagni a resistenza; per questo motivo, occorre prestare attenzione alla taglia dell’accumulo, valutando bene le proprie esigenze; se l’accumulo è sottodimensionato, il rischio è dover aspettare parecchio prima di avere nuova disponibilità d’acqua alla temperatura desiderata.

In linea generale, la pompa di calore “lavora” al suo meglio, raggiungendo COP anche superiori a 3, all’aumentare delle capacità nominali di accumulo; gli scaldabagni in pompa di calore di minori dimensioni, con serbatoi intorno ai 100 litri, hanno COP di poco superiori a 2 (classe A).

In ogni caso, questi apparecchi possono accedere agli incentivi fiscali, come il conto termico e l’ecobonus al 50%.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy