Che senso ha un G7 in cui non si può parlare di cambiamento climatico?

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La crisi climatica esclusa dagli argomenti di discussione nel G7 in Francia per compiacere Trump. Protestano le associazioni ambientaliste. Intanto parte in Colombia un vertice con 50 Stati per l'eliminazione graduale delle fonti fossili.

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Le posizioni di Trump sul cambiamento climatico sono note e per questo l’argomento non verrà minimamente affrontato durante il G7 in corso in Francia, così da “proteggere l’unità del forum”.

Parole che provengono dall’ufficio della ministra francese della Transizione ecologica, Monique Barbut, che ha sottolineato come la riunione si concentrerà su “questioni meno controverse”, sollevando dubbi sull’effettivo senso di convocare i ministri dell’Ambiente e dell’Energia delle principali potenze globali costringendoli a non menzionare il climate change.

Le tesi del presidente Usa sono negazioniste, tesi dietro le quali il tycoon cela, neanche troppo velatamente, gli interessi delle compagnie fossili che hanno finanziato la sua campagna elettorale.

I nuovi permessi per le esplorazioni di idrocarburi, le nuove concessioni per le estrazioni fossili e le ambizioni di monopolio nel mercato del Gnl hanno sotterrato gli accordi internazionali presi negli anni dalle precedenti amministrazioni (Usa fuori dagli accordi sul clima: la scommessa perdente di Trump).

Gli Usa sono fuori dalla convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Unfccc), dal relativo organismo scientifico Ipcc creato nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dal programma ambientale dell’Onu (Unep).

Trump ha firmato anche l’abbandono dell’Irena, l’Agenzia internazionale per l’energia rinnovabile, e ha tagliato i ponti con l’Ief (International energy forum) cui partecipano 69 Paesi produttori e consumatori di energia tra i quali l’Italia che, in collaborazione con Aie e Opec, produce il database Jodi su petrolio e gas.

Sulla Iea invece non c’è stato uno strappo netto, almeno per ora, ma l’amministrazione Trump ha recentemente fatto valere il proprio peso politico ed economico (Washington contribuisce per il 14% dei finanziamenti con cui l’agenzia si sostiene) per indirizzarne l’agenda.

Protestano le associazioni

Al meeting, Francia, Italia, Canada, Giappone, Germania e Regno Unito hanno inviato i propri ministri dell’ambiente. Washington sarà invece rappresentata da Usha-Maria Turner, assistente amministrativa dell’Ufficio per gli affari internazionali presso l’Epa, l’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente.

In passato, questi Paesi, responsabili di un quarto delle emissioni globali, erano riusciti a compiere progressi sul fronte climatico. Nel 2022, ad esempio, si erano impegnati a decarbonizzare la “maggior parte” del loro settore energetico entro il 2035. Ma dal ritorno al potere di Trump, qualsiasi accordo comune sulle questioni climatiche è diventato impossibile.

L’ufficio di Barbut ha dichiarato che i partecipanti discuteranno di altri temi, come la conservazione degli oceani, i finanziamenti per la biodiversità e la desertificazione delle aree aride.

Gaia Febvre, rappresentante del gruppo di attivisti Climate Action Network, ha affermato all’Afp che “un G7 che si muove al ritmo degli Stati Uniti non può pretendere di rispondere alle crisi del secolo”. “Cedendo alle pressioni – ha aggiunto – indebolisce l’azione collettiva e rinuncia al suo potenziale ruolo guida”.

Fanny Petitbon, country manager della Ong 350.org, ha definito la scelta di non discutere il clima “assurda” e “ipocrita” parlando con Le Monde e ha criticato il fatto che, proprio nel pieno di una crisi energetica globale, il G7 eviti di affrontare esplicitamente l’uscita dai combustibili fossili.

In Colombia si parla di eliminazione delle fossili

Il vertice si svolge a ridosso dell’incontro che coinvolgerà circa 50 Paesi in Colombia per la prima conferenza globale dedicata all’eliminazione graduale dei combustibili fossili. A Santa Marta, dal 24 al 29 aprile, verranno posti sul tavolo tre argomenti principali:

  • superare la dipendenza economica dai combustibili fossili;
  • trasformare l’offerta e la domanda di energia;
  • promuovere la cooperazione internazionale e la diplomazia climatica.

Saranno però assenti Stati Uniti, Russia e due grandi emettitori come Cina e India.

Secondo un rapporto scientifico preliminare visionato da Carbon Brief, ai Paesi partecipanti al primo vertice sui combustibili fossili di questo tipo sarà chiesto di prendere in considerazione azioni concrete come “fermare ogni nuova espansione dei combustibili fossili” e “rifiutare il gas come combustibile di transizione”.

Meglio non parlare di energia: le altre questioni sul tavolo

Tornando al G7, la Francia sta promuovendo un’iniziativa per raccogliere finanziamenti pubblici e privati ​​destinati alla tutela della biodiversità e spera di ottenere il sostegno degli altri Paesi del forum. Il ministero di Barbut vorrebbe annunciare un finanziamento di 800 milioni di dollari per i parchi nazionali in circa 20 Paesi africani.

Sono previste altre sessioni, tra cui una sull’inquinamento idrico, mentre oggi è in programma anche una visita al bosco di Fontainebleau, a sud di Parigi, nell’ambito di un dibattito dedicato alle foreste.

Il vertice si propone inoltre di raggiungere una dichiarazione politica congiunta sulla desertificazione e la sicurezza, mentre le sessioni sugli oceani mireranno a rafforzare un’alleanza sulle aree marine protette.

Dalla Francia giungono intanto le dichiarazioni del titolare del Mase, Gilberto Pichetto Fratin, costretto allo slalom tra gli argomenti da trattare. Si è detto “soddisfatto” dell’istituzione di un’alleanza G7 sulle aree marine protette, che potrà agevolare il percorso di attuazione dell’accordo Bbnj (“Biodiversity Beyond National Jurisdiction”) sulla biodiversità marina delle aree al di là della giurisdizione nazionale, che “non può prescindere dal dialogo costante con le organizzazioni internazionali e regionali già attive in tale ambito”.

Il ministro ha poi affrontato il tema della lotta alla pesca illegale, rispetto alla quale “l’Italia ribadisce la ferma opposizione”, per “gli impatti devastanti sui nostri ecosistemi marini” e si è detto convinto “della necessità di rafforzare la consapevolezza politica in merito all’urgente attuazione di accordi e quadri normativi esistenti in materia”.

Tutte dichiarazioni che, nonostante tocchino temi comunque rilevanti, risaltano più per quanto non detto che per quanto affermato.

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