L’attacco Usa-Israele all’Iran e l’allargamento della guerra in Medio Oriente “stanno creando la più grande interruzione dell’approvvigionamento nella storia del mercato petrolifero globale”.
Lo scrive l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) nell’Oil Market Report pubblicato oggi, 12 marzo, all’indomani della decisione di rendere disponibili 400 milioni di barili provenienti dalle riserve di emergenza stoccate nei 32 Paesi membri.
Il direttore esecutivo della Iea, Fatih Birol, ha parlato ieri di un’azione collettiva di dimensioni “senza precedenti”; è la sesta volta, da quando è nata nel 1974, che l’Agenzia decide di rilasciare una determinata quota di greggio per fronteggiare una crisi petrolifera (era già successo nel 1991, 2005, 2011 e due volte nel 2022, ma sempre con portate inferiori).
Le scorte, evidenzia una nota, saranno immesse sul mercato in un arco temporale adeguato alle circostanze nazionali di ciascun Paese e saranno integrate da altre misure di emergenza da parte di alcuni governi. Si ricorda che i membri della Iea detengono stoccaggi di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili totali.
Nell’ambito di questo sforzo, si legge in un comunicato del dipartimento Usa dell’Energia, il presidente Trump ha autorizzato il rilascio di 172 milioni di barili dalla riserva petrolifera strategica, a partire dalla prossima settimana. Ci vorranno circa 120 giorni per la consegna, in base ai tassi di scarico previsti.
Gli impatti sui prezzi
Intanto, scrive Trading Economics nel summary di oggi sui mercati petroliferi, i “future” sul greggio WTI (West Texas Intermediate, il benchmark americano) hanno superato 95 dollari al barile, prima di ridurre i guadagni, segnando una seconda sessione consecutiva di rialzi.
Nel momento in cui si sta scrivendo, la quotazione si aggira sui 93 $ al barile, in crescita del 7% circa rispetto al giorno precedente. Nell’ultimo mese il prezzo del petrolio è aumentato del 47,6% ed è più alto del 39,49% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
L’indice Brent oggi ha superato 100 $ al barile per poi attestarsi intorno ai 98-99 dollari.
Si osserva, infatti, che “le persistenti preoccupazioni per la guerra in Iran hanno messo in ombra lo sblocco coordinato delle riserve petrolifere da parte delle principali economie”.
In particolare, si riferisce che l’Iraq ha interrotto le operazioni presso i suoi terminali dopo che due petroliere sono state colpite in acque irachene, evidenziando i maggiori rischi per l’approvvigionamento in Medio Oriente. Inoltre, lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso, con diverse navi commerciali colpite al largo delle coste iraniane. Ciò ha spinto i principali produttori mediorientali a ridurre significativamente l’output di greggio, riducendo ulteriormente l’offerta globale.
Gli analisti di Wood Mackenzie, in una nota del 9 marzo (quindi prima del rilascio delle scorte da parte dei membri Iea), ritengono che i prezzi possano certamente salire oltre 150 dollari al barile nelle prossime settimane, come nel 2022 (in termini reali), quando la Russia invase l’Ucraina, aggiungendo che “200 dollari al barile non sono fuori dalla portata delle possibilità nel 2026”.
Tornando all’Oil Market Report della Iea, vi si legge che i flussi di greggio e prodotti petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz sono in forte calo: da circa 20 milioni di barili giornalieri prima della guerra “a un rivolo” attuale, mentre la capacità per bypassare la cruciale via d’acqua rimane limitata.
Considerando poi che i Paesi del Golfo hanno ridotto la produzione totale di petrolio di almeno 10 milioni di barili giornalieri, “in assenza di una rapida ripresa dei flussi di trasporto marittimo, le perdite di approvvigionamento sono destinate ad aumentare”.
La Iea prevede che l’offerta globale di petrolio crollerà di 8 milioni di barili quotidiani a marzo, con le riduzioni in Medio Oriente parzialmente compensate dalla maggiore produzione dei Paesi non-OPEC+, come Kazakistan e Russia.
Con tutte le incertezze del caso, legate alla durata del conflitto, si stima che l’offerta petrolifera aumenterà in media di 1,1 milioni di barili/giorno nel 2026, trainata dai produttori non-OPEC+ secondo gli analisti. L’aumento dei prezzi del greggio e le prospettive più precarie per l’economia mondiale, aggiunge la Iea, “pongono ulteriori rischi per le previsioni”.
