Tra i risultati più rilevanti del G7 che si è svolto a Londra non c’è solo l’intesa per un’imposta globale minima del 15% sulle grandi società, da applicare paese per paese: i ministri delle Finanze si sono anche accordati su diversi punti che riguardano gli investimenti verdi e i rischi climatici associati alle attività delle multinazionali.

Nella nota diffusa dal G7, infatti, una parte è interamente dedicata agli sforzi per affrontare il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

In particolare, i ministri delle Finanze si sono impegnati a inserire le valutazioni su clima e biodiversità nelle decisioni finanziarie.

I ministri, si legge nella nota, riconoscono la crescente richiesta da parte degli investitori di avere maggiori informazioni sugli impatti ambientali delle attività delle grandi imprese. Così il G7 ha previsto l’introduzione di un obbligo per le società di riportare le informazioni sui rischi climatici e finanziari in linea con le raccomandazioni della TCFD (Task Force on Climate-related Financial Disclosure).

In sostanza, l’obiettivo è portare le multinazionali a essere più chiare e trasparenti nel divulgare dati e informazioni sulle loro strategie di investimento e sulle politiche ambientali, soprattutto per quanto riguarda gli impegni a ridurre le emissioni di Co2 in modo da realizzare un sistema economico-energetico net-zero al 2050.

I ministri delle Finanze hanno poi ribadito l’impegno a mobilitare 100 miliardi di dollari/anno di risorse pubbliche e private da destinare alle economie emergenti, allo scopo di supportare la transizione energetica e gli investimenti in misure di mitigazione dei cambiamenti climatici.