Modificare il Pniec “per coordinare la tempistica della chiusura delle centrali a carbone con quella dell’avvio di nuovi impianti elettronucleari, indicando pertanto il 2038 come nuova data per il phase-out del carbone”.
Questo l’impegno contenuto in un ordine del giorno collegato al decreto legge ex Ilva, approvato ieri alla Camera con il via libera del governo.
L’odg, che porta la firma dei deputati di Azione Bonetti, Richetti, Rosato e Benzoni e di quelli di Forza Italia Battilocchio, D’Attis, Tenerini e Squeri, fa il paio con un secondo, promosso da deputati di Azione e sempre accolto anche dall’esecutivo, che impegna ad applicare i contratti a due vie alla produzione degli impianti idroelettrici in sede di rinnovo delle concessioni.
Rinvio al 2038
A oggi, quattro centrali a carbone sono tecnicamente attive in Italia, ma operano a una produzione trascurabile o nulla: nel primo semestre dal carbone sono venuti poco meno di 1,5 TWh di elettricità su una domanda di circa 152,5 TWh.
Stando al Pniec, entrambe le centrali continentali (Civitavecchia e Brindisi), che già non hanno prodotto nell’anno in corso, dovrebbero essere spente entro il 2025, mentre quelle in Sardegna (Sulcis e Fiume Santo) dovrebbero restare attive sino a che il Tyrrhenian Link, l’elettrodotto che collegherà l’isola al continente, non sarà completo, presumibilmente tra il 2027 e il 2029.
La decisione di eliminare gradualmente il carbone, peraltro, era stata presa nel 2017, con la Strategia energetica nazionale elaborata dal governo di allora, quando l’attuale leader di Azione, Carlo Calenda, era ministro dello Sviluppo economico.
Ora, come detto, l’odg di Azione e Forza Italia approvato dal governo impegna a spostare la data al 2038.
Contro lo smantellamento delle centrali a carbone nel 2025, ricordiamo, si era espresso nei mesi scorsi il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che aveva affermato che le centrali sarebbero rimaste in stand-by come risorsa strategica in caso di rincari dei prezzi del gas. Critiche al phase-out del carbone erano arrivate poi anche dalla Lega e dai vertici di Eni ed Enel.
In attesa del nucleare
L’ordine del giorno Azione-Forza Italia, come argomento, porta il fatto che la Germania ha ancora produzione a carbone (nel primo semestre 2025 circa 50 TWh) e spegnerà le centrali solo nel 2038.
Il Pniec italiano, vi si legge, oltre a prevedere il phase-out completo del carbone entro il 2025 ed entro il 2028 per la Sardegna, contempla anche l’ipotesi che nuovi reattori nucleari possano entrare in funzione a partire dal 2035.
Dunque, l’attesa del nucleare (che molti dubitano sarà mai realizzato in Italia) sarebbe la giustificazione per continuare a produrre con la fonte più climalterante, cioè il carbone.
Come spiega il deputato di Azione Matteo Richetti in un video diffuso sui social: “mantenendo in attività anche solo le centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi, si possono generare 30 TWh con costi di generazione contenuti e quindi in grado di ridurre il prezzo di acquisto da parte delle imprese”.
L’odg sull’idroelettrico
Il secondo ordine del giorno interviene sul tema delle concessioni idroelettriche.
In primis si impegna il governo a negoziare con l’Ue la possibilità di una riassegnazione delle concessioni al concessionario uscente a valore di mercato, a fronte di piani di investimento condivisi con le stesse amministrazioni concedenti.
Poi si chiede di introdurre una clausola che preveda l’applicazione di contratti a due vie per gli impianti superiori a 10 MW, con un prezzo di esercizio da calcolare partendo dalla media dei prezzi di mercato del periodo 2011-2020.
Per Azione, questo significherebbe “dimezzare il prezzo pagato dalle imprese per l’energia prodotta da fonte idroelettrica, portandolo a circa 60-70 euro al MWh”.
L’intesa con il governo e le critiche
“Abbiamo avuto una lunga interlocuzione con il governo e con Fratelli d’Italia per trovare una soluzione al fine di dare alle imprese che in Italia consumano circa 100 TWh di energia all’anno un prezzo che sia sganciato dal prezzo del gas”, ha dichiarato al Sole 24 Ore il leader di Azione, Carlo Calenda.
“Il favore del Governo a queste proposte impone di darvi un’attuazione tempestiva a beneficio del sistema economico nazionale”, si legge invece in una nota di Azione.
Tra le prime reazioni critiche quella del deputato M5s Enrico Cappelletti: “È chiaro che oggi l’Italia ha bisogno di abbassare le bollette, di investire in fonti energetiche sostenibili da un punto di vista ambientale e di aumentare il proprio livello di autonomia energetica. La scelta del nucleare non risponde a nessuna di queste tre fondamentali esigenze”.
“Non meno grave”, prosegue, l’odg accolto sul rinnovo delle concessioni idroelettriche, senza gara. “Stupisce che la proposta provenga da un’area politica che si definisce liberale e liberista, essendo di fatto antitetica sia all’una che all’altra. Evidentemente per Azione concorrenza e libero mercato vanno tutelati solo quando non vi sono di mezzo privilegi legati alle concessioni pubbliche”, commenta Cappelletti.
- L’odg sul carbone (pdf)
- L’odg sull’idroelettrico (pdf)



