Quanto al consumo globale di oro nero, si stima un incremento pari a 640.000 barili giornalieri su base annua nel 2026 (210mila barili/giorno in meno rispetto al report del mese scorso).
Tensioni sui mercati del gas
Dall’Asia all’Europa, ci sono forti tensioni anche sui mercati del gas.
Trading Economics riporta che i “future” sul gas naturale europeo sono ulteriormente saliti oggi, raggiungendo 52 €/MWh, mentre la guerra in Medio Oriente continuava a interrompere le spedizioni di gas naturale liquefatto (Gnl) verso il nostro continente.
Il conflitto ha portato QatarEnergy a sospendere le operazioni presso i suoi impianti di Gnl, che rappresentano circa il 20% dell’approvvigionamento globale. Anche le esportazioni di Gnl dagli Emirati Arabi Uniti sono rimaste in gran parte bloccate.
In risposta, l’Ue ha iniziato a valutare misure per frenare l’aumento dei prezzi, incluso un potenziale tetto massimo, mentre i livelli di stoccaggio del gas nell’Ue sono attualmente inferiori al 30%, quasi il 20% in meno rispetto a un anno fa.
Mentre ieri (11 marzo), parlando al Senato in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha attaccato duramente l’Ets (Emissions Trading Scheme, il mercato Ue della CO2), chiedendone una revisione strutturale e nel frattempo una sospensione temporanea dalla sua applicazione al settore termoelettrico, finché i prezzi dei combustibili fossili si saranno stabilizzati a valori più bassi.
Le dichiarazioni di Pichetto alla Camera
Sempre ieri, nel question-time alla Camera dei Deputati, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha cercato di rassicurare sui possibili impatti negativi per il gas in Italia, correlati alla crisi geopolitica attuale e al conflitto iraniano.
Rispondendo a diverse interrogazioni (link in basso, da pag. 34 a pag. 44 del pdf), ha evidenziato che dalla task force europea convocata lo scorso 5 marzo non sono emersi immediati rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento.
Per il nostro Paese, ha precisato che “non si riscontrano attuali rischi” per le forniture energetiche, in ragione sia della politica di diversificazione attuata soprattutto con i rigassificatori sia grazie agli stoccaggi, che oggi sono sopra il 45%, il livello “più alto rispetto a quelli raggiunti dagli Stati membri europei”.
Pichetto ha poi annunciato che venerdì 13 marzo si riunirà il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio, che comprende i principali operatori della filiera del gas.
In tale sede, si discuterà se adottare “eventuali ulteriori misure di rafforzamento della sicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia, in particolare concernenti sia la campagna di riempimento degli stoccaggi di imminente inizio nel mese di aprile, sia la massimizzazione delle importazioni”.
Quanto alle iniziative per implementare la produzione di gas nazionale e la connessa misura del gas release, il ministro ha sottolineato che il decreto Bollette “introduce innovazioni decisive per garantire che il gas nazionale raggiunga effettivamente le imprese a prezzi competitivi”.
In particolare, si prevede la semplificazione con tempistiche certe del procedimento unico di autorizzazione, “che assorbe tutte le fasi di parte istruttoria e si applica anche nel caso di concessioni esistenti che riprendano la produzione per il meccanismo del gas release”.
Inoltre, una clausola specifica “impone agli aggregatori di trasferire il 100% dei benefici economici ai singoli clienti finali, consentendo il recupero dei soli costi operativi documentati”.
Pichetto poi ha ricordato che nel 2025 la produzione nazionale è risalita a circa 3,3 miliardi di metri cubi, “invertendo un trend pluriennale decrescente attraverso l’efficientamento di concessioni già attive e sicure”, mentre dall’implementazione del gas release si attende un incremento di gas annuale estratto per circa 600 milioni di mc”.
I numeri però restano marginali, considerando che nel 2025 l’Italia ha consumato poco più di 63 miliardi di metri cubi di gas. La produzione nazionale quindi vale poco più del 5% dei consumi totali. Le importazioni di Gnl dal Qatar valgono 5-6 miliardi di metri cubi/anno, pari al 25% dei consumi nazionali di Gnl e il 10-11% di quelli complessivi di gas.




























